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14 July 2026

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[Israele] Due ONG israeliane ammettono: a Gaza è genocidio

Oggi, per la prima volta dall’inizio della guerra a Gaza, due delle più importanti organizzazioni israeliane per i diritti umani – B’Tselem e Physicians for Human Rights-Israel – hanno dichiarato pubblicamente che Israele sta commettendo genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza. Questa presa di posizione è senza precedenti a livello nazionale: fino a ieri, nessun gruppo ebraico israeliano di tale peso aveva mai utilizzato ufficialmente quel termine per descrivere le azioni condotte da Israele nel conflitto.

Nel nuovo rapporto diffuso oggi, B’Tselem parla di “azione coordinata e deliberata per eliminare la società palestinese nella Striscia di Gaza”, dettagliando il crollo delle infrastrutture civili, la morte di decine di migliaia di persone, la distruzione sistematica di aree urbane, lo sfollamento forzato della popolazione e il blocco di risorse essenziali come cibo e acqua. Physicians for Human Rights-Israel aggiunge una documentazione medico-legale relativa allo smantellamento programmato dei servizi sanitari e vitali a Gaza. Secondo il rapporto, Israele avrebbe così commesso almeno tre degli atti specificati nella definizione internazionale di genocidio, tra cui “infliggere deliberatamente condizioni di vita volte alla distruzione fisica totale o parziale del gruppo”.

Le due ONG accusano inoltre i leader politici e militari israeliani di aver espresso pubblicamente — in dichiarazioni ufficiali — intenzioni compatibili con la volontà di distruggere la società civile a Gaza, e invitano sia la società israeliana sia la comunità internazionale a intraprendere azioni concrete e immediate per fermare il genocidio attraverso tutti gli strumenti legali a disposizione.

La dichiarazione ha già suscitato forte attenzione globale e si inserisce in un nuovo contesto internazionale: proprio in questi giorni si sta svolgendo a New York una conferenza ad alto livello delle Nazioni Unite sulla Palestina, dove viene richiesto a tutti gli Stati di agire con decisione per fermare “l’escalation genocida a Gaza”. Amnesty International e molte altre organizzazioni rilanciano l’appello per un cessate il fuoco immediato e la cessazione del blocco, chiedendo sanzioni e il taglio delle forniture militari per Israele. Il governo israeliano respinge con forza le accuse, ribadendo che le operazioni militari sono dirette esclusivamente contro Hamas e che ogni accusa di genocidio è considerata infondata e motivata da pregiudizi politici.

Il dibattito rimane esplosivo anche sul piano interno, poiché la parola “genocidio” in Israele è tradizionalmente tabù per ragioni storiche profondissime. Tuttavia, la denuncia delle ONG locali — sostenuta da dati, testimonianze e rapporti legali — segna una svolta e apre una nuova fase anche negli appelli alla responsabilità internazionale e all’urgenza di un intervento per prevenire nuove vittime e garantire l’accesso ai soccorsi umanitari.

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