[Afghanistan] Origliando la lingua farsi sulla strada per Ghazni
di Ghitano al-yamani
Ho letto molto sull’Afghanistan, ho letto dell’immenso patrimonio artistico e archeologico, dei preziosi tappeti ma soprattutto della generosa ospitalità della sua gente. Delle persone sempre pronte ad accogliere un viaggiatore che si avvicina al loro mondo. E quasi per caso mi capita in mano una guida della Lonley Planet che non immaginavo potesse esistere, intitolata Afghanistan. La prendo, la sfoglio e senza pensarci la compero. Le immagini dei bambini sorridenti che fanatici si mostrano al fotografo mi rapiscono e mi convincono a partire. È da poco tempo che studio la lingua farsi ed un amico che ora non c’è più mi ha insegnato le differenze con il dari, il persiano d’ Afghanistan, ma penso di potermela cavare, e mi tornano alla mente le risate di un’amica iraniana che ascoltando la pronuncia del mio persiano dice che parlo come un bravo afghano. Dopo un attento studio delle carte, decido di arrivare in Afghanistan dal Pakistan attraverso un tratto della Karakoram, l’alta via per la Cina. Che stupefacente luogo l’Asia centrale!!! A cavallo tra medio ed estremo oriente, tra India e Persia, dove volti e razze si mescolano tradendo l’inutilità dei confini politici. Ho fretta di arrivare in Afghanistan ma l’ospitalità e la gentilezza dei pakistani che incontro e la loro squisita cucina speziata e piccante rallenta piacevolmente il mio passo. Non posso definirlo un viaggio comodo, sono costretto ad utilizzare i mezzi di trasporto più diversi, dai passaggi in moto agli affollati e colorati truck. Giunto al confine non ho problemi ad attraversarlo e ad entrare in Afghanistan. Per gli ufficiali al confine sono più una curiosità che un problema.
[Siria-Israele] Donne che vogliono oltrepassare il muro
di Giorgia Baldi
Il problema dei cittadini delle alture del Golan, occupate dagli Israeliani nella guerra del ’67 è spesso minoritario nella caotica situazione politica mediorientale. Nonostante i lunghi scioperi e le barricate dei drusi nei loro villaggi, negli anni ’80 Israele ha obbligato i cittadini delle alture del Golan a prendere la cittadinanza israeliana. Quel momento ha segnato una grande sconfitta politica non solo della Siria ma dei cittadini che lottavano per la propria identità. Sopravvivere chiuso fra stretti confini non è facile: a questi “apolidi” non è permesso di varcare i confini con la Siria, di riabbracciare le loro famiglie, di studiare in Siria”. La Siria la possono guardare dalla loro finestra, la possono sognare, sperare, immaginare, nient’altro.
[Palestina] Addio a Haidar Abdel Shafi
del Palestine/Israel Resources per geocities
Nato a Gaza nel 1919, proprio al termine dell'occupazione Ottomana della Palestina. Uno dei 6 figli dello Sceicco Muheiddin Abdul Shafi,capo dell'Alto Consiglio Islamico (Waqf – l'Autorità che amministrava gli affari dei Musulmani in Palestina) e custode dei
sacri luoghi a Gaza e (dal1925-27) ad Hebron.
Frequentò le scuole elementari a Gaza; le scuole superiori come alunno del Collegio Arabo di Gerusalemme, laureto nel 1936. Andò a Beirut a studiare medicina all'Università Americana, dove si unì al Movimento Nazionalista Arabo (dedicato al nazionalismo Arabo e alla fondazione di uno stato Palestinese).
[Isr-Pal] Bassam Aramin dice di stare aspettando la giustizia Israeliana
di Dan Izenberg per THE JERUSALEM POST
Abin Aramin, 10 anni, è morta improvvisamente il 16 gennaio 2007, dopo essere uscita da scuola camminando sottobraccio lungo la strada con sua sorella e due amiche. Al momento della sua morte, la Polizia di Frontiera stava pattugliando la scuola e la vicina scuola maschile di Anata, un villaggio palestinese a cavallo dei confini della municipalità di Gerusalemme.
[Israele] Ben Gurion oppure l'Inferno?
di Remi Kanazi per electronicintifada
Chiunque abbia varcato l'aeroporto Ben Gurion in Israele, sa bene che si tratta di un' esperienza unica. Confortante per la maggior parte degli ebrei-israeliani, un ingresso veloce e comodo in una nazione creata e sviluppata a loro esclusivo beneficio. Per dei palestinesi-americani, invece, come per molti attivisti che lavorano nella Palestina occupata, si tratta di un'esperienza del tutto diversa. La maggior parte di questi viaggiatori vengono trattenuti per ore, interrogati ripetutamente, alcuni addirittura denudati, e in certi casi (in special modo negli ultimi due anni) viene loro negato l'ingresso.
