Negli ospedali della Striscia di Gaza sono stati registrati altri due decessi di palestinesi «per fame e malnutrizione» nelle ultime 24 ore, secondo quanto comunicato dal Ministero della Salute nell’enclave. Dall’inizio della guerra, il numero totale delle vittime della fame è salito a 115 persone, come riportato in un aggiornamento diffuso su Telegram dallo stesso ministero.
Questi dati aggravano il quadro già drammatico di una crisi umanitaria senza precedenti. Il blocco imposto da Israele prosegue da oltre 145 giorni e la chiusura dei valichi, insieme alle severe restrizioni all’ingresso dei convogli di aiuti, sta avendo effetti devastanti: si stima che siano necessari almeno 500.000 sacchi di farina a settimana per coprire i bisogni alimentari della popolazione, ma gli arrivi effettivi sono di gran lunga inferiori.
Attualmente quasi due milioni di abitanti – il 90% della popolazione di Gaza – sono sfollati, costretti a vivere in condizioni precarie e sotto la costante minaccia dei bombardamenti. La situazione risulta particolarmente critica per donne e bambini: secondo fonti ONU, circa 100.000 tra donne e minori soffrono di malnutrizione acuta e un terzo degli abitanti spesso rimane giorni interi senza cibo.
L’accesso a beni di prima necessità è sempre più difficile: il prezzo della farina ha superato i 200 dollari al sacco, rendendo impossibile per molte famiglie nutrirsi adeguatamente. Organizzazioni umanitarie come Save the Children, Médecins Sans Frontières e Norwegian Refugee Council denunciano l’impossibilità di distribuire aiuti in modo sicuro, a causa dei continui combattimenti e dei rischi nei pressi dei punti di consegna. In diversi casi, persone sono rimaste uccise mentre cercavano di ottenere un semplice sacchetto di pane.
La comunità internazionale reclama con sempre maggiore urgenza un cessate il fuoco e un accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari: senza misure immediate, la carestia rischia di peggiorare rapidamente, mettendo in pericolo la vita di chi ancora resiste.

