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11 July 2026

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[Gaza] Aiuti umanitari interrotti discrezionalmente

La Gaza Humanitarian Foundation ha deciso ancora una volta di interrompere tutte le attività di distribuzione degli aiuti nella Striscia di Gaza, esortando la popolazione affamata a non avvicinarsi ai centri, per motivi di sicurezza. Pochi giorni fa, l’organizzazione aveva già sospeso il proprio lavoro per più di 24 ore a seguito di un attacco dell’esercito israeliano che aveva provocato numerose vittime e feriti tra le persone in attesa di assistenza.

Nella giornata di ieri almeno 52 palestinesi sono stati uccisi in attacchi israeliani in diverse aree della Striscia di Gaza, hanno riferito fonti mediche , mentre l’organizzazione sostenuta dagli Stati Uniti ha annunciato la riapertura di due centri di distribuzione degli aiuti nella regione devastata dalla guerra.

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Secondo fonti mediche, almeno sette persone, tra cui quattro giornalisti, sono morte giovedì in un attacco con droni israeliani contro l’Ospedale Battista Al Ahli a Gaza City. Le autorità sanitarie palestinesi hanno confermato il decesso dei quattro giornalisti.

Mustafa Barghouti, leader dell’Iniziativa Nazionale Palestinese e presidente del Palestinian Medical Relief Society, ha dichiarato che la Gaza Humanirian Foundation rappresenta un tentativo di Israele di controllare la distribuzione degli aiuti per fini politici, piuttosto che umanitari. Barghouti ha sottolineato che la militarizzazione degli aiuti e l’impiego di appaltatori privati statunitensi compromettono la neutralità e l’efficacia dell’assistenza umanitaria.

Anche le Nazioni Unite e diverse organizzazioni non governative hanno sollevato preoccupazioni simili. Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, ha descritto la GHF come una “foglia di fico” per mascherare ulteriori violenze e sfollamenti dei palestinesi a Gaza, definendo il piano una “distrazione deliberata” dai problemi in corso nella regione. Ha affermato che il piano rende l’assistenza condizionata agli obiettivi politici e militari di Israele, trasformando la fame in una merce di scambio.

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