Le forze militari israeliane hanno lanciato attacchi in varie regioni della Striscia di Gaza assediata, causando la morte di almeno 85 palestinesi, tra cui persone in cerca di aiuti e famiglie che si rifugiavano nelle scuole. Molti altri sono rimasti feriti durante raid che hanno colpito anche un ospedale densamente popolato.
Il corrispondente di Al Jazeera, Hani Mahmoud, riferendo da Gaza City, ha spiegato che l’attacco è avvenuto in una zona centrale destinata agli sfollati vicino al porto. “Questo luogo funge da rifugio per numerose persone traumatizzate e sfollate, offrendo un po’ di sollievo dal caldo insopportabile delle tende di fortuna”, ha dichiarato.
Nella stessa giornata, le forze israeliane hanno colpito anche il cortile dell’ospedale Al-Aqsa a Deir el-Balah, nel centro di Gaza, dove migliaia di persone avevano trovato riparo. Immagini verificate da Al Jazeera mostravano scene di panico all’interno dell’ospedale, con persone in fuga e tende dei rifugiati danneggiate.
Presa deliberatamente di mira dall’Idf anche la caffetteria Al-Baqa, situata sul lungomare di Gaza City, provocando la morte di almeno 22-33 persone e decine di feriti, tra cui molti civili, donne e bambini. La caffetteria era un noto punto di ritrovo per giornalisti, attivisti e giovani, uno degli ultimi luoghi con connessione internet funzionante nella Striscia, frequentato da operatori dell’informazione che cercavano di comunicare con l’esterno o inviare aggiornamenti sull’invasione in corso.

Tra le vittime si conta il fotoreporter palestinese Ismail Abu Hatab, noto anche fuori da Gaza per il suo lavoro e le sue mostre fotografiche. Altri giornalisti sono rimasti feriti, tra cui la reporter Bayan Abu Sultan, colpita al volto e alla spalla. Testimoni riferiscono che molte delle persone presenti si erano rifugiate nella caffetteria per trovare refrigerio e una parvenza di normalità in mezzo alla devastazione della guerra.
Colpire un luogo di ritrovo noto per l’attività giornalistica rappresenta una grave violazione del diritto internazionale umanitario, in un contesto dove l’accesso all’informazione è già drammaticamente compromesso.
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