Proponiamo qui la traduzione del dossier sulla colonizzazione israeliana di Gerusalemme. Il documento è stato realizzato dall'Alternative Information Center nel 2004
Introduzione
“Gerusalemme unita†e conseguente israelizzazione
Durante la guerra del 1967, Israele occupò la West Bank e Gerusalemme est, che erano sotto l’amministrazione del governo giordano fin dal 1948. Immediatamente dopo la guerra, Israele annesse Gerusalemme est, includendo le terre di 28 villaggi arabi e di città , comprese al-Bireh al nord e Betlemme, Beit Sahour e Beit Jala al sud. Questo processo fu realizzato al fine di acquisire “il massimo territorio col minimo di popolazione palestinese†in una “Gerusalemme unificataâ€.
Dall’annessione di Gerusalemme est, il governo israeliano ha attivamente garantito che la città mantenesse una maggioranza ebraica attraverso il ridimensionamento e della popolazione palestinese e dell’identità della città . Dal momento che la crescita naturale della popolazione palestinese è maggiore di quella israeliana, il governo israeliano ha inoltrato misure speciali al fine di mantenere il rapporto degli abitanti di Gerusalemme per il 72% ebrei e per il 28% palestinesi, ovvero la proporzione quantitativa che esisteva tra le due comunità dopo l’annessione nel 1967. I provvedimenti usati per incrementare la popolazione ebraica e diminuire il numero dei palestinesi che vivono nella città , violano il diritto internazionale e il diritto dei palestinesi. Queste misure consistono nella revoca dei diritti di residenza e dei benefici sociali, nella restrizione dei diritti di costruzione, nell’espropriazione di terra e nell’abbandono delle infrastrutture nei sobborghi palestinesi, nonostante il fatto che i palestinesi paghino le medesime tasse dei vicini ebrei. Durante gli ultimi 37 anni, una commissione interministeriale per Gerusalemme, che include la municipalità di Gerusalemme, il ministero degli interni, il ministero delle costruzioni e delle abitazioni e il ministero di polizia ha coordinato il processo di “israelizzazione†di Gerusalemme, attraverso l’incremento delle seguenti politiche:
- restrizione dei diritti di residenza
- pianificazione urbanistica etnica e politica
- colonizzazione
- discriminazione e apartheid
- isolamento dal resto della West Bank
Il diritto internazionale considera Gerusalemme est come parte della West Bank occupata, nonostante il fatto che secondo la legge israeliana, Gerusalemme est è stata “ufficialmente†annessa allo stato di Israele, dopo la guerra del 1967. In seguito all’annessione, il governo israeliano stabilì che non sarebbe stato nell’interesse dello stato israeliano concedere ai palestinesi di Gerusalemme la cittadinanza israeliana, perché questo avrebbe contraddetto il loro obiettivo di mantenere una maggioranza ebraica.
Il governo israeliano censì la popolazione nell’area annessa di Gerusalemme, che registrava circa 62,000 palestinesi. Alle persone che erano fisicamente presenti nell’area al momento del censimento venne concesso lo status di residenti permanenti di Israele. I palestinesi di Gerusalemme est che non erano a Gerusalemme durante il censimento persero il loro diritto di risiedere a Gerusalemme. Benché il governo israeliano impiegò diversi anni per determinare lo status legale dei residenti palestinesi di Gerusalemme est, ai palestinesi alla fine fu offerta la piena cittadinanza israeliana sotto certe condizioni, incluso un giuramento di fedeltà allo stato di Israele, la prova che non fossero cittadini di nessun altro stato (ciò comportava la denuncia della cittadinanza giordana) e un po’ di conoscenza della lingua ebraica. La maggior parte dei palestinesi rifiutarono l’offerta per ragioni politiche. Preferirono rimanere residenti permanenti di Gerusalemme e considerarsi un popolo sotto occupazione come tutti i palestinesi della West Bank e della striscia di Gaza dopo la guerra del 1967.
Lo status di residente permanente
La residenza permanente è uno status fragile e instabile, subordinato alla volontà del ministero degli interni che può facilmente revocarlo in qualsiasi momento. E’ uno status abitualmente usato dai paesi per i residenti che provengono dall’ estero; in questo modo, i palestinesi di Gerusalemme sono considerati come visitatori stranieri nelle loro proprie case.
Ai palestinesi che hanno la residenza permanente è permesso di vivere e lavorare in Israele senza un permesso; dispongono dei servizi procurati dalla previdenza sociale e hanno il diritto di voto nelle elezioni amministrative ma non in quelle per la knesset. Lo status di residente permanente non concede ai palestinesi il diritto di avere un passaporto; per lasciare il paese un palestinese di Gerusalemme deve inoltrare una domanda e ottenere un permesso o un lasciapassare (il documento di viaggio dello stato israeliano). Nel caso dei bambini, se uno dei genitori non è residente a Gerusalemme, i bambini non sono automaticamente considerati residenti permanenti, e la famiglia deve inoltrare una richiesta di ricongiungimento familiare per vivere insieme.
