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22 January 2026

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[Emirati] Il poeta Abdul Rahman Yusuf inghiottito dalla repressione

A un anno esatto dal suo arresto, Abdul Rahman Yusuf al-Qaradawi rimane intrappolato in una cella degli Emirati Arabi Uniti, dove le autorità lo tengono in isolamento prolungato senza accesso a legali, senza comunicazioni con il mondo esterno, senza spiegazioni ufficiali. Il 28 dicembre 2024 lo ha visto catturato al confine libanese di Masnaa mentre rientrava dalla Siria; il 5 gennaio 2025 è stato illegalmente estradato agli Emirati; oggi, 4 gennaio 2026, si completa un ciclo di dodici mesi di quello che organizzazioni internazionali per i diritti umani definiscono “scomparsa forzata”. Un poeta, accusato di aver parlato, condannato al silenzio.

Abdul Rahman Yusuf al-Qaradawi è un poeta egiziano-turco di 55 anni, figura intellettuale e attivista politico che ha dedicato la sua vita a denunciare l’autoritarismo nei regimi del Medio Oriente. Figlio dello studioso islamico Yusuf al-Qaradawi, persona influente nel mondo arabo, Rahman ha scelto una strada radicalmente diversa: quella di opposizione diretta ai potentati regionali anziché compromesso con essi.

Durante la Primavera Araba del 2011, fu uno dei principali sostenitori della rivoluzione egiziana e candidato per il movimento di Mohammad El Baradei, sognando un’Egitto democratico e pluralista. Tuttavia, il ritorno all’autoritarismo sotto il regime di Abdel Fattah El-Sisi ha costretto Rahman all’esilio in Turchia nel 2017, dopo essere stato condannato in contumacia per “opposizione allo stato” basata su critica sui social media. Da allora, ha continuato a scrivere e a denunciare pubblicamente le violazioni dei diritti umani, distinguendosi per poesie di lamento dedicate ai martiri palestinesi, tra cui il defunto leader di Hamas Yahya Sinwar.

La cattura nel dicembre 2024 rappresenta il culmine di una strategia coordinata di repressione transnazionale. Mentre celebrava il crollo del regime di Bashar al-Assad in Siria—un gesto simbolico di solidarietà con i movimenti di liberazione regionali—è stato arrestato sulla base di una richiesta di estradizione degli Emirati, che lo accusavano di diffondere “false notizie” e “disturbare la sicurezza pubblica”. In realtà, il “reato” era un video in cui criticava apertamente le autorità egiziane, emiratine e saudite, definendole “arabi sionisti” e invocando il cambiamento politico nel Medio Oriente.

Otto giorni dopo, il governo libanese lo ha estradato illegalmente agli Emirati Arabi Uniti, violando le convenzioni internazionali sulla protezione dei richiedenti asilo. Da allora, Rahman è scomparso. Amnesty International, Human Rights Watch ed Euromed Rights hanno documentato la sua detenzione come “scomparsa forzata”, confermando che si trova in celle di isolamento senza accesso legale.

La sua detenzione è un sintomo di una strategia più ampia: regimi autoritari che collaborano attraverso i confini per silenziare voci scomode. Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno dimostrato che non tollerano critiche, nemmeno da cittadini in esilio. La storia di Rahman non è una storia individuale di sventura; è una storia di come il potere autoritario nel Medio Oriente funziona quando parole che provocano paura vengono pronunciate da un poeta. E mentre il calendario segna dodici mesi di detenzione, il silenzio attorno a lui rimane il crimine più grande.

Il sito del poeta Abdul Rahman Yusuf 

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