Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che soldati ucraini hanno partecipato attivamente ad operazioni per abbattere droni iraniani Shahed in diversi paesi del Medio Oriente, nel contesto del conflitto in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran. La rivelazione, ripresa dal Washington Post, è stata fatta mercoledì ma rimasta sotto embargo fino a venerdì.
Secondo Zelensky, la partecipazione ucraina rientra in «un più ampio sforzo per aiutare i partner a fronteggiare le stesse armi che la Russia usa contro l’Ucraina». I militari di Kiev hanno condotto «operazioni attive fuori dal paese usando droni intercettori di produzione nazionale, già testati in combattimento». L’Ucraina ha sviluppato negli anni una sofisticata capacità anti-drone, ricorrendo a sistemi a basso costo come lo Sting, stampato in 3D e progettato specificamente per inseguire gli Shahed, e il sistema elettronico Pokrova che sovrascrive i dati GPS dei velivoli nemici.
Sul fronte diplomatico Zelensky ha riferito di aver discusso della situazione iraniana con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman rinnovando l’offerta di assistenza anti-drone ucraina. Ha inoltre avuto contatti con i leader di Bahrain, Giordania, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Sul suo canale Telegram ha scritto: «L’Ucraina combatte i droni Shahed da anni. Nessun altro paese al mondo ha questa esperienza. Siamo pronti ad aiutare e ci aspettiamo sostegno in cambio».
La proposta di Kiev prevede anche uno scambio con i partner: droni intercettori ucraini in cambio di missili Patriot PAC-3, di cui l’esercito ucraino ha urgente bisogno. Aziende come SkyFall hanno dichiarato di poter produrre fino a 50.000 intercettori al mese, esportandone tra 5.000 e 10.000 senza intaccare le esigenze del fronte.
Dal canto suo, il presidente americano Donald Trump ha smentito di aver ricevuto aiuto da Kiev nella lotta ai droni iraniani, affermando che Washington «non ha bisogno dell’assistenza ucraina» grazie alla propria superiorità tecnologica nel settore.

