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18 August 2026

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[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

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[Gaza] Oggi l’Italia si ferma tutta per la Palestina

Oggi, 22 settembre 2025, l’Italia è attraversata da uno sciopero generale senza precedenti, indetto dall’USB e sostenuto da numerose sigle di base, collettivi, reti studentesche, organizzazioni civili e lavoratori di ogni settore, per denunciare il genocidio in corso a Gaza e ribadire la solidarietà al popolo palestinese. Sono quasi cento le piazze coinvolte in cortei, presidi, manifestazioni spontanee e articolate che vedono scioperare trasporti, logistica, fabbriche, porti, scuole, università, settori pubblici e privati, con l’eccezione del comparto aereo. Napoli si distingue per l’adesione dei lavoratori dei musei e delle istituzioni culturali, che, con documenti e assemblee pubbliche, affermano l’urgenza di una presa di posizione nei luoghi della cultura, consapevoli della loro responsabilità nel raccontare e far riflettere sulla contemporaneità, e chiedono che la mobilitazione diventi una vera occasione di partecipazione politica.

Altrove, nelle principali città come Bologna, Torino, Milano, Roma, Genova e Brindisi, sindacati di base, associazioni storiche come ANPI e ARCI, Non Una di Meno, Medici senza Frontiere, Emergency e la Global Sumud Flotilla animano le piazze per chiedere sanzioni a Israele e la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali. Notevole la mobilitazione nel settore della ricerca e delle università: dottorandi, assegnisti, docenti e personale amministrativo invitano a portare la voce della Palestina dentro gli atenei e rivendicano una scuola e una ricerca impegnata per la pace e i diritti.

Di particolare rilievo l’iniziativa dei magistrati a Bologna: una rete di giuristi, giudici, procuratori e avvocati ha diffuso un appello in cui si richiama la Costituzione, le convenzioni internazionali e lo Statuto della Corte Penale Internazionale, ribadendo che il diritto alla vita e i diritti fondamentali non possono essere violati. A partire da oggi, molti di loro leggeranno pubblicamente nei tribunali italiani il preambolo della Corte Penale Internazionale – un gesto simbolico che vuole testimoniare l’impegno delle coscienze che amministrano la giustizia nel ricordare alle istituzioni il dovere di difendere i più deboli e perseguire i crimini internazionali.

La giornata vede grande partecipazione anche tra i lavoratori della FIOM, con il 90% di adesione tra le aziende metalmeccaniche di Bologna e provincia, e nei porti, dove l’appello delle maestranze ha generato un’onda nazionale che spinge ogni settore produttivo a fermarsi per reclamare la libertà e la giustizia per la popolazione palestinese. A Palermo e in Sicilia, collettivi studenteschi e sindacati affermano che solo la mobilitazione popolare può fermare la barbarie, invocando il cessate il fuoco, l’ingresso degli aiuti umanitari, il ritiro dai territori occupati e il diritto della Global Sumud Flotilla di raggiungere Gaza.

Il quadro che emerge è quello di una mobilitazione diffusa, plurale e trasversale: dal comparto culturale a quello giudiziario, dalle scuole all’università e ai porti, dai lavoratori dei trasporti al mondo della ricerca, tutto il Paese incrocia le braccia e alza la voce contro la guerra, contro il riarmo, per la libertà, la pace e la dignità della Palestina. Il silenzio, come affermano i giuristi, non è più una scelta possibile.

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