Revoca della residenza permanente
Fino al 1995 i residenti palestinesi di Gerusalemme dovevano dimostrare di aver vissuto a Gerusalemme durante gli ultimi sette anni, e qualsiasi allontanamento per un periodo superiore ai sette anni comportava la perdita dello status di residente permanente. Nel 1995 il ministero dell’interno intensificò gli sforzi per limitare il numero di palestinesi che vivevano a Gerusalemme, e introdusse il concetto di “ centro della vitaâ€. Ciò significava che per ottenere il loro diritto di residenza, i residenti palestinesi di Gerusalemme dovevano dimostrare che Gerusalemme era il centro della loro vita e che vivevano all’ interno dei confini municipali. Questo implica il problema di fornire un numero di documenti che chiunque avrebbe difficoltà a presentare. Tra le altre cose, la dimostrazione di pagare le tasse locali, l’elettricità e le bollette del telefono come pure certificati di scuola e lavoro.
Se il centro della vita di un residente permanente di Gerusalemme cambia o sembra essere cambiato agli occhi del ministero degli interni, il residente perde il suo status. Muoversi fuori dai confini municipali può spesso significare dall’altra parte della strada; per esempio Al-Ram è considerata fuori dai confini municipali di Gerusalemme, mentre la comunità palestinese di Beit Hanina, quartieri più piccoli di Al-Ram e la colonia industriale di Atarot sull’altro lato della strada sono tutte parti di Gerusalemme.
La nuova politica del ministero degli interni rappresentò una sorpresa, dal momento che non fu data nessuna notizia in merito al suo cambiamento, e molti palestinesi scoprirono che non sarebbero stati ancora per molto tempo residenti permanenti, senza alcuna possibilità di prevenire o impedire questa revoca di diritti.
Il timore che il governo israeliano possa arbitrariamente deportare ogni residente palestinese di Gerusalemme attraverso il ritiro delle loro carte d’identità israeliane è elevato, e ogni pretesto è usato dal ministero dell’interno per cancellare questo status al fine di mantenere la percentuale di palestinesi a Gerusalemme al di sotto del 35%.
Tra gli altri pretesti c’è il regolamento urbanistico che obbliga molte famiglie a costruire le case nei sobborghi di Gerusalemme, fuori dai confini municipali della città . Come risultato delle politiche israeliane, queste famiglie sono considerate “emigrate dalla città â€.
La tabella in basso mostra il numero di carte d’identità confiscate a Gerusalemme tra il 1967 e il 2000:
Se un residente permanente trascorre più di sette anni in un altro paese, o ha ottenuto la residenza permanente in un paese straniero, o ancora, diventa cittadino di un altro stato, automaticamente perde il suo status di residente permanente d’Israele. Anche se hanno il diritto di viaggiare, i palestinesi di Gerusalemme est non possono stare fuori per un lungo periodo perché rischiano di perdere i loro diritti di residenza.
Ricongiungimento familiare
In base al diritto internazionale, tutti hanno diritto al ricongiungimento familiare (articolo 74 del Protocollo 1 del 1977 Appendice alla Convenzione di Ginevra).
I residenti di Gerusalemme che sposano non-residenti di Gerusalemme devono inoltrare la domanda per il ricongiungimento familiare al fine di poter vivere insieme legalmente nella città . Il ministero dell’interno israeliano ha reso questa procedura una “via dolorosa†virtuale, nella quale si deve insistere particolarmente per ottenere una risposta positiva; di solito la richiesta è rifiutata per una serie di motivi.
Nel 2000, una nuova procedura chiamata “sistemazione graduale†è stata introdotta, complicando una serie di passaggi. I residenti di Gerusalemme possono richiedere il ricongiungimento familiare per il loro coniuge dopo che questo ha dimostrato che il suo centro della vita è a Gerusalemme (una
procedura che spesso richiede anni).
Molte famiglie sono state escluse completamente dal procedimento, e scelsero di vivere fuori dalla città , determinando la perdita dello status di residenza del patrimonio residenziale del coniuge. Se il ministero degli interni conferma che il centro della vita del coniuge di Gerusalemme è in effetti a Gerusalemme, procurerà un permesso per una residenza temporanea di 27 mesi. Dopo questo periodo, se il centro della vita della coppia è ancora a Gerusalemme, il coniuge non residente riceverà una carta d’identità temporanea della durata di tre anni, che deve essere rinnovata ogni anno. Dopo questi cinque anni e tre mesi (e spesso anche di più perché le autorità non rispondono alle richieste né rinnovano la carta d’identità immediatamente) la carta d’identità di residente permanente sarà approvata.
COMUNQUE: anche questa procedura è stata bloccata per oltre un anno. Una nuova legge ha semplicemente abolito il ricongiungimento familiare tra residenti di Gerusalemme e residenti della West Bank e di Gaza. L’unico modo per loro di vivere come una coppia è lasciare Gerusalemme. Una petizione è stata inoltrata alla Corte Suprema di Giustizia da diverse organizzazioni contro questa legge, ma deve ancora essere valutata.
Se solo uno dei due genitori è residente di Gerusalemme un bambino non riceve automaticamente la residenza permanente. La conseguenza è che non sono autorizzati a frequentare le scuole pubbliche e che non hanno il diritto alla tutela della sanità nazionale o a qualsiasi altro servizio sociale, nonostante il fatto che uno dei due genitori continua a pagare gli assegni dell’assicurazione della Sanità Nazionale. Si stima che ci sono come minimo 10,000 bambini residenti a Gerusalemme Est non registrati come residenti permanenti.
