Israele ha ucciso almeno 30 persone a Gaza venerdì, tra cui sette bambini, con attacchi concentrati nelle zone densamente popolate di Gaza City, dove le forze israeliane hanno ormai conquistato il 40% della città. L’offensiva per il controllo della capitale palestinese ha raggiunto, secondo il corrispondente di Al Jazeera Tareq Abu Azzoum, “il cuore della città”. “Le aree colpite sono diventate invivibili” racconta, mentre i civili si spostano verso ovest, prossimi a subire anch’essi una “distruzione di massa” imminente. Israele ha intensificato gli attacchi non solo contro case residenziali ma anche contro i campi profughi, con l’UNICEF che definisce la situazione “impensabile”.
Il ministero della salute di Gaza denuncia che almeno il 30% delle vittime degli attacchi israeliani sono bambini, con una media di 28 bambini uccisi al giorno dal conflitto iniziato nell’ottobre 2023. In tutto, si contano almeno 64.231 morti e 161.583 feriti nella Striscia, mentre Israele ha perso 1.139 persone negli attacchi del 7 ottobre e circa 200 sono rimaste prigioniere.
Non si fermano inoltre le violenze dei coloni israeliani nella Cisgiordania occupata: decine di coloni hanno assaltato una comunità palestinese vicino a Hebron, ferendo con bastoni e coltelli 20 persone, inclusi bambini e un neonato, secondo l’agenzia Anadolu. Gli attacchi si inseriscono in un contesto di tensione crescente che vede continuare il pressing israeliano sulla popolazione palestinese.
L’esperto Lorenzo Kamel, docente di relazioni internazionali all’Università di Torino, sottolinea come il “livellamento” di Gaza City potrebbe richiedere mesi o più di un anno, considerando anche le distruzioni già avvenute a Beit Hanoun e Rafah. Kamel cita anche le dure posizioni del ministro israeliano di estrema destra Smotrich, il quale sostiene che l’obiettivo israeliano resta la “espulsione collettiva volontaria e l’occupazione permanente” della Striscia, indipendentemente dalla resa di Hamas.
La crisi umanitaria continua a peggiorare, mentre sul piano politico Finlandia si è unita a Francia e Arabia Saudita per sostenere la soluzione a due stati, un appello che si contrappone all’escalation militare sul terreno.
Queste dinamiche sottolineano la gravità della situazione a Gaza e nel resto dei territori palestinesi, con il rischio di un deterioramento ancora maggiore della sicurezza regionale e di ulteriori vittime innocenti.

