Il premier qatarino Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha ribadito che l’obiettivo prioritario di Doha è “spegnere gli incendi nella regione”. Il memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, ha spiegato, “crea un quadro istituzionale per il processo negoziale” e punta a “prevenire l’escalation”. Il premier ha riconosciuto che il percorso sarà accidentato — “ci saranno molti punti di disaccordo” — ma ha sottolineato di aver riscontrato “da entrambe le parti una determinazione a trovare una soluzione”, nonostante vi siano forze che cercano di sabotare il dialogo. Sul fronte regionale, Al Thani ha anche criticato apertamente il comportamento di Israele in Libano: “È inaccettabile che Israele abbia ucciso circa 100 libanesi in pochi giorni mentre è in vigore un cessate il fuoco”. L’occupazione di territori libanesi, ha aggiunto, “deve cessare” e la sovranità del Libano va rispettata. Non è mancata una stoccata a Netanyahu: “Non è la prima volta che il premier israeliano provoca una situazione di escalation nella regione”.
Vance a Bürgenstock: progressi sul nucleare, ma la strada è lunga
Dal canto suo, il vicepresidente americano JD Vance ha annunciato in conferenza stampa in Svizzera che “gli iraniani hanno accettato di invitare gli ispettori internazionali nel paese”, definendola “una mossa molto importante”. I colloqui con gli ispettori dell’AIEA sono iniziati nella giornata stessa a Bürgenstock. Vance ha elencato tre meccanismi concordati: uno per mantenere aperto lo stretto di Hormuz, uno per evitare escalation e scambi di fuoco, e uno per lo sminamento dello stretto. “Abbiamo compiuto progressi nei colloqui sul nucleare”, ha detto, “ma c’è ancora molto da fare”. Sul Libano, Vance ha affermato che è stato messo in campo “un meccanismo per prevenire scontri” e che Israele ha “il diritto di difendersi, ma nel quadro di un meccanismo che impedisca che la situazione sfugga di mano”. Ha poi aggiunto che “l’Iran deve tenere a freno Hezbollah”.
Teheran: nessun negoziato nucleare, priorità al dossier libanese
La narrativa iraniana diverge in modo significativo. Una fonte vicina alla delegazione negoziale di Teheran ha precisato che “l’Iran è andato in Svizzera per monitorare l’attuazione dell’articolo 13 del memorandum”, non per negoziare sul nucleare. Nessun colloquio con il direttore generale dell’AIEA Rafael Grossi, ha sottolineato la fonte all’agenzia Tasnim. L’Iran considera il dossier libanese — insieme alle esenzioni e alla liberazione dei fondi congelati — come condizione preliminare per la riapertura dello stretto di Hormuz e la ripresa delle trattative. Cruciale è l’articolo 13 del memorandum, che subordina i negoziati finali all’avvio dell’attuazione di specifici articoli precedenti. Teheran ha anche annunciato la creazione di “un’unità per la risoluzione delle controversie” con la partecipazione di Iran, Stati Uniti e Libano, per monitorare il primo articolo relativo al dossier libanese. La fonte ha avvertito: “Se l’articolo 13 non viene attuato, l’Iran considera i propri impegni reversibili”.
Pezeshkian: concessioni americane sul Libano, noi non abbiamo ceduto
A chiudere il quadro è stata la dichiarazione del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha rivendicato la solidità della posizione negoziale di Teheran: “Siamo entrati nei negoziati senza fare concessioni”. Anzi, ha aggiunto, “abbiamo assistito a concessioni dalla controparte sul dossier libanese grazie alla fermezza iraniana, e abbiamo registrato buone aperture”. Un messaggio interno, diretto all’opinione pubblica iraniana, ma anche un segnale diplomatico chiaro: Teheran non intende presentarsi ai negoziati finali da una posizione di debolezza.