Ulteriore istituzionalizzazione della pulizia etnica
L’istituto della previdenza sociale che ha il compito di fornire i servizi sociali a ciascun residente di Israele (e di riscuotere le tasse per questi servizi) raggiunse un accordo con il ministero dell’interno per far pervenire qualsiasi informazione sulle persone che erano “sospettate†di essere uscite da Israele (nel caso di un residente palestinese di Gerusalemme questo significa fuori dalla città ). La previdenza sociale sta conducendo continue inchieste per provare che molte famiglie palestinesi hanno spostato il loro centro della vita fuori da Gerusalemme; durante le indagini alle famiglie coinvolte non venivano garantiti i servizi per i quali avevano pagato le tasse.
Bisogna capire che avere lo status di residente rifiutato non significa soltanto perdere i servizi sociali, la possibilità di curarsi o i diritti all’istruzione: significa anche che non si ha il diritto a entrare nella propria città , dove si ha la famiglia, la scuola, il lavoro, etc…
2. La pianificazione a Gerusalemme
Tra il 1948 e il 1967 Gerusalemme est era la capitale e il centro metropolitano per i palestinesi della West Bank; la maggior parte delle attività economiche, amministrative e culturali erano concentrate nella città . Durante lo stesso periodo, Gerusalemme ovest era la capitale nazionale per gli israeliani (sebbene non riconosciuta a livello internazionale) e la sede dell’università ebraica. L’annessione di Gerusalemme est mutò radicalmente la realtà della città con l’annessione di 70,000 dunam di terra – 6,000 dunam dalla parte araba di Gerusalemme est e le rimanenti 64,000 dalle terre di 32 città e villaggi palestinesi (una dunam=1,000 m quadrati). Gerusalemme divenne la città più grande in Israele (controllando 124,600 dunam), e dunque necessitava di una nuova pianificazione cittadina.
La pianificazione della città di Gerusalemme ha molto poco in comune con le normali pianificazioni urbane: è molto più politica. Il governo israeliano considera tutte le terre sottosviluppate palestinesi come pretesto per un ulteriore espansione ebraica. La politica consiste in: a) rendere pressappoco impossibile la costruzione di nuove unità di case fuori l’esistenza dei sobborghi palestinesi; b) restringere la costruzione per i palestinesi, persino all’interno della loro area.
Il piano israeliano è guidato principalmente da un obiettivo: mantenere una maggioranza ebraica nella città . Il governo israeliano usa quattro politiche di pianificazione per implementare questo obiettivo:
- Trasformando le terre palestinesi non ancora coinvolte in costruzione in “aree verdi†– che devono essere preservate in quanto spazio aperto - dove la costruzione è proibita.
- Limitando le opportunità di costruzione ai palestinesi, attraverso la riduzione della densità di abitazione, e demolendo sistematicamente le case senza licenza.
- Espropriando le terre palestinesi con la scusa dell’ “interesse pubblico†: la proprietà palestinese è sottratta come area verde al fine di costruire colonie israeliane; mentre i sobborghi palestinesi soffrono di una grave mancanza di spazi pubblici per costruire qualsiasi tipo di infrastruttura pubblica.
- Escludendo i palestinesi dal processo di pianificazione municipale.
Tra il 1967 e il 1977, non c’era alcun piano generale a Gerusalemme est. Perciò non c’era pressocchè alcuna possibilità legale per qualsiasi palestinese di ricevere un permesso di costruzione in quella zona. Il primo piano fu presentato nel 1977 per la zona della città vecchia, ma il tempo di approvazione per Gerusalemme est durò diversi anni e i piani per la città vecchia furono approvati soltanto tra il 1984 e il 1989. Tutti i sobborghi palestinesi a Gerusalemme hanno attraversato lo stesso lungo procedimento. Molti villaggi sono ancora interessati dal processo di pianificazione mentre altri non hanno persino cominciato la procedura.
Quando il processo di pianificazione sarà terminato, le possibilità di costruzione per la comunità palestinese saranno ancora più ridotte. Quasi tutte le terre fuori dall’area di costruzione sono dichiarate “aree verdi†, dove la costruzione è proibita. Contrariamente al fine riconosciuto alle aree verdi, che sono lotti destinati agli spazi pubblici aperti, queste aree sono “verdi solo per la popolazione palestineseâ€. Finchè la municipalità non decide sull’ utilizzo della terra o per costruire nuove colonie o per espandere quelle già esistenti, queste terre sono mantenute come aree verdi, che impediscono ai palestinesi l’espansione fuori dalle aree di costruzione. Quasi il 35% delle terre nell’area palestinese a Gerusalemme est è dichiarata area verde (in alcuni sobborghi come Jabal Al-Mukabber , più del 70% dei villaggi è considerato tale). Per esempio le colonie di Neve Ya’ acov, Pisgat Ze’ev, Ma’ale Adumim, Gilo, Franch Hill e Hat Homa sono state costruite in aree che sono state espropriate dopo essere state considerate zone verdi. Questa politica ha causato un terribile sovraffollamento nei sobborghi palestinesi dove più del 30% delle famiglie a Gerusalemme est vive con più di tre persone per stanza.
