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14 July 2026

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[Gaza] I passi necessari per arrivare al cessate il fuoco. Hamas: Accordo accettato, nessuna rinuncia alla resistenza, i sacrifici del popolo non saranno vani

Israele e Hamas hanno annunciato un’intesa sulla prima fase di una tregua a Gaza, ma il cessate il fuoco ufficiale resta, per ora, vincolato alla ratifica formale del governo israeliano attesa in serata. Mentre centinaia di parenti e sostenitori degli ostaggi si riuniscono nella cosiddetta Hostages Square di Tel Aviv, fra speranze e commozione, sul terreno la situazione resta instabile. Hamas, pur avendo accettato il rilascio di tutti i rapiti ancora in vita e di quelli uccisi se localizzati, mantiene il vincolo del ritiro totale dell’IDF (esercito israeliano) dal territorio di Gaza come precondizione all’effettiva liberazione di tutti i sequestrati. Da parte nord, Israele insiste: nessuna conferma della tregua finché il gabinetto non si sarà espresso.

La notte è stata segnata da nuovi episodi di violenza, con l’esercito israeliano che ha ferito due dei propri soldati nel nord della Striscia durante scontri con miliziani di Hamas. Sul litorale, i carri armati israeliani hanno aperto il fuoco per impedire il ritorno di migliaia di civili palestinesi a Gaza City e nelle aree settentrionali, considerate ancora troppo pericolose nonostante l’annuncio dell’accordo. L’IDF, si precisa, si prepara a un graduale ritiro ma solo dopo la ratifica dell’intesa. Immagini di devastazione e colonne di fumo sullo sfondo ricordano che la violenza, sul campo, non si è ancora arrestata del tutto.

La comunità internazionale sottolinea il carattere inedito dell’accordo: l’Egitto parla di un “momento storico”, la Russia si dice sollevata dalla prospettiva della tregua e auspica passi concreti per porre fine a un conflitto che dura ormai da due anni, mentre l’attenzione resta sulla possibile apertura di un secondo capitolo negoziale per affrontare questioni più strutturali una volta liberati gli ostaggi. Fra la folla di Tel Aviv cresce il consenso per il ruolo mediatore svolto dagli Stati Uniti: il presidente Trump, acclamato nelle piazze, e l’inviato speciale americano Witkoff appaiono nelle foto con i negoziatori egiziani e qatarioti, immortalando il momento dell’intesa a Sharm el-Sheikh.

Hamas, attraverso un comunicato rilasciato dopo notte di negoziati e ampiamente ripreso dai media arabi, ha annunciato di aver accettato un accordo che prevede la fine della guerra su Gaza, il completo ritiro delle forze di occupazione, lo scambio reciproco di prigionieri e l’ingresso degli aiuti umanitari. Hamas ha espresso “profondo apprezzamento agli sforzi dei fratelli mediatori in Qatar, Egitto e Turchia”, sottolineando anche il ruolo diretto del presidente statunitense Donald Trump per il raggiungimento dell’intesa.Nel comunicato odierno Hamas ha richiamato tutti i garanti internazionali e regionali a “imporre al governo di occupazione l’esecuzione integrale delle intese”, senza consentire dilazioni o ritardi nell’attuazione effettiva. Hamas afferma che non rinuncerà ai diritti nazionali palestinesi: “Le sofferenze e i sacrifici del nostro popolo non saranno vani, e rimarremo impegnati fino a libertà, indipendenza e autodeterminazione”.

Il movimento ha reso noto di aver trasmesso una lista di detenuti palestinesi da liberare, legando il rilascio degli ostaggi israeliani alla liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti in Israele. Hamas ha dichiarato di voler continuare i suoi sforzi “fino all’ultimo prigioniero palestinese liberato”. Fonti vicine ai vertici di Hamas, intervistate da Al Arabiya e confermate dai negoziatori egiziani, hanno chiarito che Hamas ha accettato il congelamento delle armi (“tashjīd al-silāḥ”), ma non la loro consegna a parti terze non arabe – condizione proposta negli ultimi giorni nei negoziati. Si discute quindi una de-escalation militare di medio periodo piuttosto che una vera e propria smilitarizzazione.

Hamas esprime un tributo al “popolo eroico di Gaza, Gerusalemme e Cisgiordania” e afferma di aver fatto fallire i piani israeliani di annientamento e sfollamento forzato. Resta centrale il tono di resistenza popolare, dichiarando che “nessun diritto sarà abbandonato e la lotta continuerà fino all’indipendenza”.

 

Non tutti, però, guardano all’intesa con lo stesso entusiasmo: tra gli investitori globali, ad esempio, il colosso della logistica Maersk vede crollare il proprio titolo in borsa, timoroso che una stabilizzazione del Mar Rosso significhi la fine del boom del trasporto merci causato dai blocchi. Anche il futuro della regione resta incerto: l’Egitto ribadisce che non tollererà una presenza militare israeliana permanente alla frontiera, mentre la vera prova della pace sarà la capacità di Israele e Hamas di passare dalle firme ai fatti concreti e irrevocabili sul terreno.

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