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10 December 2025

[Israele] I coloni israeliani sono una minaccia esistenziale per i pacifisti israeliani

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[Palestina] Coloni ed esercito israeliani all’assalto della Cisgiordania durante la raccolta delle olive

Nel mese di ottobre 2025, le violenze perpetrate da coloni israeliani e forze militari israeliane in Cisgiordania hanno raggiunto livelli senza precedenti negli ultimi due decenni trasformando la stagione della raccolta delle olive in un’arena di terrore sistematico contro le comunità palestinesi. Secondo la Commissione palestinese di Resistenza al Muro e alle Colonie (CWRC) le forze di occupazione e i coloni hanno realizzato un totale di 2.350 attacchi nel mese di ottobre, un dato allarmante che conferma come la violenza non rappresenti una serie di episodi isolati, ma piuttosto una politica organizzata e sistematica volta a svuotare i territori dalla popolazione palestinese autoctona.

Il capo della CWRC, Muayyad Sha’ban, ha rivelato che l’esercito israeliano è responsabile di 1.584 di questi assalti, mentre i coloni hanno commesso 766 attacchi diretti. Le violenze si sono concentrate principalmente nei governatorati di Ramallah con 542 incidenti, Nablus con 412 e Hebron con 401, interessando villaggi ben noti come Turmus Ayya, Burin, Deir Jarir, Beita e Duma. Questi numeri rappresentano il picco della cosiddetta violenza da raccolta: durante la stagione della raccolta delle olive, che inizia a inizio ottobre, i coloni intensificano i loro attacchi contro i contadini palestinesi, distruggendo campi, incendiando raccolti e assaltando i villaggi.

L’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) delle Nazioni Unite ha documentato oltre 259 attacchi contro i raccoglitori di olive e 126 incidenti in almeno 70 villaggi palestinesi, con la devastazione di più di 4.000 piante di ulivo e arbusti. Le forze di occupazione hanno utilizzato pretesti di “sicurezza” per chiudere vaste aree di terra palestinese, creando zone di accesso negato dove i coloni potevano operare con totale impunità.​​

La complicità e la sinergia dell’ l’Idf negli attacchi dei coloni
Le responsabilità dell’esercito israeliano nella tolleranza e nell’incoraggiamento diretto della violenza dei coloni rappresentano un aspetto cruciale che caratterizza questi attacchi come forme di terrore di stato, piuttosto che come azioni di cittadini privati. Numerose testimonianze documentate da organizzazioni per i diritti umani come B’Tselem, Breaking the Silence e Human Rights Watch confermano che i soldati israeliani hanno non solo protetto i coloni durante gli attacchi, ma hanno anche partecipato direttamente alla violenza. Nel villaggio di Bita, a sud di Nablus, il 10 ottobre 2025, più di 80 coloni armati e mascherati hanno attaccato agricoltori palestinesi e attivisti internazionali, ferendo 35 palestinesi e incendiando 17 veicoli, mentre le forze militari presenti bloccavano l’accesso dell’ambulanza e impedivano ai soccorritori di raggiungere i feriti. In episodi simili a Turmus Ayya, i coloni hanno attaccato raccoglitori di olive mentre l’esercito sparava colpi di arma da fuoco verso i contadini palestinesi, costringendoli ad abbandonare le loro terre. Il governatore generale del Comando Centrale dell’IDF, Avi Bluth, avrebbe impartito ordini ai militari di sparare per uccidere chiunque fosse intento a lavori di scavo, politica che ha legitimato uccisioni sommarie di civili inermi. Inoltre, il ministro della Difesa Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir hanno distribuito oltre 120.000 armi da fuoco ai coloni dal 2023Unità di difesa territoriale composte da coloni armati, cresciute di cinque volte in numero, sono state ufficialmente integrate nell’esercito israeliano, cancellando completamente la linea tra forze militari e milizie di coloni. Secondo i rapporti di organizzazioni israeliane critiche come Haaretz e B’Tselem, molte unità di fanteria, specialmente quelle di riserva dispiegate in Cisgiordania, sono ora guidate da coloni estremisti che hanno infiltrato le stesse strutture militari, trasformando effettivamente l’IDF in un’estensione del movimento coloniale.​

Le vittime palestinesi hanno nomi, età e storie di perdita che rappresentano il costo umano di questa violenza sistematica. Jihad Mohammad Ajaj, un giovane di 26 anni, è stato colpito e ucciso da un colono armato all’ingresso del villaggio di Deir Jarir il 7 ottobre 2025, portando il numero totale di palestinesi uccisi da coloni nel 2025 a 14 vittimeAhmed Rubhi Al-Atrash, di 19 anni, è stato sparato in testa da un colono armato mentre si trovava all’ingresso settentrionale di Hebron; le forze militari hanno impedito ai paramedici della Mezzaluna Rossa di raggiungerlo mentre giaceva sanguinante, fino alla sua morte. Jamil Atef Hannani, di soli 17 anni, è stato ucciso dalle forze israeliane durante un’incursione militare nel villaggio di Beit Furik, a est di Nablus. Nel mese di ottobre solo, le forze di occupazione e i coloni hanno ferito più di 40 palestinesi. Secondo le statistiche palestinesi fornite dal Ministero della Salute e dalle organizzazioni di monitoraggio internazionali, più di 1.063 palestinesi sono stati uccisi e oltre 10.300 feriti in attacchi da parte dell’esercito israeliano e dei coloni dal 7 ottobre 2023. La violenza non si limita agli adulti: nel 2025, almeno 18 bambini sotto i 15 anni sono stati uccisi da fuoco israeliano, tra cui bambini come Layla, di due anni, uccisa mentre sedeva sulle ginocchia di sua madre, e Saddam, di dieci anni, colpito mentre teneva il telefono di suo padre. Oltre alle vittime dirette, decine di migliaia di palestinesi sono stati arrestati, con circa 1.600 bambini fra gli arrestati, spesso sottoposti a torture, violenze sessuali e maltrattamenti nelle prigioni israeliane.​

