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[Palestina] Gaza: né stato né confini


gazaegittoMigliaia di palestinesi della Striscia di Gaza sono entrati in Egitto dal valico di Rafah, dopo che nella notte militanti mascherati hanno fatto esplodere diverse sezioni del muro di confine. La folla si è precipitata a comprare cibo, medicine, sigarette e carburante per far poi ritorno nella Striscia. Le guardie egiziane di frontiera e la polizia di Hamas non sono intervenute. Una sessantina di persone erano rimaste ferite ieri a Rafah quando la folla aveva tentato di superare il confine e le guardie egiziane l'avevano respinta con l'aiuto d'idranti. Israele ha completamente chiuso il confine con Gaza a partire da venerdì nell'ambito delle azioni per contrastare il lancio di missili Qassam verso la città di Sderot. Ieri sono stati fatti passare alcuni rifornimenti di carburante e medicinali.

Molti dei 14 km di frontiera tra Egitto e la striscia di Gaza - da cui nella notte sono penetrati in Egitto migliaia di palestinesi in cerca di provviste e carburante a causa della penuria per il blocco imposto da Israele - sono stati distrutti da bulldozer e cariche esplosive. Lo ha detto oggi una fonte dei servizi di sicurezza egiziani secondo la quale sono state udite numerose detonazioni lungo la linea detta 'Filadelfià tra il Mediterraneo e il sud della Striscia. Almeno 2000 agenti delle forze di sicurezza egiziane erano stai dispiegati al confine ma durante lo sfondamento da parte dei palestinesi non sono intervenuti. La polizia egiziana tuttavia ha stabilito dei posti di blocco agli accessi di Rafah, in particolare sulla strada principale che conduce a el-Arich, la principale città del Sinai del Nord. «Raggiungono Rafah a piedi e fanno provvista di cibo, carburante e sigarette, poi tornano nella Striscia», ha detto un responsabile egiziano. Rafah è situata a cavallo della frontiera tra Gaza ed Egitto. Ieri nel corso di una manifestazione organizzata da Hamas - che controlla la Striscia di Gaza dal giugno del 2006 - organizzata per protestare contro il blocco imposto da Israele vi erano stati scambi di arma da fuoco e quattro palestinesi e una guardia egiziana erano rimasti feriti.

[Palestina] Un passaporto palestinese per Daniel Baremboin

bandierelegateUno Stato di Palestina non è ancora nato formalmente. Ma il direttore d'orchestra israelo-argentino Daniel Baremboin ha ricevuto la cittadinanza onoraria palestinese in riconoscimento del suo lavoro a favore della pace fra israeliani e palestinesi. La notizia è stata annnunciata durante il concerto diretto ieri sera da Baremboim a Ramallah, in Cisgiordania. «Accetto un passaporto palestinese che terrà con quello israeliano». Ad annunciarlo è stato lo stesso artista, a conclusione di un applaudito concerto ieri sera a Ramallah. «Ricevere questo passaporto - ha detto - è per me un grande onore. L' ho accettato perchè sono convinto che i destini del popolo israeliano e di quello palestinese siano legati in modo inestricabile». «Noi - ha continuato - siamo benedetti, o condannati, a vivere insieme. Io preferisco essere benedetto». L'ex ministro dell'informazione palestinese Mustafa Barghuti ha detto all'Ansa che «il passaporto è stato emesso più di sei mesi fa dal governo del quale facevo parte e il maestro già allora ci aveva detto che lo avrebbe accettato». Di quell'esecutivo, poi sciolto nel giugno del 2007 dal presidente dell' Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmud Abbas) faceva parte anche il movimento integralista islamico Hamas. Da anni il maestro è impegnato nel tentativo di promuovere la pace tra israeliani e palestinesi attraverso la musica classica.

