[Libano] Il dramma dei profughi iracheni nel Paese dei cedri: tra la prospettiva del carcere e quella del rimpatrio
di Massimiliano Frenza Maxia
La scorsa settimana Asia News, agenzia di stampa del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), ha riportato la denuncia HRW (Human Rights Watch), relativa alla triste condizione dei profughi iracheni presenti in Libano, fenomeno che ha avuto inizio a seguito dell’invasione americana dell’Iraq del 2003 e che è andato via via peggiorando, complice la crescente destabilizzazione del Paese mesopotamico.
HRW ha denunciato la politica di Beirut che rifiuta di concedere uno status giuridico, anche temporaneo, che dia legalità alla presenza di cittadini iracheni in Libano. I profughi iracheni sono così costretti nell’illegalità e quindi nell’impossibilità sostanziale di trovare lavoro o mandare i figli a scuola. A questi individui le autorità libanesi propongono sostanzialmente due “non scelte”, la prigione o il rimpatrio in Iraq, dove li attende la morte. Dall’altro lato c’è il governo iracheno che, nella persona del ministro per l’Immigrazione Abdul-Samad, ammette di non essere in grado di gestire un massiccio flusso migratorio di ritorno.
[Palestina] Gaza da oggi senza corrente
Il vice ministro della difesa israeliano Matan Vilnai ha detto oggi che l'obiettivo di Israele è di arrivare alla totale separazione dalla striscia di Gaza, che il governo ha dichiarato 'territorio ostile' in seguito ai giornalieri tiri di razzi Qassam sul suo territorio. In un'intervista trasmessa dalla radio pubblica, Vilnai, a proposito della decisione presa due giorni fa di cominciare la riduzione dell'erogazione di energia elettrica a Gaza, ha detto che l'obiettivo finale dello stato ebraico «è di arrivare alla totale separazione (di Israele) da questo territorio».
[Pal-Ira] 700 palestinesi nella terra di nessuni, in fuga dall'Iraq
Almeno 700 palestinesi in fuga dall'Iraq sono bloccati al confine con la Siria e vivono in condizioni disperate. Lo ha ricordato l'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) che ha lanciato un nuovo appello per i gruppi di palestinesi in fuga da violenze e persecuzioni nel Paese, costretti a vivere in affollatissimi campi gestiti dall'Onu perche' non hanno il visto di ingresso
in Siria.
"I profughipalestinesi continuano a vivere in condizioni disumane", ha dichiarato Jennifer Pagonis, portavoce dell'Unhcr, chiedendo alla comunita' internazionale di intervenire per "trovare una soluzione alla crisi umanitaria in atto".
[Libano] Comitati palestinesi: "L'UNRWA non assiste i profughi in modo adeguato"
I comitati popolari palestinesi hanno tenuto un sit-in mercoledì fuori glu uffici delle Nazioni Unite a Sidon, nel sud del Libano, accusando l'organizzazione di erogare cibo marcio ai rifugiati palestinesi.
“L'UNRWA ha distribuito gli approvvigionamenti di generi alimentari putridI, che i Palestinesi non possono accettare" ha detto la segretaria dei comitati, Abed Maqdah.
Maqdah ha confidato alla stampa locale che l'UNRWA inoltre sta offrendo il sussidio di rifugiato a 13 campi profughi escludendone altri.
“L'UNRWA non ha assunto la responsabilità a compensare i danni inflitti durante la recente invasione israeliana. Ingenti danni si sono registrati nel campo di Ain Al-Hilweh, dove più di 90 famiglie sono senza casa" ha riferito Maqdah.
[Libano] I palestinesi abbandonati del Libano
Come si sopravvive nei campi profughi
Giorno dopo giorno l'esercito israeliano bombarda il territorio di Gaza dal quale si è ritirato la scorsa estate. Sono stati uccisi civili mentre gli Stati uniti e l'Unione europea mantengono il blocco nei confronti del popolo palestinese. Nel frattempo, moltissimi palestinesi della diaspora continuano a vivere nei campi, soprattutto in Libano dove, nonostante alcuni recenti miglioramenti, la loro sorte rimane precaria.