Il processo per ottenere un permesso di costruzione o di ristrutturazione è estremamente difficile, lungo e complicato nelle circostanze normali, ma per i residenti di Gerusalemme est, il processo legale e amministrativo rende quasi impossibile per i palestinesi ottenere un permesso. Ricevere un permesso significa anche esporsi a tasse molto alte, che i palestinesi non possono pagare dal momento che fanno parte dello strato socio-economico più basso di Gerusalemme.
Anche quando viene accordato il permesso di costruire ai palestinesi di Gerusalemme, ci sono delle restrizioni ai loro diritti di costruzione in base alle percentuali di costruzioni concesse. Questa percentuale si riferisce alla parte di terra che è possibile usare, incluso il numero di piani che si potrebbero costruire. A Gerusalemme est le percentuali di costruzione sono: 25%, 37.5%, e 50% (con pochissime eccezioni), mentre nell’area ebraica, anche nelle colonie situate proprio accanto i villaggi palestinesi, la percentuale di costruzione raggiunge oltre il 140%( come nella colonia di Nof Zahav ).
Dal 1967, il governo israeliano ha concentrato i suoi sforzi nel creare una Gerusalemme ebraica nella parte est della città , e nella costruzione di enormi colonie satelliti (di 20-40,000 residenti ciascuna) ai margini della città .
Nel 2001 quattro villaggi palestinesi videro le loro terre confiscate: Beit Hanina, Beit Safafa, Shu’afat, e Sheikh Jarrah. Nel 2003 due nuove colonie sono state approvate sulle terre dei villaggi palestinesi di Abu Dis e el-Sawahreh. Tutte queste confische e demolizioni spezzano la continuità dei sobborghi palestinesi , rendendo impossibile avere una futura città palestinese a Gerusalemme nella cornice di un trattato di pace tra Israele e i palestinesi.
Il futuro piano israeliano per Gerusalemme (che si sta valutando e che è chiamato “Gerusalemme 2000â€) ancora una volta ignora la comunità palestinese, ponendo in rilievo l’importanza di mantenere il “bilancio demograficoâ€, composto da una maggioranza ebraica.
Demolizione delle case
A causa della difficoltà di ottenere un permesso dalle autorità israeliane per costruire o ristrutturare le case, molti palestinesi costruiscono senza i necessari permessi. La municipalità di Gerusalemme e il ministero degli interni possono decidere di demolire queste case in qualsiasi momento. La cartella qui in basso mostra il drastico aumento nella demolizione delle case dall’inizio dell’attuale intifada; 2800 ingiunzioni di costruzioni illegali sono state inoltrate contro i palestinesi a Gerusalemme. Durante il 2003 la municipalità raccolse NIS 60,628,539 in multe per le costruzioni illegali, che rappresentano anche un drastico incremento comparato agli anni precedenti.
Le indagini sulla demolizione delle case a Gerusalemme est differiscono a secondo che l’organizzazione sia israeliana o palestinese. Le statistiche qui presentate si riferiscono soltanto ai confini municipali di Gerusalemme, mentre le statistiche presentate dal “Jerusalem Center for Social & Economical Rights†e dal “The Land Research Center†considerano il numero di case demolite nel distretto di Gerusalemme, che include un numero di villaggi che sono fuori dai confini municipali
Tra il 1996 e il 2001, 82% delle abitazioni costruite illegalmente erano a Gerusalemme ovest, mentre l’ 80% delle demolizioni venivano eseguite a Gerusalemme est.
Il caso di Ahmed Dabash
Il patriarca della famiglia Dabash, Ahmed Dabash, è padre di quattro figli e di una famiglia estesa di 55 persone. La storia della sua famiglia a Sur Bahair risale sino a prima l’impero ottomano.
La famiglia viveva in una stanza singola di circa 150 metri.
Due dei fratelli comprarono un piccolo terreno da costruzione nel 1997 e trascorsero le loro vite a risparmiare per costruire una casa per le loro due famiglie e per il padre. Gli altri due fratelli stavano mantenendo la prima casa, permettendo così alle loro famiglie di vivere in un relativo comfort. Più di 100,000 $ sono stati investiti per la nuova casa, tutti i risparmi delle loro vite.
Dal momento che è largamente risaputo che ai palestinesi è negato il permesso di costruzione a Gerusalemme, i fratelli Dabash, come molti altri, andarono avanti e costruirono senza permesso.
All’inizio di giugno 2002, la casa stava per essere pitturata e quasi pronta per essere occupata. L’11 di giugno questi sogni furono interrotti dall’autorità municipale di Gerusalemme.
Alle 8 del mattino, senza alcun avviso, più di 200 poliziotti e truppe di combattimento arrivarono e si piazzarono attorno la casa e nei sobborghi adiacenti. In seguito arrivarono i caterpillar e procedettero in breve tempo alla sistematica distruzione della casa. Il lavoro di anni ridotto in macerie nel giro di poche ore.
Storia tratta dall’ ICAHD ( la commissione israeliana contro le demolizioni delle case).
