di Alessandro Di Rienzo

Un rapporto dell'Amministrazione delle Forze di Difesa di Israele comunica che colonie e coloni sono aumentati in Cisgiordania da gennaio di quest'anno. + 2,3% per oltre 300mila coloni. La comunicazione avviene nel giorno in cui George Mitchell torna a chiedere una sorta di disimpegno anche nella West Bank. Cresce intanto l'insofferenza degli israeliani verso Barack Obama. “No al diktat degli Stati Uniti” è lo slogan usato in una manifestazione di coloni la scorsa notte; e il New York Time pubblica editoriali presi da Haaretz dal titolo: “Why Won’t Obama Talk to Israel?”.

Il dato particolare, ma allo stesso tempo maggiormente significativo, è che le agenzie di stampa internazionali non riferiscono più di manifestazione di gruppi islamisti, oltre che considerati fondamentalisti, contro l'amministra Usa. Oggi dalla Cisgiordania arriva la notizia di una manifestazione di coloni israeliani che contestano l'attuale inquilino della Casa Bianca Barack Hussein Obama con cartelli con su scritto: “No al diktat degli Stati Uniti”. La manifestazione di estremisti israeliani è in concomitanza con la visita di George Mitchell, emissario del presidente americano Barack Obama per il Medio Oriente, nello stato ebraico. La richiesta proveniente con insistenza dagli Usa di un congelamento della colonizzazione ebraica in Cisgiordania è stata discussa oggi a Gerusalemme durante un incontro con il premier israeliano Benyamin Netanyahu. A quanto riferisce la radio militare dello stato ebraico il premier Netanyahu non esclude un congelamento di tre mesi della crescita degli avamposti al quale, a suo parere, i Paesi arabi dovrebbero replicare con gesti concreti e tangibili di distensione nei confronti di Israele. Nella nottata decine di coloni hanno improvvisato in Cisgiordania undici ulteriori avamposti illegali. L'azione dei coloni è da interpretare come un ulteriore gesto di protesta contro le pressioni diplomatiche statunitensi. Una certa insofferenza è avvertita anche dall'intellihghenzia ebraica in Usa. Quotidiani progressisti, come il New York Times, hanno riproposto editoriali apparsi prima su Hareetz dall'inequivocabile titolo: “Why Won’t Obama Talk to Israel?”. «Nel suo tour mondiale e di apparizioni televisive, il Presidente Obama ha parlato agli arabi, ai musulmani, agli iraniani, agli europei occidentali, agli europei orientali, a russi e africani. Le sue parole hanno suscitato emozioni e sono state ben accolte ovunque», scrive Aluf Benn, quarantenne editorialista. «Ma egli non ha la briga di parlare direttamente con gli israeliani», lamenta Aluf Benn, portando in secondo piano sulla stampa Usa il dato di come dall'inizio del 2009 le colonie israeliane in Cisgiordania, come la popolazione di coloni, siano aumentate. A quanto riportano oggi emittenti televisive locali i soldati israeliani hanno isolato l'area in cui doveva sorgere un ennesimo avamposto vicino a Hebron (al Khalil il nome della cittadina per gli arabi, 120mila abitanti palestinesi per 7mila coloni assiepati sulla collina sopra la città vecchia). Secondo una relazione dell'Amministrazione delle Forze di Difesa di Israele sono più di 300 mila gli israeliani che vivono in insediamenti ebraici in Cisgiordania. Una cifra superiore del 2,3 percento rispetto gennaio di quest'anno. La maggior parte di questa crescita si è verificata nelle comunità religiose. Obama parlerà poco agli israeliani, ma questi fanno orecchie di mercante alle richieste Usa.