[Iraq] Mia madre è stata uccisa per non aver indossato il velo
di Nissrin Muhammad per electronicintifada Iraq
Nissrin Muhammad, 19 anni, una studentessa di economia, ha affermato di essere disperata e non sa cosa fare per il fratellino di appena due mesi, Abdul-Aziz, dopo che sua madre è stata uccisa poche settimane fa per non aver indossato il velo.
[Iraq] Viaggio tra i buchi neri dell'Iraq
Le tante falle della ricostruzione irachena svelano le mancanze sanitarie e le enormi somme sottratte dalle organizzazioni alleate. Un'inchiesta di C'era una volta (Rai Tre)
Miliardi di dollari svaniti, opere pubbliche di prima necessità rimaste incompiute, strani giochi finanziari all'ombra della ricostruzione irachena. A distanza di quasi quattro anni dall'inizio dell'intervento alleato in Iraq e dalla caduta di Saddam Hussein, emergono le prime magagne sulla gestione degli aiuti internazionali, e un parvenza di normalità , in Iraq, sembra ancora lontana. A pagarne il prezzo sono i piu' deboli, i bambini, gli ammalati.
[Iraq] Mestieri pericolosi: il parrucchiere
Il mestiere di barbiere oggi a Baghdad, anziche dar da vivere a chi lo esercita, è fonte di sicuro rischio per la vita; così che "molti parrocchiere e barbieri, nel timore di vedersi mozzata la testa, ricorrono al lavoro clandestino". Così titola stamani un reportage dalla capitale irachena il quotidiano panarabo al Sharq al Awsat.
"In misura pariteticà , sia le donne (parrocchiere) che gli uomini (barbieri), -scrive al Sharq al Awsat- sono esposti dalle Fatwa delle varie milizie ad omicidi sistematici che hanno fatto strage, uno dietro l'altro, di moltissime povere anime". I fondamentalisti islamisti "di professione", non hanno mai visto con simpatia questo mestiere: il buon musulmano non pu•, secondo la sharia islamica, "depilarsi", ne è gradito il taglio dei capelli "alla maniera dei marines", tanto desiderata dai giovanissimi.
[Libano] Rima, il volto femminile di Hezbollah
Si muove con discrezione nella confusione del dopo-guerra libanese, fra le rovine del distretto di 'al-Dahya al-Janubiyya' (quartiere meridionale), lontano dal lusso dei quartieri orientali (intatti) della capitale libanese. Per molte libanesi e' il volto femminile di Hezbollah, la portavoce di una offensiva condotta non con le armi bensi' con la solidarieta': Rima Fakhry, poco piu' che trentenne, e' l'unica donna nel Consiglio politico di Hezbollah. Designata due anni fa come rappresentante delle militanti del partito in seguito alle pressioni per potenziare la presenza femminile ai vertici, la Fakhry - una laurea all'Universita' Americana di Beirut e una lunga esperienza nel comitato delle donne di Hezbollah - mostra di avere una visione molto chiara del futuro. "La nostra lotta continuera' perche' gli Stati Uniti non si arrenderanno facilmente- spiega ad adnkronos - Assumera' diversi aspetti, a volte anche quello di una tregua''. Ma - prosegue la Fakhry - ''non si concludera' se non con la vittoria di una delle due parti'' sul nemico. Nessuna tentazione di compromesso, quindi, fedele alla linea ribadita da Hasan Nasrallah nel suo 'discorso della vittoria' tenuto dieci giorni fa a Beirut. ''Il Medio Oriente e' fondamentale nello scacchiere geopolitico mondiale - ricorda la rappresentante del Partito di Dio - per questo dalla conclusione della guerra fredda, gli Stati Uniti stanno tentando di mettere le mani su questa regione. Ma Hezbollah, come altri gruppi nella regione, rifiuta simili interferenze''. Dalla nuova sala stampa degli Hezbollah, la polverosa tenda di 'Bi'r al-Abed' allestita nel quartiere sud della capitale distrutto dalle incursioni israeliane, non giunge nessun accenno insomma alle voci secondo cui nei raid aerei sarebbero andati distrutti la gran parte dell'arsenale missilistico dei miliziani del partito.
[Palestina] La povertà spinge i bambini a lavorare ai check-point
Sei mesi di un embargo internazionale paralizzante per i territori occupati palestinesi hanno portato l' economia ad un punto morto. Di conseguenza, i bambini sono spinti sempre piu a cercare un lavoro per aiutare la loro famiglia.
"quando mio padre si è trovato senza lavoro, ho raggiunto i miei amici che lavorano al check-point per aiutare la mia famiglia di 11 persone ", dice Subhi Abdullah, 16 anni, parlando del suo lavoro di confine al check-point israeliano d’al-Hawawer, a Hebron, in Cisgiordania.