3. Colonizzazione
La politica coloniale israeliana ha cambiato la realtà geografica e demografica di Gerusalemme est. Nel 1993, la popolazione ebraica a Gerusalemme est superava quella palestinese. Questa ha cominciato a diminuire e adesso il numero di palestinesi e di residenti ebrei è quasi lo stesso (220,000 residenti palestinesi a Gerusalemme est, 220,000 israeliani). Il governo israeliano ha fornito tutti gli incentivi possibili per incoraggiare gli ebrei e i nuovi immigrati a vivere nelle colonie di Gerusalemme est. I funzionari israeliani ammettono che la politica coloniale serve a tre scopi:
- mantenere una maggioranza ebraica a Gerusalemme
- de-arabizzare la parte est della cittÃ
- isolare Gerusalemme est dalla parte palestinese della West Bank, creando blocchi di anelli di popolazione ebraica attorno alla cittÃ
Principali colonie a Gerusalemme est
il quartiere ebraico nella città vecchia passò sotto il controllo israeliano nel 1967, costringendo i residenti palestinesi ad abbandonare le loro case e costruendo nuovi insediamenti che avrebbero abitato gli ebrei. Oggi, 3,500 coloni vivono nel quartiere ebraico. I coloni stanno anche cercando di controllare le case che si trovano fuori dall’area del quartiere ebraico, e uno degli esempi più famosi è rappresentato dalla casa di Sharon nel quartiere arabo.
Ramat Eshkol è stata costruita nel 1968 su terre che appartenevano al villaggio palestinese di Lifta. E’ stata costruita su quasi 985 dunam per una popolazione di quasi 6,000 persone.
Givat Shapira costruita nel 1968, occupa le terre dei villaggi Shu’afat e Issawiya. Si estende su 970 dunam e vi vivono 8,200 persone.
Ramot Allon costruita nel 1973 su 4,970 dunam di terre che appartenevano ai villaggi di Beit Iksa, Beit Hanina e Nabi Samuel. Ramot è popolato da circa 38,000 persone.
Neve Ya’acov costruita nel 1972 sulle terre dei villaggi di Hizma, Beit Hanina, e Jaba’.Occupa 1,759 dunam e vi vivono 20,200 persone.
Pisgat Ze’ev costruita nel 1985 sulle terre di Hizma e Beit Hanina. Occupa 5,468 dunam e ha una popolazione di circa 36,500 persone. Esistono dei piani per unire Pisgat e Neve Ya’acov in una più ampia colonia di 90,000 persone entro il 2008.
Atarot è una zona industriale costruita nel 1970 su 3,327 dunam di terre che appartenevano a Qalandia e a Beit Hanina.
Ramat Shlomo è stata costruita durante Oslo nel 1994 su terre appartenenti a Shu’afat che erano state confiscate nel 1970. La colonia, che conta 11,300 persone, è stata costruita originariamente su 1,126 dunam, ma si sta continuamente espandendo nelle terre dei villaggi palestinesi di Shu’afat e Beit Hanina.
Gilo è stata costruita su 2,900 dunam di terre confiscate dai villaggi di Bei Jala, di Sharafat e Malha, appartenenti al distretto di Bethlehem. Fu costruito nel 1971 e completato nel 1979. Originariamente Gilo ospitava 3,500 coloni ebrei, ma attualmente ci vivono 28,000 coloni.
East Talpiot fu costruita nel 1973 sulle terre che appartenevano al villaggio di Sur Baher. Questa colonia di 1,200 abitanti occupa 1,196 dunam.
Givat HaMatos fu costruita nel 1991 su 310 dunam di terra dei villaggi di Beit Safafa e di Beit Jala.
Ma’ale HaZeitim fu costruita sulle terre dell’area di Ras el-Amoud sul monte degli ulivi; ai coloni fu data l’autorizzazione per costruire nel 1998. Il progetto dovrebbe comprendere: 119 unità di case, un centro commerciale, una sinagoga, un parco-giochi, una clinica, e prevede un collegamento attraverso una bypass road. I primi coloni cominciarono a viverci dall’aprile del 2003, quando erano già state vendute 51 case.
Nof Zahav è una nuova colonia progettata sulle terre di Jabal Al-Mukabber. Il piano include hotel e 400 unità di case.
Qidmat Zion è una nuova colonia progettata sulle terre di Abu Dis.
Har Homa fu costruita nel 1991 sulle terre che appartenevano ad Um Tuba, Sur Baher e Beit Shaur. Situato su 2,523 dunam di terra, questa colonia è a meno di 2 chilometri da Betlemme. Nel 2002 i coloni cominciarono ad abitarla. La colonia conta circa 6,500 unità di case. La colonia è in continua espansione.
Ir David è costruita sulla parte superiore del villaggio palestinese di Silwan; i coloni invasero la città e gradualmente il resto dell’area del villaggio. Attualmente sono 35 le famiglie che vivono in questa colonia.
Maggiori colonie nell’area della “grande Gerusalemmeâ€
La “grande Gerusalemme†è un espressione comunemente usata per descrivere l’accerchiamento di colonie e di bypass road che sono fuori dai confini municipali di Gerusalemme, ma sono considerate parte dell’area metropolitana della città . La grande Gerusalemme è il più grande e il più popolato blocco di colonie che copre il 15% della West Bank. Ma’ale Adumim e Givat Ze’ev sono le più ampie colonie in quest’ area, con una popolazione di rispettivamente 25,000 e 10,000 residenti.
