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14 July 2026

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[Israele] Alla corte dell’esercito meno morale del mondo, quando la lezione di genocidio diviene marketing diplomatico

L’IDF (Israeli Defense Forces) ha deciso di trasformare il proprio comando di terra in una sorta di accademia militare aperta al mondo. Sotto la regia della Forze di Terra israeliane e del Dipartimento di Dottrina Militare (TabL), è partito un seminario internazionale che raccoglie ufficiali superiori e comandanti provenienti da circa venti paesi.

Gli architetti della narrazione: Il seminario, iniziato domenica 16 novembre e programmato per protrarsi fino a fine settimana, è coordinato dalla Ground Forces Command israeliana insieme al TabL, il dipartimento responsabile della definizione della dottrina militare. Non è casuale che questa istituzione decida di aprire i propri archivi tattico-operativi proprio adesso, quando Israele affronta crescente isolamento internazionale e accuse di crimini di guerra da parte di organismi internazionali per i quasi due anni di operazioni militari a Gaza. La scelta del timing è strategica: trasformare la guerra in una lezione magistrale è un modo sofisticato di normalizzarla.

I paesi complici: La lista dei partecipanti è illuminante. Accanto agli alleati occidentali storici — Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Finlandia — si trovano nazioni europee come Ungheria, Polonia, Austria, Repubblica Ceca ed Estonia, insieme a stati extraeuropei quali Giappone, India, Grecia, Cipro, Marocco, Romania e Serbia. Questa composizione rivela una strategia: coinvolgere le democrazie occidentali (per legittimare l’operazione internazionalmente) e contemporaneamente ampliare il raggio di influenza israeliana verso est e sud, paesi dove le pressioni per il diritto internazionale sono storicamente meno forti.

Le lezioni insegnate: Il seminario si concentra su quello che l’IDF chiama “operational insights” — intuizioni operative derivate da due anni di guerra a Gaza. In pratica, le delegazioni straniere ricevono lezioni su tattica urbana, guerra underground (specialmente contro i tunnel di Hamas), logistica militare in scenari di conflitto prolongato, e gestione della popolazione civile durante operazioni combattive. Non sono mere discussioni teoriche: i partecipanti vengono portati a visitare il confine di Gaza, dove osservano le posizioni difensive, incontrano soldati che hanno combattuto e parlano con civili israeliani che vivono con la minaccia missilistica. È un’immersione sensoriale nel “punto di vista israeliano”.

I luoghi del seminario: Le delegazioni sono condotte nei pressi della zona di confine con Gaza, specificamente ai centri di addestramento militare come la base di Tze’elim nel sud di Israele. Qui funzionano simulatori di scenario urbano — rinomati come “Little Gaza” — dove i soldati si addestrano al combattimento in ambienti densamente costruiti e sotterranei. Gli ufficiali stranieri partecipano a esercitazioni tattiche dal vivo, guidano veicoli corazzati, osservano truppe in azione. Visitano Sderot e il kibbutz Alumim, i centri più esposti al fuoco missilistico da Gaza, per raccogliere testimonianze di vittime civili e soldati. È un percorso narrativo ben orchestrato: partendo dal dolore israeliano, si giustifica la risposta militare.

Chi comanda lo spettacolo: Alla testa del seminario vi è la catena di comando dell’IDF sotto il vertice del Chief of Staff, tenente generale Eyal Zamir, entrato in carica nel marzo 2025. Zamir ha dichiarato che il 2025 sarà l'”anno della guerra” e ha riorganizzato l’intera struttura militare per enfatizzare una ricerca continua del conflitto. Il Comando delle Forze di Terra, guidato dall’ufficio per la cooperazione internazionale e la formazione, coordina ogni dettaglio della visita. Questi non sono improvvisati giri turistici: è una campagna calibrata di influenza militare e diplomatica.

Lo scopo non dichiarato: Ufficialmente, il seminario mira a “rafforzare la cooperazione internazionale” e a “promuovere la comprensione dell’attività dell’IDF”. In realtà, l’obiettivo è trasformare le lezioni di Gaza in un modello esportabile di guerra moderna. Quando gli ufficiali americani, canadesi e dei venti altri paesi ritornano alle loro sedi, portano con sé l’idea che la guerra urbanistica prolungata, la distruzione sistematica di infrastrutture civili in nome della sicurezza, e l’adattamento dottrinale al combattimento underground rappresentano il nuovo standard operativo accettabile. Normalizzazione per osmosi.

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