L’amministrazione Trump ha avviato un canale di dialogo con l’Iran, mentre il presidente statunitense continua a tenere sul tavolo l’ipotesi di un intervento militare. Sabato Trump ha dichiarato che Teheran “sta dialogando con noi” e ha espresso l’auspicio che si arrivi a “un accordo accettabile”; parallelamente, lunedì l’agenzia iraniana Fars ha riferito che il presidente Masoud Pezeshkian avrebbe dato disposizione di avviare colloqui con Washington sul dossier nucleare.
Allo stesso tempo, però, il tono dello scontro verbale si è fatto più duro. Domenica la guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha avvertito che un attacco americano scatenerebbe una “guerra regionale” e ha promesso che l’Iran porrà fine alle “provocazioni e alle interferenze” degli Stati Uniti. Trump ha liquidato l’affermazione dicendo: “È ovvio che dica così”, ricordando poi che gli Stati Uniti dispongono “delle navi più grandi e più potenti del mondo” già schierate nell’area.
Intanto il presidente USA continua ad aumentare la presenza militare nella regione, seguendo uno schema già visto in passato, come nel caso delle pressioni contro l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro.

