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18 August 2026

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[Gaza] The Lancet denuncia: Crisi umanitaria senza precedenti e crollo dell’aspettativa di vita di 35 anni

La crisi sanitaria e umanitaria nella Striscia di Gaza, descritta in modo dettagliato nell’articolo pubblicato su The Lancet, rappresenta una delle emergenze più gravi dell’epoca contemporanea. I dati disponibili mostrano una situazione catastrofica: a Gaza nel 2024 l’aspettativa di vita alla nascita si è ridotta di circa 35 anni, un crollo senza precedenti persino rispetto al genocidio in Ruanda, dove tra il 1993 e il 1994 scese da 42,9 a 12,2 anni. Il fenomeno più allarmante è l’estrema insicurezza alimentare che, accompagnata da livelli crescenti di mortalità legata alla malnutrizione, ha già causato centinaia di decessi.

I bambini palestinesi sono le principali vittime di questa tragedia. Dal 7 ottobre 2023 Gaza ha registrato il più alto numero di morti infantili di qualsiasi altra zona di conflitto e vanta, tragicamente, anche il primato mondiale per numero di bambini amputati in proporzione alla popolazione. Parallelamente, il sistema sanitario è stato sistematicamente smantellato da attacchi ripetuti: tra ottobre 2023 e maggio 2025 sono stati documentati 720 attacchi che hanno colpito 125 strutture sanitarie, 34 ospedali e 186 ambulanze. Il numero di operatori sanitari uccisi ha superato quota 1.400. Anche il personale ONU (295 decessi) e i giornalisti (212 decessi) hanno segnato i dati più alti tra tutti i conflitti recenti.

La fame viene usata deliberatamente come arma di guerra, situazione riconosciuta e denunciata dalle principali organizzazioni umanitarie, dalle agenzie delle Nazioni Unite e dai Relatori Speciali dell’ONU, i quali hanno ufficialmente riconosciuto la natura genocidaria degli eventi in corso nella Striscia. Questa posizione trova ulteriore sostegno in un ampio fronte di studiosi di genocidio. Tuttavia, la maggior parte delle associazioni di salute pubblica, medicina e scienze sociali ha mantenuto un silenzio pressoché totale, o rilasciato dichiarazioni generiche, in netto contrasto con la rapidità e la forza dimostrate per altri conflitti, come quello in Ucraina. Questo atteggiamento suggerisce una risposta empatica selettiva, influenzata da fattori identitari, politici, religiosi o geografici.

Per rompere questa complicità silenziosa, è stata promossa una lettera aperta rivolta alle associazioni professionali, affinché riconoscano pubblicamente il genocidio in corso. In pochi giorni oltre 3.300 persone, tra cui 1.300 accademici e professionisti, l’hanno sottoscritta. L’iniziativa ha portato tre importanti associazioni di salute pubblica europee e mondiali (che rappresentano oltre 5 milioni di operatori) a emettere per la prima volta una dichiarazione ufficiale che riconosce la realtà dei fatti.

Il genocidio di Gaza è, dunque, una prova etica fondamentale per la comunità scientifica e sanitaria globale: il silenzio non è più un’opzione. L’alternativa è chiara: o si assume la responsabilità morale collettiva, prendendo parola per prevenire altre vittime, oppure si resterà nella storia come colpevoli di una drammatica inerzia di fronte a una delle più gravi crisi etiche e sanitarie del nostro tempo.

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