[Libano] Il dramma dei profughi iracheni nel Paese dei cedri: tra la prospettiva del carcere e quella del rimpatrio
di Massimiliano Frenza Maxia
La scorsa settimana Asia News, agenzia di stampa del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), ha riportato la denuncia HRW (Human Rights Watch), relativa alla triste condizione dei profughi iracheni presenti in Libano, fenomeno che ha avuto inizio a seguito dell’invasione americana dell’Iraq del 2003 e che è andato via via peggiorando, complice la crescente destabilizzazione del Paese mesopotamico.
HRW ha denunciato la politica di Beirut che rifiuta di concedere uno status giuridico, anche temporaneo, che dia legalità alla presenza di cittadini iracheni in Libano. I profughi iracheni sono così costretti nell’illegalità e quindi nell’impossibilità sostanziale di trovare lavoro o mandare i figli a scuola. A questi individui le autorità libanesi propongono sostanzialmente due “non scelte”, la prigione o il rimpatrio in Iraq, dove li attende la morte. Dall’altro lato c’è il governo iracheno che, nella persona del ministro per l’Immigrazione Abdul-Samad, ammette di non essere in grado di gestire un massiccio flusso migratorio di ritorno.
[Iraq] Sondaggio Bbc: "l'85% degli abitanti di Bassora contestano la presenza dell'esercito britannico"
Oltre l'85 per cento degli abitanti della città meridionale irachena di Bassora ritiene che la presenza delle truppe britanniche abbia avuto un effetto negativo sulla provincia dal 2003. A rivelarlo è un sondaggio realizzato dalla Opinion Research Business (ORB) per conto di «BBC Newsnight» su un campione di 922 persone tra il 3 e l'8 dicembre.
[Iraq] Almeno 100 casi di colera a Baghdad
Baghdad si trova di fronte a una possibile «catastrofe» con i casi di colera che nelle ultime tre settimane sono aumentati rapidamente fino ad arrivare a più di cento. La paura crescente - scrive oggi il Guardian - è che le precarie condizioni sanitarie e l'imminente stagione delle piogge possano generare un'epidemia. Due ragazzi di un orfanotrofio sono morti e sei altri ragazzini hanno contratto la malattia, secondo quanto ha reso noto dal governo iracheno. «A Baghdad è una catastrofe», ha commentato un funzionario.
[Iraq] L'arcivescovo di Canterbury: "imperialismo Usa peggiore di quello britannico"
L'arcivescovo di Canterbury, il capo spirituale della Chiesa anglicana, ha sferrato un duro attacco agli Stati Uniti, affermando che l'imperialismo americano mostrato in Iraq è addirittura peggiore di quello che veniva praticato dall'impero britannico. Parlando in un'intervista alla rivista islamica Emel, Rowan Williams ha spiegato che Londra, ai tempi dell'impero, metteva energia e risorse per tentare di «normalizzare» le terre conquistate.
[Iraq] Murales contro il cemento armato, dipingere per elaborare il presente e sperare nel futuro
Giovani artisti iracheni, desiderosi di dare una speranza attraverso l'arte ai loro connazionali in un Paese distrutto dalla guerra, hanno iniziato a dipingere le barriere in cemento armato di Baghdad. Sui muri di protezione di zone residenziali e commerciali, una volta tristemente grigi, oggi si possono ammirare splendidi murales, che ricordano i momenti più importanti della storia del Paese.
[Iraq] Immunità per gli assassini mercenari della Blackwater
Accusati di numerose, efferate violenze e omicidi. Incapaci e poco vogliosi di controllare, analizzare, valutare situazioni e contesti, insomma nel dubbio hanno sempre preferito uccidere. L' "incidente" più grave è la strage del 16 settembre a Bagdad, dove 17 persone, tra le quali un bambino di nove anni sono stati ammazzati. Ma loro, i mercenari della Blackwater non dovranno risponderne: gli investigatori del Dipartimento di Stato americano hanno offerto loro l'immunità proprio in merito all'inchiesta sulla morte dei 17 iracheni.
[Iraq-Sir] Talabani: "Le affermazioni di Bashar al- Assad sono pericolose e contrarie allo spirito della solidarietà araba"
«Un pericoloso attraversamento della linea rossa». Lo ha detto il presidente iracheno, il curdo Jalal Talabani, commentando il sostegno espresso tre giorni fa alla Turchia dal presidente siriano, Bashar al-Assad, riguardo a un ipotetico intervento militare contro i ribelli curdi del Pkk rifugiatisi nel nord dell'Iraq. In una intervista al quotidiano arabo "Asharq al Awsat", Talabani sottolinea che "le affermazioni del presidente Assad sono pericolose e vanno in senso contrario allo spirito della solidarietà araba".
[Iraq] Curdi in piazza contro le azioni militari della Turchia sul territorio iraqeno
Migliaia di curdi sono scesi oggi in piazza nel nord dell'Iraq per protestare contro il voto del Parlamento di Ankara, che ha autorizzato incursioni militari nel Kurdistan iracheno contro le basi del Pkk. Secondo quanto riferito dai media locali, circa cinquemila persone, uomini e donne, leader politici e cittadini comuni, si sono riunite davanti agli uffici delle Nazioni Unite a Dahuk, città al confine con la Turchia, per manifestare il loro dissenso, sventolando bandiere del Kurdistan e intonando slogan a sostegno dell'identità curda.
[Iraq] Al Qaida promette vendetta per la morte di Abu Osama al Tunisi
«Annunciamo a tutta la comunità islamica e ai mujahidin la morte del capo Abu Osama al-Tunisi». È con queste parole che inizia il comunicato diffuso stanotte sul Web dallo 'Stato islamico irachenò, sigla dietro la quale si cela al-Qaeda. Scopo di questo documento è quello di confermare una notizia diffusa già venerdì scorso dal Pentagono secondo cui il 25 settembre le forze della coalizione hanno ucciso in un attacco aereo quello che viene considerato il successore di Abu Ayub al-Masri alla guida del gruppo terroristico.
[Iraq] La Rice contraria alla spartizione del paese
Il segretario di stato americano Condoleezza Rice si è detta contraria a qualsiasi spartizione dell'Iraq, come ha proposto una risoluzione votata recentemente dal Senato americano, in un'intervista al quotidiano New York Post. Giudicando un'ipotesi del genere «un vero errore» Rice ha aggiunto che «la decentralizzazione e il federalismo figurano nella Costituzione irachena...ma non si può fare una spartizione, non ci sono enclave etniche... e il popolo iracheno non lo vuole».


