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20 January 2026

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[Arabia Saudit] Le sbarre invisibili: la morte di Qasim al-Qathrdi e la sofferenza degli anziani in carcere

Nella primavera del 2025, mentre il sole infuocato di Riyadh batteva sulle mura del carcere di al-Ha’ir, la vita di Qasim al-Qathrdi si spegneva tra il silenzio delle celle e l’indifferenza delle autorità. Settant’anni, accademico e predicatore, arrestato nel 2021 con accuse vaghe di “disturbo dell’ordine pubblico”, condannato a otto anni di prigione seguiti da un divieto di viaggio altrettanto lungo. La sua morte, avvenuta il 29 aprile 2025, non è stata solo una tragedia personale, ma l’ennesimo simbolo di un sistema che umilia e dimentica chi, anziano e fragile, viene lasciato morire per negligenza medica.

La sua storia si intreccia con quella di tanti altri prigionieri anziani, uomini di pensiero, clero e attivisti, detenuti per aver espresso opinioni scomode o per aver cercato di difendere i diritti umani. La sua agonia è stata preceduta dal rifiuto delle cure e dalla negazione della libertà provvisoria, nonostante il suo stato di salute si deteriorasse progressivamente. “La morte di al-Qathrdi non è un caso isolato”, ha dichiarato Samer Alshumrani, responsabile delle operazioni di SANAD, l’organizzazione saudita per i diritti umani che ha denunciato il fatto. “Stiamo lanciando l’allarme sul pericolo che corrono i detenuti anziani e chiediamo alle autorità saudite di rilasciare immediatamente tutti coloro che sono arbitrariamente detenuti e di garantire cure adeguate a ogni prigioniero”.

A pochi giorni dalla morte di al-Qathrdi, l’Arabia Saudita ospitava la visita di una relatrice speciale delle Nazioni Unite, invitata ufficialmente dal governo per verificare la condizione dei detenuti più anziani. Ma dietro la facciata della collaborazione, la realtà era ben diversa: le autorità carcerarie hanno impedito alla funzionaria ONU di incontrare i due prigionieri che aveva espressamente richiesto di visitare, il prete Safar Al-Hawali, 75 anni, e l’attivista Salman Al-Ouda, 69 anni. Il rifiuto di accesso, ha sottolineato la relatrice, viola le regole che disciplinano le visite ufficiali degli esperti delle Nazioni Unite.

La vicenda di al-Qathrdi si inserisce in un quadro più ampio di abusi e negligenze sistematiche. Le condizioni di detenzione in Arabia Saudita sono state più volte denunciate da organizzazioni internazionali: detenuti anziani che faticano a salire le scale, a camminare fino alla mensa, a vestirsi o a usare il bagno senza aiuto. Molti di loro sono costretti a lavorare in carcere senza alcuna retribuzione, ricevendo come unica ricompensa la possibilità di vedere i propri familiari, diritto che dovrebbe essere garantito a tutti, non trasformato in un incentivo.

 

Tra le mura di al-Ha’ir, la dignità umana sembra svanire. Altri nomi si aggiungono alla lista delle vittime: Abdullah al-Hamid, professore e riformista, morto nel 2020 a 69 anni; Musa al-Qarni, riformista politico, morto nel 2021 a 67 anni; Ahmed al-Amari, ex decano della facoltà di Corano all’Università Islamica di Medina, morto nel 2019 a 69 anni. E ancora oggi, uomini come Safar Al-Hawali, 75 anni, Abdullah Al-Yahya, 73, Ibrahim Al-Nasser, 71, Salman Al-Ouda, 69, Zuhair Kutbi, 69, Awad Al-Qarni, 68, Mohammed Dulaim Al-Qahtani, 67, e Aida Al-Ghamdi, 67, restano arbitrariamente detenuti, spesso a rischio della vita.

Mentre l’Arabia Saudita si prepara a ospitare grandi eventi internazionali come l’Expo 2030 e i Mondiali di calcio 2034, le organizzazioni per i diritti umani chiedono al governo di dimostrare un impegno reale verso la dignità delle persone, iniziando dal rilascio immediato e incondizionato di tutti i difensori dei diritti umani arbitrariamente detenuti, a cominciare dagli anziani la cui salute è ormai compromessa. La voce di Qasim al-Qathrdi si è spenta tra le mura di una prigione, ma la sua storia resta un monito per chiunque creda che la giustizia e l’umanità possano essere negate dall’indifferenza e dalla repressione

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