[Afghanistan] Origliando la lingua farsi sulla strada per Ghazni

ghanzi di Ghitano al-yamani

Ho letto molto sull’Afghanistan, ho letto dell’immenso patrimonio artistico e archeologico, dei preziosi tappeti ma soprattutto della generosa ospitalità della sua gente. Delle persone sempre pronte ad accogliere un viaggiatore che si avvicina al loro mondo. E quasi per caso mi capita in mano una guida della Lonley Planet che non immaginavo potesse esistere, intitolata Afghanistan. La prendo, la sfoglio e senza pensarci la compero. Le immagini dei bambini sorridenti che fanatici si mostrano al fotografo mi rapiscono e mi convincono a partire. È da poco tempo che studio la lingua farsi ed un amico che ora non c’è più mi ha insegnato le differenze con il dari, il persiano d’ Afghanistan, ma penso di potermela cavare, e mi tornano alla mente le risate di un’amica iraniana che ascoltando la pronuncia del mio persiano dice che parlo come un bravo afghano. Dopo un attento studio delle carte, decido di arrivare in Afghanistan dal Pakistan attraverso un tratto della Karakoram, l’alta via per la Cina. Che stupefacente luogo l’Asia centrale!!! A cavallo tra medio ed estremo oriente, tra India e Persia, dove volti e razze si mescolano tradendo l’inutilità dei confini politici. Ho fretta di arrivare in Afghanistan ma l’ospitalità e la gentilezza dei pakistani che incontro e la loro squisita cucina speziata e piccante rallenta piacevolmente il mio passo. Non posso definirlo un viaggio comodo, sono costretto ad utilizzare i mezzi di trasporto più diversi, dai passaggi in moto agli affollati e colorati truck. Giunto al confine non ho problemi ad attraversarlo e ad entrare in Afghanistan. Per gli ufficiali al confine sono più una curiosità che un problema.

[Israele] Sparate sul documentarista

bakrilink - approfondimenti

-Il Pessottimista - campagna in Italia di solidarietà

-Mohammad Bakri: “I will never apologize!” intervista di Alaa Ashkar

il campo profughi di Jenin ospita 14.000 rifugiati palestinesi. Subito dopo l’incursione lanciata il 3 aprile 2002 dall’esercito israeliano («su una scala senza precedenti», per citare un rapporto di Human Rights Watch) con lo scopo ufficiale di catturare o uccidere militanti palestinesi responsabili di attacchi suicidi, il regista e attore Mohammad Bakri girò al suo interno Jenin Jenin. Il film, che mostra soprattutto gli effetti degli attacchi aerei sulle abitazioni civili ed interviste alla popolazione del campo, fu inizialmente bandito in Israele e successivamente autorizzato dall’Alta Corte Israeliana. Tale autorizzazione tuttavia ha permesso solo quattro proiezioni pubbliche a Tel Aviv e Gerusalemme. Bakri è nel frattempo finito sotto processo, accusato da cinque soldati di vilipendio delle forze armate israeliane. Qualora dovesse perdere la causa, dovrebbe pagare l’equivalente di 500.000 euro.

[Libano] Ahmed Nasrallah: "Le differenze tra noi e Al Qaeda"

ahmed«Le critiche che ci ha rivolto Osama Bin Laden nel suo ultimo messaggio provano il fatto che siamo diversi: lui ha il diritto di criticarci ma non di offenderci»: è con queste parole che il leader delle milizie sciite libanesi, Hasan Nasrallah, ha risposto per la prima volta al terrorista saudita che lo aveva criticato la scorsa settimana per aver accettato la presenza delle truppe Unifil in Libano. La risposta è arrivata nel corso di un'intervista durata circa due ore e mandata in onda ieri sera dalla Tv del suo movimento, 'al-Manar'. Nel lungo colloquio, non si è parlato solo dell'attuale crisi politica libanese e delle trattative per liberare i soldati israeliani sequestrati nel luglio del 2006. Infatti, l'interlocutore ha approfittato dell'occasione per porre al leader di Hezbollah una domanda ben precisa: «Qual è la tua opinione circa l'ultimo messaggio di Osama Bin Laden nel quale ti ha criticato ed ha attaccato il contingente Unifil?». Nasrallah ha mostrato non poco imbarazzo volendo evitare di rispondere, anche se alla fine ha dovuto commentare le parole del leader di al-Qaeda. «Noi siamo sospesi nel mezzo: alcuni ci criticano da un lato ed altri dall'altro lato - ha detto il segretario generale del 'Partito di Diò - Non voglio commentare le sue affermazioni perché a volte quando si apre un dibattito si finisce per gareggiare e noi non abbiamo nulla da guadagnare in questo. Io so che questa è una gara inutile e non voglio gareggiare con lui». Ciò nonostante, il leader sciita libanese ha colto l'occasione per prendere le distanze dalla rete terroristica mondiale. «Mi basta dire che lui ha una visione e una opinione e ciò che ha affermato è utile a me e a Hezbollah perché noi abbiamo sempre detto che Hezbollah era diversa da al-Qaeda e non aveva nessun legame - ha spiegato - Dopo l'11 settembre Israele è stata impegnata nel trovare un legame tra Hezbollah e al-Qaeda fino a sostenere che noi eravamo implicati nei fatti dell'11 settembre». Ma gli israeliani, secondo Nasrallah, «non hanno potuto portare alcuna prova perché in realtà non ci sono legami. Inoltre noi abbiamo una visione diversa da al-Qaeda per quanto riguarda la resistenza e il Jihad e nella classificazione delle persone e su come affrontare le questioni politiche. Le critiche che ci ha rivolto non fanno altro che provare questo: il fatto che davvero esistono due visioni diverse, due pensieri, due direzioni».