Le terre, i villaggi e i raccolti palestinesi sono diventati il principale bersaglio di una campagna coordinata di espropriazione e distruzione. Nel villaggio di Khirbet Umm al-Khair, una comunità beduina di circa 250 persone nella regione di Masafer Yatta nel sud della Cisgiordania, l’autorità di occupazione ha emesso 14 ordini di demolizione finali nel mese di ottobre 2025 contro case residenziali, il centro comunitario e strutture agricole, una chiara indicazione di una campagna imminente di demolizione e sfollamento forzato. Dal 2007, questo stesso villaggio ha subito più di 20 operazioni di demolizione che hanno distrutto oltre 100 strutture residenziali, agricole e di servizio. I coloni hanno stabilito sette nuovi avamposti illegali nel mese di ottobre, costruendoli principalmente su terre palestinesi nelle regioni di Hebron e Nablus. Durante questo periodo, i coloni hanno effettuato 352 atti di vandalismo e furto ai danni di proprietà palestinesi, hanno distrutto e avvelenato 1.200 alberi di ulivo (con 352 in Hebron, 320 a Ramallah, 237 a Nablus e altre quantità nelle altre regioni), hanno bruciato case e veicoli, tagliato reti idriche e danneggiato impianti di energia solare. Nel villaggio di Abu Sidra, a est di Gerusalemme est, i coloni hanno incendiato nove abitazioni di lamiera durante un attacco coordinato il 24 ottobre 2025. Nel territorio della Valle del Giordano, i coloni hanno minacciato famiglie palestinesi con ultimatum, dicendo loro che avevano solo otto giorni per abbandonare le loro terre onde evitare la violenza, come accaduto a Khirbet Samra dove famiglie beduine che vivevano da più di 20 anni sono state forzatamente sfollate. Le autorità di occupazione hanno sequestrato 244,8 dunams di terre palestinesi attraverso 13 ordini militari, trasformandole in “zone cuscinetto” intorno agli insediamenti. Nove insediamenti completamente nuovi e 49 nuovi avamposti sono stati stabiliti tra il 31 ottobre 2023 e il 1 novembre 2024, rappresentando un aumento del 193 percento rispetto al periodo precedente, segnando il più grande furto di terre in Cisgiordania negli ultimi 30 anni.​

 

La resistenza dei palestinesi
Le comunità palestinesi hanno reagito alla violenza attraverso una resistenza popolare organizzata, sebbene spesso disarmata e vulnerabile alle rappresaglie. La Commissione di Resistenza al Muro e alle Colonie e i comitati popolari territoriali hanno continuamente denunciato la violenza come “terrore di stato” pianificato negli uffici dell’amministrazione di occupazione e eseguito dalle milizie di coloni con impunità totale. In una dichiarazione, i comitati di resistenza territoriali hanno sottolineato l’importanza della protezione civile popolare per le comunità palestinesi che affrontano rischi di sfollamento forzato, chiamando al coordinamento internazionale per proteggere i villaggi sotto attacco costante e facilitare il ritorno delle comunità già sfollate. I villaggi come Duma, guidati da leader come Suleiman Dawabsheh, presidente del consiglio comunale, hanno organizzato la loro autodifesa attraverso presidi civili e videoregistrazione degli attacchi, documentando ogni incidente per creare prove dei crimini perpetrati. Nel villaggio di Umm al-Khair, nonostante l’uccisione dell’attivista Awdah Hathaleen da parte del colono Yinon Levy nel luglio 2025, e le continue violenze, i leader comunitari come Khalil al-Hathalin hanno affermato fermamente: “Resteremo sulla nostra terra. L’omicidio di Awdah non ha spezzato il popolo. Sappiamo cosa Awdah avrebbe voluto”. Attivisti come Eid e Tariq, malgrado le torture subite nelle carceri israeliane dopo gli arresti forzati, continuano a promuovere la resistenza non-violenta, sostenendo che “dobbiamo rimanere pacifici, rimanere non-violenti, e mantenere la speranza”. Diverse organizzazioni israeliane critiche, inclusi gli ex-soldati di Breaking the Silence e i columnisti di Haaretz come Gideon Levy, hanno pubblicamente denunciato la complicità dell’esercito e l’impunità dei coloni, descrivendo la situazione come impossibile e sottolineando che “non è più possibile essere un palestinese in Cisgiordania”. La comunità internazionale, sebbene consapevole della situazione, ha in gran parte voltato lo sguardo dai crimini della Cisgiordania mentre l’attenzione rimane focalizzata su Gaza, permettendo alle violenze di continuare senza conseguenze tangibili per i perpetratori. La Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato nel luglio 2025 che l’occupazione israeliana della Cisgiordania è illegale secondo il diritto internazionale e ha richiesto l’evacuazione di tutti gli insediamenti, ma questa sentenza è rimasta largamente ignorata dalle autorità israeliane e senza meccanismi di applicazione coercitiva che potessero interrompere le violenze sistematiche in corso.

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