Nel territorio palestinese, sottoposto a un assedio costante, i raid israeliani continuano a mietere vittime ogni giorno. Solo nella notte di domenica, secondo il portavoce della Difesa Civile Mahmoud Bassal, sono stati uccisi 43 palestinesi. Tra questi, dieci persone – tra cui donne e bambini – sono morte in un attacco su un mercato di Gaza città. Nel campo profughi di Nousseirat, nel centro della Striscia, venti persone, inclusi diversi bambini, sono state uccise vicino a un punto di distribuzione di acqua potabile; altri tre morti si contano nel campo di sfollati di Al-Mawassi, nel sud.
Le scene negli ospedali sono strazianti: al-Aqsa a Deir al-Balah e al-Awda a Nousseirat sono luoghi di dolore, con i corpi delle vittime avvolti in teli di plastica, madri in lacrime accanto ai figli feriti e sangue ovunque. La popolazione civile, esausta e disperata, lancia un appello al mondo. Khaled Rayan, residente a Nousseirat, racconta di essere stato svegliato da esplosioni devastanti e di aver visto il vicino e i suoi figli sotto le macerie. Mahmoud al-Chami, un altro abitante, chiede che la guerra finisca: “Basta, stanno uccidendo civili, non ci resta più nulla”.
L’esercito israeliano, interpellato sulle accuse, ha dichiarato di stare verificando i fatti, ma ha rivendicato di aver colpito oltre 150 “obiettivi terroristici” nelle ultime 24 ore, tra cui depositi d’armi e siti di lancio di missili. Tuttavia, le restrizioni imposte ai media e le difficoltà di accesso rendono impossibile una verifica indipendente delle cifre e delle dichiarazioni delle parti coinvolte.