[Libano] Il dramma dei profughi iracheni nel Paese dei cedri: tra la prospettiva del carcere e quella del rimpatrio

di Massimiliano Frenza Maxia

passaporto-iraqenoLa scorsa settimana Asia News, agenzia di stampa del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), ha riportato la denuncia HRW (Human Rights Watch), relativa alla triste condizione dei profughi iracheni presenti in Libano, fenomeno che ha avuto inizio a seguito dell’invasione americana dell’Iraq del 2003 e che è andato via via peggiorando, complice la crescente destabilizzazione del Paese mesopotamico.

HRW ha denunciato la politica di Beirut che rifiuta di concedere uno status giuridico, anche temporaneo, che dia legalità alla presenza di cittadini iracheni in Libano. I profughi iracheni sono così costretti nell’illegalità e quindi nell’impossibilità sostanziale di trovare lavoro o mandare i figli a scuola. A questi individui le autorità libanesi propongono sostanzialmente due “non scelte”, la prigione o il rimpatrio in Iraq, dove li attende la morte. Dall’altro lato c’è il governo iracheno che, nella persona del ministro per l’Immigrazione Abdul-Samad, ammette di non essere in grado di gestire un massiccio flusso migratorio di ritorno.

[Palestina] Lascia un messaggio sul muro

bombe-bambinaHa destato una certa sorpresa fra gli abitanti palestinesi di Ramallah l'improvvisa, recente comparsa di enigmatiche frasi in olandese sul cemento del Muro dell'Apartheid, costruita da Israele adducendo pretestuosi motivi di sicurezza. All'origine del fenomeno vi è un nuovo sito web [http://www.sendamessage.nl ] che consente a chiunque, con un modico prezzo, di esprimere sulla controversa Barriera le proprie convinzioni in forma grafica. 'You Pay, Palestinians Spray': tu paghi, questo è lo slogan, e volonterosi palestinesi realizzeranno l'opera con le loro bombolette.Il risultato viene fotografato e spedito per posta elettronica al cliente. Parte dei messaggi sono di carattere sociale. I palestinesi di Ramallah e della vicina Abu Dis sanno adesso che «Motte, Alex, Suzie, Rosa sono legati da eterna amicizia a Lute» e anche che ad ottobre «Cindy e Mark sono convolati a giuste nozze».

[Libano] L’estate del 2006 e i divertiti saluti dei bambini israeliani

di Marco De Biase

bombe-bambinaNoi italiani abbiamo una lunga e solida tradizione antropologica tesa a disumanizzare l’altro, a rendere il diverso biologicamente pericoloso. Insomma siamo dei maestri a costruire i “delinquenti” ed a eliminarli. Basta ricordare Lombroso, Orano, Niceforo e tutti gli altri antropologi “socialisti” che all’indomani dell’Unità d’Italia provavano ad identificare gli “italiani” spostando il focus della mostruosità di volta in volta tra le popolazioni meridionali.

