Nelle ultime ore la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza ha raggiunto livelli drammatici. Almeno 115 palestinesi, molti dei quali civili indifesi, sono stati uccisi dalle forze israeliane mentre cercavano disperatamente di procurarsi cibo nei punti di distribuzione degli aiuti umanitari. Il massacro più grave è avvenuto al valico di Zikim, nel nord, dove 79 persone sono state raggiunte dai colpi mentre attendevano la farina distribuita da un convoglio ONU. Scene simili si sono registrate nel sud a Rafah e Khan Younis, dove il totale delle vittime si aggrava di ora in ora.
La fame è diventata ormai una realtà quotidiana. Le autorità sanitarie di Gaza parlano di almeno 19 persone morte di stenti nelle ultime 24 ore, incluso un numero crescente di donne e bambini. Secondo testimonianze di sopravvissuti, la disperazione ha raggiunto livelli mai visti: “Non ci sono ambulanze, non c’è cibo, non c’è più modo di vivere. Siamo allo stremo”, raccontano.
In questo contesto, anche lo United Nations Relief and Works Agency (UNRWA), l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, denuncia una situazione al limite della carestia. Attraverso i suoi canali ufficiali, UNRWA fa sapere di ricevere “messaggi disperati di fame” dalla popolazione di Gaza, compreso il proprio personale sul campo. L’agenzia sottolinea che il prezzo dei generi alimentari è aumentato di quaranta volte e che, paradossalmente, fuori dai confini di Gaza nei depositi dell’UNRWA c’è cibo sufficiente per sfamare la popolazione per oltre tre mesi, ma l’embargo israeliano blocca tutto.
L’agenzia definisce la crisi “creata dall’uomo” e sottolinea che “la sofferenza di Gaza deve finire. Bisogna togliere l’assedio e consentire l’ingresso rapido e sicuro degli aiuti umanitari”.
Impunità consentita da Usa e Ue
La comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione, ma la tragedia si consuma nell’immobilismo generale. Intanto, sui social network, campagne come #GazaIsStarving cercano di riportare l’attenzione sul dramma quotidiano di chi cerca solo di sopravvivere in una delle peggiori emergenze umanitarie dei nostri tempi.
Il controllo della Striscia
L’esercito israeliano ha dato il via a un’offensiva combinata terrestre e aerea su Deir al-Balah, nel cuore della Striscia di Gaza, generando una nuova emergenza di sfollati tra la popolazione civile. L’attacco è stato lanciato nelle prime ore della giornata, subito dopo che ai residenti di sei blocchi residenziali nella zona sud-occidentale della città erano stati consegnati ordini di evacuazione.
Nel frattempo, il capo di stato maggiore delle forze armate israeliane, il generale Eyal Zamir, ha sviluppato una strategia per potenziare significativamente le operazioni contro Hamas. Secondo alcune fonti riportate da Channel 12, questa iniziativa mira a permettere alle truppe israeliane di assumere il controllo di porzioni di territorio di Gaza molto più estese rispetto a quanto detenuto finora. Il piano prevede che, giorno dopo giorno, l’esercito allarghi progressivamente le aree occupate, consolidando la presenza militare e aumentando la pressione sul movimento Hamas