Givat Ze’ev fu costruita sulle terre di Beitunia e di Al Jib (nord-ovest di Gerusalemme) nel 1983. Si estende su 1,300 dunam e conta circa 10,000 abitanti. La colonia è situata in una posizione chiave tra Gerusalemme e Ramallah.
Ma’ale Adumim occupa un’area di 53,000 dunam per 28,000 persone. E’ la colonia più grande della West Bank ed è persino più grande della città di Tel Aviv. Alcune parti della città sono state costruite lontane l’una dall’altra, cosicché ci sono di fatto tre colonie: Ma’ale Adumim, Mishor Adumim e Kfar Adumim.
A metà anni novanta il governo israeliano decise di estendere Ma’ale Adumim nei territori dei villaggi palestinesi di Abu Dis, ‘Eizariya, Issawiya. Questo piano, conosciuto come “piano E-1†ha l’obiettivo di collegare Ma’ale Adumim con Pisgat Ze’ev, Pisgat O’mer, Neve Ya’acov, creando un ampio blocco di colonie ed eliminando qualsiasi presenza palestinese in quell’area. E-1 è progettato per avere 3,500 unità di case e per assorbire oltre 50,000 coloni israeliani. La colonia è costantemente in espansione, e lo scorso anno sono state autorizzate altre 5,000 unità di case.
4. Discriminazione / Apartheid
La discriminazione tra gli abitanti arabi ed ebrei è strutturale, ed è facilmente dimostrata dalla differenza del budget municipale e dei servizi forniti a Gerusalemme est e a Gerusalemme ovest.
Nonostante la comunità palestinese a Gerusalemme rappresenta quasi il 28% della popolazione, riceve meno del 10% del budget municipale. Per esempio, nel 2000, Gerusalemme est ricevette soltanto l’8,7% del budget municipale, nonostante il fatto che i palestinesi pagassero le tasse come tutti gli altri residenti della città .
La discriminazione è una delle tante manifestazioni della più generale politica di marginalizzazione della comunità palestinese all’interno di Gerusalemme e del mantenimento della popolazione al di sotto del 28% realizzata dallo stato israeliano. Ecco altri esempi:
Infrastrutture
C’è un elevato gap di infrastrutture tra Gerusalemme est e Gerusalemme ovest. I residenti palestinesi vivono con una costante carenza dei servizi di base, e quelli presenti sono di pessima qualità rispetto a quelli forniti a Gerusalemme ovest e nelle colonie.
Per fornire un esempio di questa pesante discriminazione, queste sono le differenze nelle infrastrutture e nei servizi tra Gerusalemme est ed ovest nel 2000:
- 650 km di fognature a Gerusalemme ovest e solo 76 km a Gerusalemme est.
- 700 km di marciapiedi a Gerusalemme ovest e 73 km a Gerusalemme est.
- 1,079 giardini pubblici a Gerusalemme ovest e 29 a Gerusalemme est.
- 36 piscine a Gerusalemme ovest e nessuna a Gerusalemme est.
- 531 palestre a Gerusalemme ovest e 33 a Gerusalemme est.
- 26 librerie a Gerusalemme ovest e 2 a Gerusalemme est.
- 1,451 luoghi di svago a Gerusalemme ovest e solo 2 a Gerusalemme est.
Istruzione
A Gerusalemme est ci sono 35 scuole statali sovvenzionate dal comune e 32 scuole riconosciute e gestite da religiosi (cristiani o musulmani) o enti privati. Di solito le scuole private sono troppo costose per la maggior parte della popolazione palestinese, che dunque frequenta le scuole statali. Alcune di queste scuole sono obbligate a suddividere la giornata scolastica in due: alcuni alunni vanno a scuola di mattina e altri di pomeriggio. Se non saranno costruite nuove scuole o classi in futuro, il comune sarà allo scoperto di 1,300 classi entro i prossimi due anni, lasciando circa 45,000 bambini senza un adeguato posto dove poter frequentare.
Amministrazione
Il più importante ente amministrativo a Gerusalemme est è il ministero degli interni. Ci sono due uffici del ministero degli interni a Gerusalemme, uno per i residenti palestinesi e l’altro per i residenti israeliani. Il trattamento è completamente diverso per i palestinesi e per gli israeliani.
A Gerusalemme ovest è possibile accedere direttamente nella sala della reception dove sono gli stessi impiegati a spiegarti la giusta direzione. L’ufficio è aperto tutto il giorno per tutti i servizi, che offre anche attraverso internet.
Le linee sulla strada fuori dal ministero dell’interno a Gerusalemme est sono completamente differenti. Non ci sono protezioni contro la pioggia o il sole e le persone devono sfilare in un area affollata tra due aste di ferro; proteste sono state fatte contro le guardie per atteggiamenti violenti e arroganti in queste situazioni. Per di più non ci sono accessi per le persone disabili.
Non c’è sufficiente personale per ricevere le persone negli uffici di Gerusalemme est, così le persone sono lasciate in attesa per ore e spesso ritornano di giorno in giorno con la speranza di ottenere i loro documenti. Alcune persone attendono tutta la notte per avere la garanzia di entrare nell’ufficio il giorno dopo. Molte volte quando riescono ad entrare, non ci sono impiegati disponibili per dare informazioni, che molte persone necessitano dal momento che la maggior parte delle persone che vengono parlano arabo mentre i documenti sono in lingua ebraica.
