Israele afferma di aver “ripreso l’applicazione del cessate il fuoco” dopo una serie di bombardamenti su Gaza che hanno causato almeno 104 morti, tra cui 46 bambini, secondo fonti mediche. L’escalation segna le 24 ore più sanguinose da quando la tregua, mediata dagli Stati Uniti, è entrata in vigore circa tre settimane fa.
Il presidente Donald Trump ha difeso le azioni di Israele, sostenendo che lo Stato ebraico “ha reagito” dopo che un suo soldato era stato “eliminato”, ma ha ribadito che “nulla metterà a rischio” la tregua. Ha aggiunto che Hamas “deve comportarsi correttamente”.
Il nuovo bagno di sangue è seguito all’ordine del primo ministro Benjamin Netanyahu di lanciare “attacchi potenti” in risposta a uno scontro a fuoco a Rafah, nel sud della Striscia, in cui un soldato israeliano è rimasto ucciso. Secondo le autorità sanitarie di Gaza, dall’inizio della guerra, nell’ottobre 2023, oltre 68.500 palestinesi sono stati uccisi e più di 170.000 feriti.
All’ospedale al-Shifa di Gaza City, il personale medico ha descritto scene di terrore: corpi trafitti dalle schegge e dai chiodi contenuti nei missili e nelle bombe israeliane. “Molti soffrono di emorragie interne,” ha raccontato un operatore sanitario, mentre droni kamikaze continuavano a sorvolare la città a bassa quota seminando panico.
Da Londra a Berlino, cresce la preoccupazione per la fragilità della tregua. Il primo ministro britannico Keir Starmer si è detto “profondamente preoccupato” per i raid israeliani e ha invitato tutte le parti a rispettare il cessate il fuoco, definendolo “l’unica via verso una pace duratura”. Dello stesso tono il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, che ha esortato Israele a “mostrare moderazione militare per evitare ulteriori sofferenze”.
A Bruxelles, la vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera è stata ancora più diretta, scrivendo: “Abbiamo bisogno di un’occasione per la pace, non di scuse per nuovi attacchi.” Pur evitando critiche aperte a Israele, un portavoce della Commissione ha ribadito che “non esiste una soluzione militare a questo conflitto”.
Dal canto suo, Hamas ha accusato Israele di voler “minare la tregua e imporre nuovi fatti compiuti con la forza”, denunciando quella che definisce “la complicità americana” nelle operazioni israeliane. Il movimento ha lanciato un appello ai mediatori affinché esercitino pressioni su Israele per fermare i raid.
A complicare ulteriormente la situazione, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha vietato al Comitato Internazionale della Croce Rossa di visitare migliaia di detenuti palestinesi classificati come “combattenti illegali”, una decisione che le organizzazioni per i diritti umani giudicano una grave violazione delle norme internazionali.
Mentre la polvere si posa sulle macerie di Gaza, i civili restano intrappolati tra le promesse infrante di tregua e il costante ronzio dei bombardieri. Sulla carta la tregua resiste, ma sul terreno paura e sangue rendono sempre più lontana ogni idea di pace.