Ai nostri giorni sono ricorrenti le seguenti espressioni quando si parla di migranti che si spostano sulle coste italiane: “ondata migratoria”, “flusso migratorio”, “fenomeno migratorio”; oppure quando si parla di Europa e Mondo arabo sentiamo discorrere di “meticciato” o di “orda mussulmana”. Insomma un linguaggio che richiama ad una pericolosità naturale del tutto fuori luogo se ci rendessimo conto che si parla di uomini e donne e delle loro vite, non di inondazioni, eruzioni o terremoti. Questa biologizzazione o naturalizzazione dell’altro coglie nella “carne” la diversità. Il modello occidentale costruisce quotidianamente la “razza” o l’ “etnia” ascrivendo alla natura i caratteri del diverso. In questi mesi l’abbiamo visto con la campagna costruita intorno ai “rumeni-stupratori” di donne italiane. Costruzione smentita incredibilmente dagli ultimi dati ISTAT sugli stupri.Certo c’è stato un mutamento terminologico del razzismo, vi è stata la sostituzione di alcune parole con altre: non si parla più di “Razza” ma di “Etnia”, non si parla più di “Natura” ma di “Cultura”. Basta ascoltare qualsiasi politico o sociologo del jet set televisivo. Ma quando la “Cultura”, in termini rosseauniani, viene vista come seconda “Natura”, quindi come seconda pelle, si procede lo stesso, anzi in modo democraticamente chirurgico, alla ricostruzione della “Razza” o dell’ “Etnia” attraverso meccanismi di naturalizzazione e di disumanizzazione.

[Palestina] Annapolis e il teatro delle ombre

di Tutti Modenowsky
Gerusalemme est/ovest - dicembre 2007

riceIn questi giorni (1) è in corso ad Annapolis la così detta conferenza di Pace tra gli israeliani e i palestinesi sotto gli auspici delle Stati Uniti, il teatro mediatico mostra volti sorridenti e strette di mano, volendo mostrare la reciproca fiducia e la serietà di questo evento. All’ombra di questo pallido sole si dipingono lunghe ombre che vorrebbero coprire e cancellare le contraddizioni e gli effetti che questa rappresentazione teatrale vorrebbe mostrare. È di scena il teatro dell’assurdo o delle parti (se vi pare). Se guardiamo ai protagonisti si vede il solito tentennante Bush assieme al bigio Olmert (2), premier israeliano e il capo della riserva indiana, dai capelli argentei Abu Mazen (colui che a preso il posto di Arafat, il presidente dell’entità chiamata palestina, che comanda sulla Cisgiordania, ma non a Gaza, sotto controllo di Hamas (3)).

I fatti (4) - o quelli che qui di seguito saranno definiti tali - si impongono all'attenzione con una ferocia ed un disgusto che ha qualcosa di già visto; una presunta normalità, un assunzione di ruolo – nel gioco delle parti – per cui quando attori di secondo piano sono nominati capi di stato, come tali si devono comportare (5). Questa recita avviene nello spazio non ludico del teatro del Nuovo Ordine Mondiale che a differenza del Teatro dell’Oppresso non mira a nessuna forma di liberazione umana o sociale, anzi lontano da qualsiasi teatro popolare, pretende un Medio Oriente (6) quieto (come il resto dell’occidente) completamente assoggettato ai giochi egemoni degli Stati Uniti (7).

[Palestina] I successi di Annapolis

approfondimenti
- Manifestazioni in Palestina contro Annapolis, l'Anp spara sui manifestanti
- UNWRA: Che in agenda ci sia anche la questione dei profughi
- Daniel Barenboim: "Annapolis è una caricatura"

trettreLa rimappatua del medioriente passa per la capitale del Maryland. Un Bush edificatore di pace ha preso il posto del Bush paventatore di venti di guerra prima sull'Iraq adesso sull'Iran. Non più il tono torvo celato da un sorriso poco espressivo da gelido oligofrenico, ma la conciliante e moderata ospitalità di chi è riuscito a far sedere nella medesima sala di casa sua delegazioni per ben 40 paesi del mondo. Ma prima di augurare a tutti un piacevole soggiorno, il capo in pectore della comitiva degli amici americani brandendo un bicchiere di spumante e guardando negli occhi prima Abu Mazen e poi Ehud Olmert ha avvertito che “estremisti e terroristi vogliono il nostro fallimento”. Il riferimento non era a gran parte della popolazione civile palestinese della Cisgiordania che Abu Mazen ha lasciato a casa a subire, a causa cortei contro il vertice di Annapolis, le crivellate di colpi inferti dalla sua polizia, armata sempre dagli Usa. E non si riferiva Bush nemmeno ai civili di Gaza che venivano ammazzati dai colpi israeliani. Si riferiva invece a tutta quella dissonanza non politicamente ed economicamente controllata da Usa e Israele che vorrebbe un percorso diverso per l'autodeterminazione del popolo palestinese e per le riforme in senso democratico che auspicano nei propri paesi.