Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato domenica 21 dicembre 2025 il riconoscimento di 19 nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata, un’escalation che porta a 69 il totale creato dal governo Netanyahu in tre anni. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha dichiarato esplicitamente che l’operazione serve a “seppellire definitivamente l’idea di uno stato palestinese”, abbandonando ogni eufemismo diplomatico.
La decisione include 11 insediamenti da zero e la legalizzazione di 8 avamposti illegali, tra cui Ganim e Kadim—smantellati nel 2005 e ora ricostruiti. Il governo ha stanziato 841 milioni di dollari per cinque anni di espansione, distribuendo gli insediamenti “nella lunghezza e nell’ampiezza della Cisgiordania” per frammentare territorialmente il territorio palestinese.
Questa politica viola l’Articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra, che proibisce il trasferimento di civili occupanti nei territori conquistati. La Corte Internazionale di Giustizia (2024) e la risoluzione ONU 2334 (2016) confermano l’illegalità degli insediamenti come crimine di guerra. L’UN Human Rights Office documenta 1.779 demolizioni palestinesi e 4.500 sfollati nel 2023-2024.
Mentre a Gaza imperversa la guerra, in Cisgiordania 340 palestinesi sono stati uccisi da coloni nel 2024, oltre 700 da operazioni militari. Smotrich persegue l’annessione de facto, con progetti come E1 che dividerebbero la Cisgiordania in enclavi isolate. Peace Now avverte: “Siamo sull’orlo dell’abisso”.
La comunità internazionale condanna (ONU, UE), ma senza sanzioni. UK, Australia e Canada riconoscono la Palestina simbolicamente, mentre Trump avverte contro l’annessione esplicita—ma gli insediamenti continuano. Questa è la confessione politica: non sicurezza, ma negazione sistematica della sovranità palestinese.

