La rivelazione scioccante giunge direttamente dal parlamento israeliano: la deputata del Likud Tally Gotliv ha pubblicamente espresso il vero scopo dietro le continue violazioni del cessate il fuoco a Gaza. Con parole rivelatrici, ha dichiarato: «Non abbiamo più ostaggi da recuperare. Non dobbiamo più essere precisi. Possiamo attaccare Gaza senza pietà», smascherando così la propaganda che per un anno ha sostenuto che il conflitto terminerebbe solo con la liberazione degli ostaggi.

Dal 10 ottobre, quando il cessate il fuoco è entrato in vigore, Israele ha perpetrato almeno 591 violazioni, uccidendo oltre 340 palestinesi, tra cui bambini, donne e anziani. In media, ventisette violazioni al giorno hanno continuato a mietere vite civili nonostante l’accordo internazionale.
Gotliv non è una voce isolata. I suoi commenti riflettono una strategia più ampia condivisa da settori significativi del governo israeliano. Già a gennaio 2025, la stessa deputata aveva affermato, con cinismo disarmante, che i negoziati per il rilascio degli ostaggi non avrebbero dovuto verificarsi, suggerendo restrizioni ancora più severe agli aiuti umanitari e l’occupazione militare permanente di Gaza. La sua posizione rappresenta il pensiero di una coalizione politica che considera il cessate il fuoco una pausa tattica, non una soluzione diplomatica.
La propaganda israeliana aveva costruito un’edificio retorico semplice: la guerra continuerebbe fintanto che gli ostaggi rimanevano nelle mani di Hamas. Questa narrazione è stata amplificata per mesi dai media filo-israeliani e da commentatori internazionali. Ma la confessione di Gotliv rivela il vero calcolo: gli ostaggi erano il pretesto, non il motivo. Una volta che il loro ruolo propagandistico è terminato, il governo israeliano poteva liberarsi dalla “zavorra” della precisione e della responsabilità internazionale.
I dati sulle vittime confermano questa teoria. Mentre il cessate il fuoco era ancora in vigore, i bombardamenti israeliani hanno continuato senza sosta. Nel solo 29 novembre, 27 violazioni hanno causato 24 morti e 87 feriti. Civili completamente indifesi—bambini, donne, anziani—continuavano a cadere sotto i colpi di droni e artiglieria, mentre il governo israeliano giustificava ogni azione come una risposta legittima.
La “linea gialla”, il confine invisibile tracciato unilateralmente dalle forze israeliane, si è rivelata un’arma di controllo territoriale piuttosto che una misura di sicurezza. Secondo le organizzazioni internazionali presenti a Gaza, questa linea avanza continuamente verso la costa, permettendo a Israele di controllare oltre il 60% del territorio. I bambini uccisi raccogliendo legna da ardere, come i fratelli Abu Asi, hanno semplicemente attraversato un confine che non potevano nemmeno identificare.
La comunità internazionale aveva sperato che il cessate il fuoco rappresentasse il preludio a una pace duratura. Invece, la realtà sul terreno suggerisce una continuazione della guerra con una ridotta supervisione mediatica. Gli ostaggi, che erano stati il punto centrale dei negoziati per mesi, sono diventati irrilevanti non appena il loro valore propagandistico è svanito.

