Il 30 maggio 2025 il quotidiano francese Libération ha pubblicato una lunga intervista a Tom Fletcher, capo degli affari umanitari delle Nazioni Unite. Nell’intervista Fletcher descrive la situazione nella Striscia di Gaza come una “crisi di sopravvivenza” in cui metà della popolazione – composta da bambini – è minacciata dalla fame, dai bombardamenti e dal collasso del sistema sanitario.
Dopo 80 giorni di blocco totale, gli aiuti umanitari hanno ripreso ad entrare nella Striscia solo dal 19 maggio, ma in modo estremamente limitato. “Ciò che entra a Gaza è una goccia nell’oceano rispetto a ciò che è necessario”, ha dichiarato Fletcher, spiegando che servirebbero migliaia di camion per rispondere ai bisogni basilari della popolazione. L’ONU dispone di circa 10.000 camion di aiuti già pronti, ma solo 600 sono riusciti a scaricare il contenuto sul lato palestinese.
Le priorità sono cibo per il Programma Alimentare Mondiale, soprattutto farina di grano, e alimenti per neonati a causa della crescente malnutrizione infantile. Tuttavia, l’accesso agli ospedali è gravemente compromesso, e il materiale medico è scarso. Fletcher ha denunciato anche i saccheggi dei convogli umanitari, perpetrati da bande armate in una zona di nessuno subito dopo il valico di Kerem Shalom. Hamas, ha precisato, non opera in quell’area per timore di essere eliminato dagli israeliani.
Critico verso l’iniziativa israelo-americana della “Fondazione Umanitaria per Gaza”, Fletcher ha ribadito che gli aiuti devono essere distribuiti in modo neutrale e senza finalità politiche o militari. “Noi abbiamo un piano che funziona. Dovete solo lasciarci lavorare”, ha detto.
Al Consiglio di Sicurezza del 13 maggio, Fletcher ha usato per la prima volta a quel livello la parola “genocidio” in riferimento a Gaza, ricordando i precedenti storici di Srebrenica e Rwanda. Ha dichiarato: “Volevo lanciare un allarme chiaro. La Corte Internazionale ha già chiesto misure per evitare il genocidio, inclusa la prevenzione dell’uso della fame come arma”.
Fletcher ha anche raccontato la sua visita a Gaza di gennaio, descrivendola come uno scenario di devastazione totale, con cani affamati che trascinano cadaveri dalle macerie. “La morte a questa scala ha un odore e un suono che non si dimenticano”. E ha concluso con un messaggio forte: “Noi salveremo tante vite quante ci verrà permesso di salvare”.

