La cosiddetta linea gialla che delimita la tregua nella Striscia di Gaza sta assumendo una forma sempre più tangibile e fisica. Le truppe israeliane hanno iniziato a installare pesanti marcatori gialli ogni 200 metri per segnare l’area sotto il loro controllo durante la prima fase della tregua. Questa linea divide Gaza quasi a metà verticalmente.
Se nella parte occidentale Hamas cerca di riaffermare il proprio controllo nel vuoto lasciato dal parziale ritiro israeliano nella parte orientale e lungo i confini settentrionali e meridionali le truppe israeliane rafforzano postazioni militari e sparano a chiunque si avvicini alla linea, segnata o meno.
Come riferisce al quoridiano britannico The Guardian Mohammad Khaled Abu al-Hussain, abitante della zona orientale controllata dall’Idf, racconta come avvicinarsi alla propria casa sia pericoloso, con spari e droni che sorvegliano ogni movimento. “Cosa significa un cessate il fuoco se non posso tornare a casa?” domanda pleonasticamente al giornalista.
Il primo ministro israeliano Netanyahu ha ribadito domenica che il controllo della sicurezza per ragiondi di sicurezza spetta a Israele che deciderà autonomamente dove colpire e quali truppe straniere ammettere per far rispettare la tregua. La linea gialla è stata accompagnata da un ordine di tiro libero sui trasgressori. Nonostante la tregua più di venti palestinesi vengono uccisi ogni giorno, molti dei quali vicino alla linea gialla e pochi sfollati riescono a rientrare nelle aree sotto controllo israeliano.
I media israeliani parlano sempre più della linea gialla come di un “nuovo confine”, con analisti che prevedono la creazione di una barriera sofisticata che restringerà la Striscia di Gaza, ampliando il Negev occidentale e permettendo nuovi insediamenti israeliani.
Per la popolazione di Gaza, ridotta a 2,1 milioni di persone costrette in metà territorio devastato dai bombardamenti, questa divisione rappresenta una drammatica realtà quotidiana. Mohammed e Ayman, due abitanti della zona orientale, raccontano di non poter vedere chiaramente la linea gialla e di essere sorvegliati e attaccati se tentano di attraversarla.
Le organizzazioni umanitarie avvertono che ciò che è temporaneo in territori occupati tende a diventare permanente.
Più della metà degli abitanti non può tornare nelle proprie case né pianificare la ricostruzione. Le speranze nate dal cessate il fuoco si affievoliscono davanti ai nuovi bombardamenti, ai veicoli militari e ai droni che sorvegliano incessantemente.
Salah Abu Salah, residente nella zona orientale, teme che Israele voglia stabilire nuovi confini che la popolazione palestinese non potrà mai più attraversare.
Questa linea gialla voluta e marcata visibilmente dall’esercito israeliano rischia così di trasformarsi in un confine permanente, cementando una nuova realtà geopolitica e umanitaria per Gaza e per il futuro della Palestina.

