[Siria] 130 siti web oscurati dal regime
Sono più di 130 i siti internet «oscurati» dalle autorità siriane perchè considerati «lesivi dell'immagine del paese». Lo ha riferito oggi il portale di notizie Akhbar ash-Sharq (Notizie del Levante), vicino al movimento dei Fratelli musulmani siriani, formazione illegale dal 1980. Secondo il portale, «solo nelle ultime settimane tre nuovi siti internet, con domini locali o stranieri, sono stati oscurati» dalla Società informatica siriana (Sis), azienda di Stato fondata nel 1997 per gestire il mercato nazionale di Internet.
[Egitto] Tre giornalisti condannati a due anni di carcere
Tre giornalisti egiziani sono stati condannati oggi a due anni di carcere per «oltraggio alla giustizia» in articoli pubblicati all'inizio dell'anno. Lo riferiscono all'ANSA fonti del sindacato dei giornalisti. Anwar al Hawari, direttore del quotidiano d'opposizione al Wafd, e due suoi giornalisti, Mahmud Ghallab e Amir Othman, sono stati riconosciuti colpevoli di aver pubblicato notizie che hanno minato il prestigio della giustizia e del ministero della Giustizia.
[Palestina] Fermate la guerra agli internet point
Un'altra guerra è in corso a Gaza oltre a quella che si fanno i miliziani di Al-Fatah e Hamas, i due principali partiti palestinesi. Da alcune settimane membri di un gruppo integralista finora sconosciuto, le "Giuste Spade dell'Islam", hanno devastato una quindicina di internet cafè nel capoluogo Gaza city e nel resto della Striscia perchè "colpevoli" di favorire l'influenza occidentale sui giovani palestinesi e di diffondere la pornografia. Non solo, ma hanno anche inviato un avvertimento alle donne: dovranno vestirsi secondo i canoni islamici, quindi velate e con un abito tradizionale largo e lungo, altrimenti diventeranno bersaglio di attacchi.
[Palestina] Gaza: sequestrato speaker della radio palestinese al-Hurrya
Un annunciatore dell'emittente palestinese Radio al-Hurrya e' stato sequestrato stamane nel suo ufficio di Gaza da uomini armati. Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Maan.
Negli ambienti giornalistici di Gaza si afferma che la prima ipotesi e' che il sequestro sia avvenuto nel contesto di un
dissidio fra clan familiari rivali, anche se destano preoccupazione altri episodi analoghi avvenuti nei giorni scorsi.
La settimana scorsa a Khan Yunes (Gaza) miliziani armati hanno attaccato la sede locale dell'agenzia di stampa Wafa, arrecando danni materiali mentre ieri a Nablus (Cisgiordania) sconosciuti hanno dato alle fiamme tutte le copie appena arrivate da Gerusalemme del quotidiano al-Quds.
[Libano] Uccisa giornalista, è la prima vittima dei media dall'inizio del conflitto
Il suo nome dovrebbe indurre pensieri di sacralita', ma il villaggio meridionale di Qana rischia invece di diventare infausto: una fotografa libanese e' stata uccisa durante un bombardamento israeliano vicino ad un punto in cui piu' di 100 civili libanesi persero la vita in circostanze analoghe 10 anni fa.
Che si tratti o no della stessa Qana in cui Gesu' Cristo fece il suo primo miracolo trasformando l' acqua in vino per le celebri nozze, adesso il rosso e' l' unico colore ad essere associato a quel villaggio, da quando Israele lancio' il blitz navale e aereo intitolato 'Furore' per far andar via Hezbollah nel 1996.
[Israele] Giornalisti israeliani escono dalla Federazione internazionale dei giornalisti per il caso al Manar
Un gruppo di giornalisti israeliani si sono dimessi della Federazione internazionale dei giornalisti, dopo che il segretario generale dell'organizzazione, Aiden White, ha rifiutato di ritirare la sua condanna al bombardamento dell'emittente televisiva di Hezbollah, Al-Manar, da parte delle forze di difesa israeliane. White ha proposto ai reporter il suo viaggio in Israele per mettere fine alla questione, ma questsapere che finchè non ritirerà la condanna la sua presenza nel paese non sarà gradita.
