Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato sanzioni contro quattro attivisti legati alla “Global Sumud Flotilla”, una flottilia internazionale che cercava di raggiungere la Striscia di Gaza con aiuti umanitari. Washington li accusa di agire “a sostegno di Hamas”, definendo l’iniziativa una flottillia “pro‑terror”, senza tuttavia presentare nei documenti pubblici prove concrete che colleghino le loro attività a operazioni armate. Le sanzioni colpiscono in particolare rappresentanti della Popular Conference for Palestinians Abroad (PCPA) e di Samidoun, rete di solidarietà con i prigionieri palestinesi: la prima sarebbe, secondo il Tesoro USA, riconducibile all’ufficio relazioni internazionali di Hamas; la seconda al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP). Entrambe erano già state oggetto di misure restrittive in passato.
Flottiglia intercettata, attivisti fermati
La flottiglia, partita dal Mediterraneo con centinaia di attivisti, operatori sanitari e volontari di diversi Paesi, intendeva consegnare beni umanitari e compiere un’azione simbolica contro il blocco navale imposto a Gaza. Le forze israeliane hanno intercettato le imbarcazioni in acque del Mediterraneo orientale, prendendo il controllo delle navi e fermando i partecipanti, in alcuni casi con l’uso della forza secondo testimonianze video diffuse dagli attivisti stessi. Le sanzioni USA sono state annunciate in parallelo, in evidente coordinamento con la linea politica israeliana che presenta le flottiglie non come missioni umanitarie, ma come operazioni ostili.
Criminalizzare la solidarietà?
Il punto più controverso rimane l’accusa di “sostegno ad Hamas” formulata senza elementi probatori verificabili pubblicamente. Attivisti e osservatori denunciano una confusione sistematica tra difesa dei diritti dei palestinesi e supporto ad Hamas, evidenziando come azioni nonviolente vengano etichettate come “pro‑terror”. Le sanzioni, che congelano beni e vietano transazioni, hanno portata extraterritoriale e possono produrre un “chilling effect” su banche, ONG e organizzazioni civili in tutto il mondo, scoraggiando qualsiasi collaborazione con i soggetti designati. Per i promotori delle flottiglie, il blocco di Gaza rappresenta una punizione collettiva vietata dal diritto internazionale umanitario: criminalizzarne la contestazione riduce ulteriormente gli spazi di azione civile globale.

