[Media] Se i giornalisti chiamano le colonie "insediamenti"
di Robert Fisk

Mi sono accorto per la prima volta dell'enorme pressione sui giornalisti americani in Medio Oriente qualche anno fa, quando mi sono recato a salutare un collega del Boston Globe. Gli ho espresso il mio rammarico che stesse lasciando una regione in cui aveva chiaramente amato fare l'inviato. Potevo risparmiarmi il dispiacere per qualcun altro, mi disse. Una delle gioie della partenza era che non avrebbe più dovuto alterare la verità per accontentare i lettori più sbraitanti del suo giornale.“ Ero solito appellare il partito israeliano del Likud come ‘di destra' – mi ha dettoâ€. “Ma, di recente, i miei redattori mi hanno detto di non usare quella frase. Un sacco di nostri lettori protestavano. E allora, adesso come fate? ho chiesto. “Non lo definiamo più di destraâ€. Caspita. Sapevo che quei lettori erano visti dal suo giornale come amici di Israele, ma sapevo pure che il Likud sotto Benjamin Netanyahu era di destra come non mai.
[Palestina] Giornalista al-Jazeera picchiato e fermato dall'IDF ad un presidio contro il muro
Un cameraman della emittente araba Al-Jazeera sarebbe stato picchiato e poi arrestato oggi dall'esercito israeliano mentre filmava gli scontri fra le forze dell'ordine e una quarantina di dimostranti, israeliani e palestinesi, nei pressi del villaggio di Bilin, in Cisgiordania. In questa zona da qualche mese a questa parte, tutti i venerdì, decine di attivisti si riuniscono per protestare contro la confisca dei terreni palestinesi, espropriati dalle autorità per realizzare il muro di separazione fra Israele e i Territori Occupati. Nel caso di Bilin, diversamente da quanto avvenuto in altre situazioni simili, l'Alta Corte di Giustizia israeliana ha deciso di non bloccare i lavori.
[Iraq] Novecentotrentasei giorni senza notizie
di Paola Mirenda per OsservatorioIraq
Ogni giorno, per 936 giorni, il settimanale francese Nouvel Observateur ha pubblicato sul suo sito web lo stesso identico articolo.
"936 giorni senza notizie di Fréd Nérac" è l'ultimo, apparso ieri.
Da allora, le notizie ci sono state, ma non quelle che ci si attendeva.
Il Ministero degli Esteri francese, a conclusione di una sua inchiesta, ha informato Fabienne Nérac, la compagna di Fréd, che il giornalista è morto, probabilmente a causa di "un conflitto a fuoco tra iracheni e forze statunitensi".
[Italia] Lapsus d'autore, per Gigi Moncalvo Raffaele Ciriello è stato ucciso dal fascismo
Gigi Moncalvo, 55 anni, capostruttura di Raidue, è giornalista professionista dal 1976, oggi conduttore di "confronti", nell'elencare i giornalisti italiani morti per difendere la libertà di stampa ricorda Raffaele Ciriello come giornalista "vittima degli anni bui del fascismo". Raffaele è invece stato ucciso il 13 marzo del 2002 nella città di Ramallah dal fuoco israeliano durante l'assedio nei territori occupati palestinesi.
Conoscendo la brillante carriera di Gigi Moncalvo, ha lavorato al "Corriere della Sera" come capo della redazione spettacoli e tv, al "Giorno" come inviato speciale, nelle tre reti televisive del gruppo Fininvest per reportage, documentari e trasmissioni giornalistiche (tra gli altri il primo speciale dall'interno della centrale nucleare di Chernobyl), consideriamo la svista come un lapsus freudiano.
[Siria] La famiglia di Kanaan potrebbe intraprendere una azione legale contro i media libanesi
Il procuratore capo di Damasco Muhammad al-Lawji ha affermato oggi in una conferenza stampa che la famiglia dell'ex ministro degli Interni Ghazi Kanaan, suicidatosi due giorni fa nel suo ufficio, potrebbe far causa ai media libanesi ed alla Commissione d'inchiesta internazionale che indaga sull'omicidio dell'ex premier libanese Rafiq al-Hariri per le campagne di diffamazione e per le allusioni rivolte nei confronti del loro congiunto. «La famiglia, ma anche lo stato, hanno il diritto di far causa a chi vogliono per aver diffamato il ministro degli Interni», ha detto Lawji. Tuttavia, diversi responsabili siriani avrebbero consigliato ai familiari dell'ex ministro di essere prudenti e di non prendere decisioni affrettate. Le voci su una possibile azione legale erano state rilanciate dal giornale libanese 'Al-Diyar', diretto dal giornalista vicino alla Siria Charles Ayyub, uno di coloro ai quali è stato revocato il segreto bancario sui propri conti nel quadro delle indagini sull'omicidio di Hariri.Anche il ministro siriano degli Esteri Faruq al-Sharaa ha accusato «alcuni media arabi» e «la Commissione d'inchiesta per le indiscrezioni fatte trapelare» di aver contribuito alla morte di Kanaan, sottolineando che «le parole uccidono come una pallottola».La tv satellitare libanese 'New TV' aveva trasmesso il giorno prima del suicidio di Kanaan un reportage secondo il quale l'ex ministro avrebbe mostrato alla Commissione d'inchiesta «una scatola piena di carte ed assegni bancari», rivelandole in questo modo di essere stato coinvolto in questioni di corruzione in Libano.