L'attentato che ha colpito Mahmud Al-Majzub, uno dei responsabili della Jihad islamica palestinese e il suo fratello a Saida, capoluogo del sud del Libano, il 27 maggio, ha aggravato il processo di destabilizzazione oggi in atto in Libano. Tanto più che, il giorno dopo, l'esercito israeliano ha ordinato bombardamenti (senza precedenti, dopo il suo ritiro dal paese, il 25 maggio 2000) sulla zona di confine, nella Bekaa e vicino a Beirut, in risposta ai razzi attribuiti allo Hezbollah e al Fronte popolare di liberazione della Palestina-Comando generale (Fplp-Cg) di Ahmed Jibril; tutto ciò ha rilanciato il dibattito circa il disarmo dello Hezbollah e dei palestinesi.
[Gior-Iraq]Profughi senza terra
Due dei 198 rifugiati curdo-iraniani bloccati allla frontiera tra la Giordania e l’Iraq dal gennaio 2005 hanno iniziato uno sciopero della fame “permanente†da domenica scorsa (25 giugno NdT) .
L’azione è stata intrapresa per fare maggiore pressione sull’agenzia dei rifugiati dell’Onu, UNHCR, affinche vengano trasferiti in un paese terzo, come ha dichiarato Khabat Mohammadi, portavoce dei rifugiati.
La decisione è stata presa dopo che la settimana precedente l’intero gruppo di rifugiati – che comprende anche donne e bambini – aveva attuato un giorno di sciopero della fame in occasione della giornata internazionale del rifugiato (20 giugno) per attirare l’attenzione internazionale sulla loro richiesta.
Questa azione evidenzierà ancora una volta le difficoltà in cui si dibatte l’ufficio dell’UNHCR ad Amman quando deve fornire assistenza medica al gruppo. Secondo l’agenzia, i rifugiati sono in una zona che ufficialmente non è né territorio iracheno né territorio giordano. Inoltre, a causa della mancanza di sicurezza lungo la frontiera iraco-giordana, “l’accesso dell’UNHCR e l’aiuto ai rifugiati è discontinuo e sporadicoâ€, come affermano in un rapporto presentato lunedì in Giordania.
Fonti dell’agenzia indicano anche che sono in corso colloqui con varie entità per trovare il modo più vantaggioso per aiutare i rifugiati, soprattutto in termini di aiuto sanitario a coloro in sciopero della fame. Ma per l’Agenzia la sistemazione in un paese terzo non è necessariamente un obbligo, e può essere possibile solo se c’è la disponibilità del paese terzo all’ospitalità .
I rifugiati hanno di recente rifiutato l’offerta di aiuto dell’UNHCR per ritornare in Iran, a causa della loro condizione di oppositori politici di Teheran. Dal canto suo , il governo giordano rifiuta l’accolgienza nel timore che centinaia di rifugiati si affollino alle sue frontiere. Il gruppo di profughi si trova nella zona di confine di Karama dopo essere stato costretto ad abbandonare il campo di Al Tash, nel governatorato di Anbar, in Iraq, in seguito all’offensiva americana nella zona del gennaio 2005.
[Iraq] Dieci giorni per non morire
“Dite ai palestinesi della vostra zona di lasciare l’Iraq o verrete tutti uccisiâ€. Questo è quello che hanno detto i suoi rapitori a Luai Sulaiman dopo averlo picchiato furiosamente prima di lasciarlo a terra.