Quando alcune persone inoltrarono una petizione per lamentarsi delle condizioni di attesa di fronte all’ufficio di Gerusalemme est, uno dei giudici rispose: “Dite alla gente di provvedere da sé a un ombrello e a una sediaâ€. La corte suprema ha ordinato al ministero degli interni di realizzare dei cambiamenti ma con pochi risultati.
Salute
A causa della sua centralità per la comunità palestinese nella West Bank, Gerusalemme divenne il centro di cura per molti palestinesi provenienti da molte città e villaggi. Ci sono sette ospedali, parecchie case di cura, centri di riabilitazione, case di convalescenza e strutture per disabili e persone non vedenti, che ospitano persone provenienti dalla West Bank e dalla striscia di Gaza, cosa che adesso è resa più difficile a causa della chiusura della città .
Anche se le strutture ospedaliere sono meglio sviluppate a Gerusalemme che nella West Bank , le possiamo paragonare con i servizi forniti alla popolazione ebraica di Gerusalemme ovest: per esempio, ci sono 32 cliniche pediatriche a Gerusalemme ovest e solo cinque a Gerusalemme est.
Pianificazione
Come discusso prima, il permesso per costruire è difficile da ottenere, e il comune privilegia gli ebrei rispetto ai palestinesi. Le restrizioni alle costruzioni dei palestinesi sono condotte in base al piano TPS (Town Planning Scheme) che il comune ha formulato per la città . Dalla fine del 2000, sulle terre espropriate di Gerusalemme est, 44,000 unità di case sono state costruite per la comunità ebraica, mentre nessuna per i palestinesi. Delle 97,700 unità di case costruite a Gerusalemme tra il 1967 e il 2000, l’ 82% appartenevano alle colonie israeliane e il 18% ai palestinesi.
5. Isolamento dalla West Bank
Isolare Gerusalemme est dal resto della West Bank è essenziale per Israele: mentre un tempo la città poteva vantarsi di essere la capitale di fatto della Palestina, adesso Gerusalemme est è divenuta un gruppo di sobborghi palestinesi insediati in una città ebraica, e disconnessa dal resto del territorio palestinese. Quattro metodi sono stati usati per implementare questa politica di isolamento a Gerusalemme est:
Costruzione di una cintura di colonie
Le maggiori colonie costruite a Gerusalemme est sono situate sulla cima della città , e fungono da blocco per separare i palestinesi della West Bank dai sobborghi palestinesi di Gerusalemme.
Chiusura
Nel 1992, dopo la prima guerra del golfo, Israele implementò la sua politica di chiusura militare nella West Bank, che impediva ai palestinesi di entrare a Israele. Subito dopo, divenne una politica per separare fisicamente la West Bank e Gerusalemme est. La città fu circondata da dodici checkpoints fissi creati per bloccare qualsiasi palestinese che non avesse la residenza a Gerusalemme (o un permesso speciale). Come conseguenza, le istituzioni e i servizi palestinesi che si svilupparono durante gli anni settanta e ottanta, e che avevano trasformato Gerusalemme est nel più importante centro metropolitano palestinese, cominciarono a degenerare. Le istituzioni culturali e le organizzazioni sociali si spostarono a Ramallah e il movimento da e per Gerusalemme si interruppe.
La strada ad anello
Oltre alle colonie, la politica di isolamento è continuata attraverso la costruzione di strade che collegano le colonie le une alle altre e a Israele, che se da una parte creano una certa contiguità nella colonizzazione, d’altra parte spezzano la continuità del territorio palestinese.
La strada ad anello di Gerusalemme è un perfetto esempio della politica di disconnessione: comincia dalla strada principale tra Hebron e Gerusalemme, nell’entrata meridionale di Talpiot, e passa dalla parte settentrionale di Sur Baher, estendendosi a est del villaggio di el-Sawahreh. A nord, la strada raggiunge l’aereoporto di Gerusalemme e incontra la strada Gerusalemme-Ramallah per poi estendersi a nord-ovest prossima al raccordo di Ben Shemen, vicino Lod sulle coste, attraversando le aree agricole dei villaggi tra i distretti di Gerusalemme e Ramallah.
La Ring Road di Gerusalemme si unisce con la strada Gerusalemme-Jericho unendo Har Homa con la colonia di Ma’ale Adumim. La strada include la costruzione di un certo numero di tunnel, uno dei quali, il più grande, è stato progettato per passare sotto il villaggio di Abu Dis per emergere vicino il villaggio di Ez Za’im. Un altro tunnel passerà sotto l’aereoporto di Gerusalemme e si unirà alla strada Gerusalemme-Ramallah.
La costruzione della Ring Road necessita la distruzione di circa 38 case palestinesi situate nell’area di el-Sawahreh ash-Sharquia, Abu Tur e Abu Dis. Il risultato di questa pianificazione sarà la distruzione di più di 7,000 dunam di terre agricole, e l’isolamento della Gerusalemme palestinese dai suoi sobborghi. I villaggi palestinesi dai quali sono state sottratte le terre, non avranno alcun accesso a questa strada.