Le forze israeliane hanno attaccato la stazione televisiva di Hezbollah poco dopo l'inizio dell'offensiva in Libano, iniziata la settimana scorsa. In quell'occasione White aveva dichiarato che l'attacco era «la chiara dimostrazione di come Israele utilizzi la politica della violenza per mettere a tacere i media dissidenti». I membri israeliani della Ifj hanno chiesto che la condanna venisse immediatamente ritirata e il perchè non avessero espresso lo stesso sdegno quando le truppe Hezbollah hanno aperto il fuoco sulla televisione Al-Jazeera. Quando il segretario della Ifj ha rifiutato di tornare sui suoi passi i sei membri della federazione hanno rassegnato le loro dimissioni.
[Israele] La polizia israeliana intrapende intimidazioni verso la troupe di al Jazeera
La polizia israeliana ha arrestato per la terza volta nel giro di 24 ore membri della troupe di "Al Jazeera" che, in Israele, si collega in diretta tv dai luoghi colpiti dai razzi Hezbollah. Lo riferiscono i media israeliani.
Nel villaggio di Kfar Yasif, in Alta Galilea, è stato fermato il manager del canale satellitare qatariota Walid Al Omri, già arrestato una prima volta ieri, in quanto sospettato, secondo la versione ufficiale, di sostenere gli estremisti libanesi.
Sempre oggi è stato fermato e interrogato il corrispondente di "Al Jazeera" Elias Karam, insieme agli operatori, ad Acre.
[Egitto] Associazioni civili contro Mubarak per i giornalisti in carcere
Nuova sentenza di incarcerazione ai danni di un giornalista in Egitto nonostante le proteste delle associazioni civili. È stata infatti confermata ieri la sentenza di un anno di carcere nei confronti del giornalista Abdel Nasser El-Zoheiry del quotidiano indipendente 'Al-Masry Al-Youm' condannato per diffamazione nei confronti del ministro dell'Edilizia. Insieme ad altri due redattori della stessa testata nel 2004 Zoheiry aveva pubblicato un articolo nel quale si sosteneva che la polizia aveva perquisito l'abitazione dell'allora ministro nell'ambito di un'inchiesta per corruzione. I tre avevano definito 'a rischiò la posizione del ministro.
[Palestina] Hamas apre a Gaza un canale televisivo
La probabile uscita di scena del "grande nemico" Ariel Sharon non rallenta i preparativi di Hamas in vista della grande sfida elettorale delle politiche palestinesi del 25 gennaio con il partito Al Fatah del presidente Abu Mazen. Il movimento integralista ha lanciato la notte scorsa le trasmissioni test di una emittente televisiva, Al Aqsa, che dovrà contribuire alla campagna di Hamas in vista delle politiche. Al Aqsa, che trasmette dalla Striscia di Gaza, è la prima emittente privata palestinese. L'avvio delle trasmissioni - con la lettura di versetti del Corano - ha suscitato stupore al ministero delle comunicazioni dell'Anp. Secondo un funzionario del ministero Hamas non ha chiesto la necessaria licenza prima di andare in onda. Nei prossimi giorni dovrebbero partire i programmi d'informazione e di comunicazione politica. Le elezioni legislative del 25 gennaio sono le prime cui partecipi il movimento integralista, che si dichiara per la distruzione dello stato di Israele. Secondo informazioni pubblicate dalla stampa saudita Hamas starebbe preparando anche il lancio di un canale Tv via satellite, che avrebbe sede a Dubai. Stando al dirigente del movimento integralista Ismail Hania, tuttavia, l'operazione avrebbe subito ritardi a causa di difficoltà economiche e di contingenze locali e regionali.
[Media] La politica del linguaggio: escalation o “rappresaglia�
James Patras*
E' piuttosto comune leggere ogni giorno nei più prestigiosi giornali (Financial Times, New York Times, London Times, Washington Post) di ‘rappresaglia’ israeliana. Il reportage menziona frequentemente un attacco palestinese contro un insediamento coloniale in Cisgiordania o contro la popolazione urbana in Israele. L’attacco e la reazione ad esso sono sempre collocate in una cornice temporale limitata. L’azione palestinese è sempre presentata come il momento iniziale e l’attacco militare israeliano viene sempre descritto come una risposta o una ‘rappresaglia’ e quindi ‘giustificabile’, presumibilmente una forma di azione difensiva.


