L’Iran ha dichiarato la propria disponibilità a riprendere i negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti, ma solo se riceverà garanzie concrete che non sarà più oggetto di attacchi militari. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha sottolineato che, dopo i recenti bombardamenti israeliani e americani contro siti nucleari e militari iraniani, qualsiasi ripresa del dialogo dovrà essere preceduta da un impegno chiaro a non ripetere simili azioni, altrimenti la strada diplomatica rischia di essere compromessa in partenza.
Araghchi ha ribadito che l’Iran è sempre stato aperto al confronto sul proprio programma nucleare, ma ora pretende assicurazioni che i negoziati non si trasformino in una copertura per nuove aggressioni. La sospensione della cooperazione con l’AIEA e l’uscita dal TNP sono state presentate come risposte dirette agli attacchi subiti, e d’ora in poi ogni richiesta dell’agenzia internazionale sarà valutata singolarmente, tenendo conto delle esigenze di sicurezza iraniane.
Il presidente Pezeshkian ha confermato che i danni agli impianti nucleari sono così gravi da impedire ancora oggi una valutazione completa, mentre Netanyahu ha rivendicato il successo delle operazioni israeliane, sostenendo che il programma nucleare iraniano sia stato ritardato di dieci anni e che, senza intervento, l’Iran avrebbe potuto dotarsi di un’arma nucleare in un solo anno.
In sintesi, la posizione iraniana è chiara: nessun ritorno al tavolo dei negoziati senza garanzie di sicurezza e rispetto, mentre la cooperazione internazionale sul nucleare sarà d’ora in avanti gestita in modo molto più selettivo e prudente.

