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18 July 2026

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[Iran] Smantellare tutto: le richieste impossibili di Washington che bloccano l’accordo con Teheran

Le dure pretese contro Teheran

Le richieste americane al tavolo di Ginevra sono tra le più dure mai avanzate a Teheran. Secondo il Wall Street Journal e fonti vicine alla delegazione guidata da Steve Witkoff e Jared Kushner, Washington esige: lo smantellamento totale dei tre principali siti nucleari iraniani — Natanz, Fordow e Isfahan — già parzialmente colpiti da raid militari nel giugno 2025; la consegna fisica agli Stati Uniti di tutte le scorte di uranio arricchito iraniane; l’azzeramento permanente della capacità di arricchimento, senza eccezioni per uso civile. A questo si aggiunge la richiesta — su cui Teheran ha opposto un rifiuto netto — di rinunciare al programma missilistico balistico, considerato da Washington e Israele una minaccia esistenziale. In cambio, gli Usa offrirebbero una futura riduzione delle sanzioni, condizionata però alla piena compliance iraniana, senza garanzie immediate sul ripristino dei rapporti bancari e commerciali che Teheran considera indispensabili. Araghchi ha definito queste condizioni “eccessive” e ha avvertito che nessun accordo è possibile senza un riconoscimento americano del diritto iraniano all’arricchimento dell’uranio per scopi civili.

 

Evacuate le sedi diplomatiche

Mentre i negoziati indiretti tra Washington e Teheran si concludono a Ginevra con quello che i mediatori omaniti e il ministro degli esteri iraniano Araghchi definiscono “progressi significativi” la tensione militare raggiunge livelli che spingono le diplomazie occidentali all’evacuazione delle sedi diplomatiche. Il personale non essenziale dell’ambasciata americana in Israele ha lasciato il paese, il Regno Unito ha ritirato temporaneamente il proprio staff da Teheran rendendo l’ambasciata operativa solo da remoto, senza assistenza consolare d’emergenza, mentre la Cina ha invitato i propri cittadini a lasciare l’Iran.

Il generale Bradley Cooper ha già agiornato Trump su diverse opzioni militari che spaziano da attacchi limitati a rampe missilistiche e siti nucleari fino a una campagna prolungata su larga scala, eventualmente coordinata con Israele. A rendere il quadro ancora più volatile l’Aiea ha rivelato in un rapporto riservato che l’uranio iraniano arricchito fino al 60% — prossimo alla soglia dell’arma — era stoccato in un’area sotterranea del sito di Isfahan, complesso il cui ingresso era già stato colpito da raid americani e israeliani a giugno ma risulta sostanzialmente intatto.

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