Il muro dell’Apartheid
Il muro è un passo in più verso l’ulteriore isolamento di Gerusalemme est.
Nella fase iniziale, la realizzazione del muro ha direttamente intaccato il panorama geografico e politico di Gerusalemme.
La prima fase compromesse tre siti di Gerusalemme: (1) otto km che si estendono a nord dal campo militare di Ofer fino al checkpoint di Qalandia, e (2) una sezione a sud che copre una lunghezza di 14.5 km (da Beit Jala attraverso Betlemme, lasciando la Tomba di Rachele sul versante israeliano e a est a Beit Sahour). In queste due sezioni la barriera misura dai 40 ai 100 metri di larghezza e consiste in recinzioni elettriche, sensori elettrici, strade militari, torri di controllo. (3) Lungo 1.5 km e alto due metri, il muro fu eretto per separare concretamente il sobborgo palestinese di Abu Dis dall’area metropolitana di Gerusalemme. Il muro fu in seguito innalzato sino a nove metri di altezza.
Dopo l’approvazione dell’intera barriera dal governo israeliano, il ministero degli interni pubblicò la prima mappa ufficiale della traiettoria del muro sul sito web mostrando la lunghezza completa approssimativa di 145 km nell’area di Gerusalemme ( che includeva il blocco di colonie di Giv’on, Ma’ale Adumim e Gush EtzionWest). Nel dicembre del 2003 più di 2,700 dunam di terra palestinese sono state confiscate per la costruzione del muro e quasi 20,000 dunam si trovano nell’imminente pericolo di essere isolate dai proprietari. In questo modo il muro, lasciando 70,000 dunam tra i confini della città e la “Green Lineâ€, non soltanto circonderà Gerusalemme est e la separerà fisicamente dai villaggi palestinesi nella West Bank, ma creerà anche numerose enclavi, che costituiranno isole isolate nell’arcipelago dei villaggi palestinesi rimanenti. Questo è stato il caso dei villaggi a sud di Al Walaja (1,500 residenti) e Husan/Battir (8,900 residenti) così come altre cinque comunità a nord-ovest ( Al Judeira, Al Jib, Qalandia, Bir Nabala, e Beit Hanina al Balad).
Le sezioni esistenti e progettate del muro sono tutte situate oltre la Green Line; le ordinanze di confisca ad Al ‘Eizariya, per esempio, estendono la barriera 5.5 km oltre la Green Line. L’ inviluppo di Gerusalemme, seguendo la ben definita guida del principio “massima popolazione ebraica, minima popolazione araba col massimo di territorioâ€, è ovviamente orientata a chiudere fisicamente la parte annessa di Gerusalemme est, includendo l’anello completo di colonie attorno alla città ( in tutto 12 colonie con circa 180,000-200,000 coloni), dalla West Bank. Ciò che ne risulterà sarà un danno inestimabile nella maggior parte degli aspetti della vita dei palestinesi di Gerusalemme (circa 220,000 persone), ma in particolare per le persone che vivono nei sobborghi palestinesi che saranno effettivamente separati dal loro centro economico, politico, sociale e spirituale.
Come detto prima, nel 1992 il governo israeliano proibì ai palestinesi della West Bank e di Gaza di entrare a Gerusalemme senza permesso. A parte i circa 220,000 palestinesi con la carta d’identità di Gerusalemme che hanno la libertà di entrare e uscire dalla città , di risiedere e di lavorare lì, i 2.3 milioni che possiedono la carta d’identità della West Bank sono costretti a passare attraverso checkpoints militari con un permesso speciale. La costruzione del muro continuerà ad aggravare la situazione, colpendo negativamente la popolazione palestinese. Un semplice esempio potrebbe essere sufficiente per mostrare gli effetti nocivi della barriera: le tre comunità di Al ‘Eizariya, Ras el-Amoud e Abu Dis, che si trovano a soli 5 km a est della Città Vecchia, sono fortemente connesse e dipendono da Gerusalemme. Dal momento che queste comunità non hanno ospedali, i residenti usavano le cliniche di Gerusalemme Al-Moqassad Hospital e Augusta Victoria Hospital a Gerusalemme est, distanti solo pochi km o 15 minuti di macchina. A causa del muro adesso l’ospedale più vicino è 18 km distante e si trova a Betlemme; considerando i checkpoints e le pessime condizioni delle strade, ci si impiega circa due ore per raggiungerlo. Per mesi, le persone che vivevano nei sobborghi a est della Città Vecchia cercarono di mantenere i loro contatti a Gerusalemme scavalcando il muro. Questo esempio è sintomatico del fenomeno dell’inviluppo di Gerusalemme. Esso crea un confine artificiale ma non virtuale che interrompe le relazioni familiari, sottrae gli studenti a scuole e università , impedisce ai malati di raggiungere gli ospedali. Mentre il muro disconnette i villaggi palestinesi e le città che tradizionalmente riconoscevano in Gerusalemme il loro fulcro economico e sociale, la “nuova†Gerusalemme continua ad essere un perfetto centro funzionale per i sobborghi e le colonie ebraiche. Senza alcun dubbio il muro si può considerare il cambiamento più drammatico nei confini della città e per il suo popolo dal 1967.