[Turchia] Giornalista armeno condannato per "offesa all'identità turca"
Il giornalista di origine armena, ma di cittadinanza turca, Hrant Dink, è stato condannato a sei mesi di reclusione, con la condizionale, da un tribunale turco in base ad una legge che punisce «le offese all'identità turca» per alcuni articoli sulla sua rivista bilingue turco-armena Agos sulla memoria del «genocidio degli armeni» del 1915-16. Il giornalista ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione ed alla Corte europea dei diritti umani contro la sentenza che ripropone il problema della persistenza nel codice penale turco di norme che criminalizzano le opinioni, come avviene nel caso dello scrittore turco Orhan Pamuk che sarà processato nei prossimi mesi solo per avere dichiarato che «un milione di armeni furono uccisi» all'epoca degli ultimi governi ottomani.
[Media] Al Jazeera strappa alla Bbc David Forst
Nuovo colpo per 'Al-Jazeera International', il canale satellitare all-news in lingua inglese che vedrà la luce nella primavera del 2006. A quanto riferisce oggi il 'Guardian' di Londra, dopo mesi di trattative la futura rete sorella della controversa emittente del Qatar è riuscita ad arruolare il noto presentatore britannico David Frost, veterano della Bbc e l'unico giornalista al mondo ad aver intervistato gli ultimi sette presidenti americani e sei primi ministri britannici. Su 'Al-Jazeera International', Frost - che ha fatto storia negli anni '60 con il suo innovativo show satirico 'That Was the Week that Was' - condurrà in diretta un programma settimanale di attualità realizzato dalla casa di produzione di cui è titolare, la 'Paradine Productions'. Una scelta ragionata, tesa a garantire la piena autonomia della trasmissione, anche se - ha assicurato il conduttore 66enne - i vertici di 'Al-Jazeera International' (per la stragrande maggioranza di nazionalità britannica ed ex pezzi grossi non solo della Bbc, ma anche di Itn e Sky News), hanno dato carta bianca al nuovo acquisto e avrebbero persino insistito per inserire una clausola nel contratto che promette la più totale libertà editoriale. La nuova emittente in lingua inglese trasmetterà da Londra, Doha, Washington e Kuala Lumpur: ognuno di questi centri avrà a disposizione quattro ore di programmazione, tranne Doha che ne occuperà 12.
[Iraq] Reporter a rischio
di Rory Carroll per The Guardian
Secondo i giornalisti che lavorano a Baghdad, i recenti episodi di uccisioni e ferimenti che hanno coinvolto diversi di loro sono la prova che i soldati americani sono ormai fuori controllo. Per questo i media stranieri hanno iniziato a organizzarsi, con l’intenzione di fare lobbying presso le forze armate Usa e il Dipartimento di Stato.
Era un incarico di routine, che, come troppi in Iraq, è andato a finire male. Avendo ricevuto una dritta che c’era stato uno scontro poliziotti e uomini armati nella parte ovest di Baghdad, l’agenzia Reuters aveva inviato sul posto Haider Kadhem, un cameraman, e Walid Khaled, un fonico. Mentre la loro macchina stava percorrendo il ponte di Ghaziliya, alcuni soldati americani aprirono il fuoco, colpendo Khaled al volto e al torace, uccidendolo sul colpo e macchiando di sangue gli accrediti stampa delle forze armate Usa e della Reuters attaccati sulla sua camicia.
[Libano] al Manar, la TV messa al bando
di Naoki Tomasini di peacereporter
Televisione bandita.
Il 14 dicembre la Francia decideva di mettere al bando al Manar, la tv satellitare collegata al partito sciita libanese dell’Hizbollah. Una decisione presa dopo le accuse di propaganda antisemita mosse loro dal Conseil Audiovisuelle Francais (CSA). Pochi giorni dopo, il 17 dicembre, una decisione dello stesso segno è stata presa anche dagli Usa, che hanno inserito la stazione televisiva nella lista nera delle organizzazioni terroristiche per avere “incitato alle attività terroristeâ€. Al Manar trasmette in Libano dal 2000, dal ritiro delle truppe israeliane dal sud del Paese e l’affermazione di Hizbollah come partito politico.
Senza essere direttamente un organo di partito, la tv censurata ha spesso celebrato le imprese militari dell’organizzazione spalleggiata da Iran e Siria, avallando con ciò l’idea stessa di resistenza combattente. Oltre a ciò la rete ha in palinsesto alcune fiction che hanno sollevato molte critiche per le tematiche politiche e l'uso di un registro simile alla propaganda antisemita di inizio '900.
Errare è umano, perseverare è Claudio Pagliara!
In data 16 maggio 2005, durante il telegiornale di Rai Due delle ore 20.30, l’inviato della Rai da Gerusalemme, Claudio Pagliara, nel suo servizio riguardante la visita del calciatore Ronaldo ai Territori Palestinesi, ha definito Ramallah come “capitale palestineseâ€.
Questa errata terminologia sottende ad una posizione politica che, in violazione di numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, vuole che Gerusalemme sia considerata come capitale “unica, eterna ed indivisibile†dello Stato d’Israele.
E’ necessario ricordare che, secondo le risoluzioni ONU, in particolar modo la risoluzione 252 del Consiglio di Sicurezza, secondo la comunità internazionale intera, non ultimi gli Stati firmatari delle Convenzioni di Ginevra del 1949, e secondo la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, Gerusalemme Est è considerata territorio occupato.


