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Gerusalemme
17 February 2026

[Irlanda] la coscienza di un fruttivendolo apre le porte al boicottaggio dell’economia israeliana

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“I support Palestine Action prisoners. I oppose genocide”. Greta Thunberg si fa arrestare a Londra e svela le contraddizioni di società apparentemente liberali

Il 23 dicembre 2025, Greta Thunberg si è fatta arrestare a Londra per denunciare l’insensatezza illiberale del  Terrorism Act 2000,...

[Israele] I coloni israeliani sono una minaccia esistenziale per i pacifisti israeliani

La raccolta delle olive è tradizionalmente un momento di celebrazione e resilienza culturale per i palestinesi, ma nel 2025 l’evento...

[Gaza] Riapre Rafah, trasferimenti a singhiozzo. La paura di un gesto simbolico

Riapre a singhiozzo il passaggio verso il mondo esterno per i malati di Gaza, ma la promessa dei 150 pazienti evacuati al giorno rischia di rimanere più simbolica che reale. Centinaia di nomi di malati gravi sono stati trasmessi all’Oms, incaricata questa di coordinare con le autorità arabe e internazionali il loro trasferimento in Egitto, mentre il ministero della salute palestinese precisa che, almeno in questa fase, le uscite avverranno soprattutto attraverso Kerem Shalom e non da Rafah. Nel frattempo, la Mezzaluna rossa egiziana ha allestito nei terminal di arrivi e partenze spazi sicuri per il sostegno psicologico ai bambini, sedie a rotelle, assistenza ai feriti e una cucina umanitaria, per accogliere chi riesce a lasciare la Striscia. Ma di fronte a un fabbisogno stimato in decine di migliaia di persone bisognose di cure complesse — oncologiche, chirurgiche, ricostruttive — lo stesso responsabile delle evacuazioni di Fajr Global, il chirurgo Mohammed Tahir, parla di apertura “puramente simbolica”: con 150 permessi al giorno, serviranno “almeno tre anni” solo per smaltire i casi più urgenti, mentre tra luglio e novembre 2024 oltre mille pazienti sono morti aspettando un via libera che non è mai arrivato.

Storie dietro i numeri
Dietro le cifre ci sono volti e corpi segnati dalla guerra. Nebal al‑Hessi, che ha perso entrambe le braccia in un bombardamento mentre stringeva la figlia in grembo, racconta ad Al Jazeera di vivere da un anno e cinque mesi “con la vita interamente paralizzata”, nell’attesa di protesi e riabilitazione che Gaza non può offrirle: “Ogni giorno penso che forse domani potrò viaggiare, ma nessuno mi chiama, mi sembra di morire un po’ ogni giorno”. Il sedicenne Fayez, affetto da un tumore del sistema linfatico, è riuscito invece a partire attraverso Kerem Shalom: le immagini raccolte dalla Cbc lo ritraggono mentre si aggrappa ai genitori in lacrime davanti all’ospedale Nasser, prima di salire da solo sull’autobus verso l’Egitto. “Sono devastata all’idea di lasciarlo, ma deve andare per avere una possibilità di cura”, confida la madre, Kamla Abu Kwaik. Alcuni sopravvissuti finalmente varcano il confine, mentre altri restano intrappolati in una lista d’attesa infinita: l’uscita, spiegano i medici, significa spesso scegliere tra la speranza di una terapia e la quasi certezza di non poter più tornare a casa. Così la riapertura del valico non è soltanto una notizia di cronaca diplomatica, ma l’ennesimo frammento di una geografia diseguale dei corpi: quelli che possono attraversare la frontiera per curarsi e quelli che, pur avendone diritto, continuano a consumarsi in un assedio che trasforma il tempo di attesa in una lenta condanna.

 

Ancora bombe su Gaza

Un drone israeliano lunedì ha sganciato una bomba su una scuola nel campo di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, uccidendo un uomo, mentre colpi d’arma da fuoco hanno preso di mira e ucciso anche una bambina di tre anni nell’area di al‑Mawasi, a Khan Younis, in una nuova violazione della tregua in vigore da ottobre. Nelle stesse ore l’esercito ha aperto il fuoco anche a est di Juhr ad‑Dik, mentre alcuni feriti si preparavano a lasciare l’enclave attraverso il valico di Rafah, riaperto di recente, e i media palestinesi hanno denunciato attacchi contro le tende dei displaced a est di Jabalia e pesanti raffiche di mitragliatrice nelle zone orientali di Khan Younis.

L’Unione europea ha condannato gli attacchi, accusando Israele di aver violato il cessate il fuoco e invitandolo a rispettare il diritto internazionale, ricordando che “centinaia di palestinesi sono stati uccisi e feriti” dai raid del fine settimana, come ha scritto su X la Commissaria europea per l’Uguaglianza, la Preparazione e la Gestione delle crisi, Haja Habib. Nel frattempo, mentre l’esercito continua a demolire quotidianamente edifici in tutta Gaza e a radere al suolo case residenziali anche a Rafah, il valico è stato riaperto in entrambe le direzioni dopo oltre un anno e mezzo di chiusura, ma solo per un passaggio limitato di persone, senza l’ingresso dei convogli umanitari previsto dagli accordi di tregua.

 

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