Il 28 maggio Sulaiman, 25 anni, giocatore di calcio, stava tornando a casa dopo la partita di allenamento al campo sportivo del distretto di Al Mansur, a Baghdad, quando tre uomini in una Bmw nera lo hanno rapito. E’ stato legato e portato in una località sconosciuta dove è stato picchiato. Dopo questa esperienza, la scelta di Sulaiman è stata inevitabile. “Ce ne andremo la prossima settimana con altre dieci famiglieâ€, dice. “Già altre venti famiglie sono partirte due settimane fa per il confine con la Siriaâ€.
[Sir-Ira] I due regimi voltano le spalle agli arabi del Khuzestan
Tra intimidazioni e repressione, i rifugiati iraniani sono tra due fuochi.
L'orient- Le jour, 4 giugno 2006
Di fronte alla repressione, le opzioni offerte alle popolazioni sono poche. Per le decine di migliaia di Arabi di Ahwaz ( nel sud ovest dell’Iran), la scelta è stata radicale: fuggire.
Molti si sono rifugiati in Iraq, altri in Siria e i più fortunati si sono installati in Europa, negli Stati Uniti o in Canada. Ma in questi ultimi mesi, i governi iracheno e siriano, stante il loro riavvicinamento con il regime iraniano, portano avanti una campagna di arresti e intimidazioni senza precedenti contro questi rifugiati politici, a dispetto delle numerose condanne internazionali.
Ci sono più di 23.000 Arabi iraniani rifugiati in Iraq, secondo le ultime stime dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) La maggior parte di loro è fuggita dal Khuzestan negli anni ’80, durante la guerra tra Iraq e Iran, e si è posizionata nel sud del paese, nelle zone rurali presso Dujail. Costoro non hanno mai conosciuto tregua. Anche prima dell’invasione americana dell’Iraq, questi rifugiati erano disprezzati dal regime di Saddam Hussein che li considerava come degli “infedeli iranianiâ€, anche se molti di loro avevano collaborato con lui durante la guerra.
[Libano] I Palestinesi: profughi ma non cittadini

Kassem Aina, Direttore di Beit Atfal Assumoud, Organizzazione Non Governativa del Libano, è in Italia per partecipare ad un ciclo di incontri sul tema dei diritti umani in Medio Oriente promosso dall'Associazione "Un Ponte per...", che da anni collabora con il centro libanese. Quello che segue è il testo introduttivo al suo discorso tenuto a Roma il 12 maggio 2006
I Palestinesi in Libano: Profughi ma non cittadini
Raggiungendo il numero di cinque milioni, i profughi Palestinesi rappresentano quasi un quinto del totale della comunità di popolazioni profughe riconosciuta nel mondo e quindi costituisce il più grande problema di profughi non risolto in questo secolo.
[Siria] Damasco accoglie 258 palestinesi in fuga da Baghdad
La Siria ha aperto oggi i suoi confini a 258 rifugiati palestinesi che erano rimasti bloccati alla vicina frontiera tra Iraq e Giordania, dopo essere fuggiti da Baghdad temendo per la loro incolumita'. Lo hanno riferito a Damasco fonti dell' Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr).
''Si', 258 palestinesi hanno attraversato il confine al valico di Al-Tanf. Siamo molto grati alla Siria'', ha confermato un portavoce dell'Unhcr nella capitale siriana, che ha richiesto l'anonimato. Il portavoce non ha voluto dire se Damasco e' pronta ad accogliere altri palestinesi in fuga dall'Iraq dopo essere stati vittime di agressioni e intimidazioni, con numerosi casi di percosse, rapimenti e uccisioni registrati negli ultimi mesi. Il mese scorso, durante la visita a Damasco del ministro degli esteri palestinese Mahmud al-Zahar, il presidente siriano Bashar al-Assad aveva accettato di accogliere in Siria un gruppo di 181 rifugiati rimasti bloccati alla frontiera tra Iraq e Giordania, ma la sua decisione aveva spinto altri 77 rifugiati ad abbandonare Baghdad nella speranza di essere ugualmente accolti.


