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11 July 2026

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Una prima volta che viola il diritto internazionale

Per la prima volta nella storia l’ambasciata statunitense a Gerusalemme (apitale contesa non riconosciuta dal diritto internazione come capitale di Israele)  ha offerto servizi consolari all’interno di un insediamento israeliano illegale in Cisgiordania occupata: la colonia di Efrat, a 12 chilometri a sud di Gerusalemme, costruita su terra palestinese occupata nel 1967. Quella che Washington ha presentato come un’iniziativa ordinaria per “raggiungere tutti i cittadini americani” è, secondo il diritto internazionale, un atto tutt’altro che neutro. Tutti gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono considerati illegali ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, che vieta a una potenza occupante di trasferire la propria popolazione civile nei territori che occupa — un principio ribadito dalle risoluzioni ONU 242 e 338 e dal parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2004. La Commissione palestinese per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti ha denunciato che la decisione “viola il principio di non riconoscimento delle situazioni illegali”, norma imperativa del diritto internazionale che obbliga gli Stati ad astenersi da qualsiasi azione che conferisca legittimità formale o pratica alle conseguenze di violazioni gravi.

Un riconoscimento di fatto dell’annessione

La decisione americana non è un atto tecnico-amministrativo: è un segnale politico potente. La Jihad islamica palestinese l’ha definita “riconoscimento esplicito, politico e giuridico, degli insediamenti illegali e partecipazione all’annessione silenziosa”. Hamas ha sottolineato la contraddizione stridente tra le dichiarazioni americane di opposizione all’annessione e le azioni concrete che la consolidano sul terreno. Wasel Abu Youssef, membro dell’OLP, è stato netto: “Washington tratta gli insediamenti come se facessero parte di Israele nel tentativo di legittimare l’occupazione”. L’avvocato per i diritti umani Michael Sfard, israeliano, ha dichiarato al New York Times che “non c’è giustificazione a questa mossa al di fuori delle sue implicazioni politiche”. Il tutto avviene mentre 19 ministri degli Esteri — tra cui Francia, Brasile, Turchia, Egitto e Arabia Saudita — avevano appena accusato Israele di “annessione di fatto” della Cisgiordania.

La complicità americana che affossa la pace

Questa escalation diplomatica si inserisce in un contesto di accelerazione sistematica degli insediamenti: circa 465.000 coloni vivono oggi su terra palestinese, decine di migliaia dei quali con doppia cittadinanza americano-israeliana. L’estensione dei servizi consolari — già pianificata per la colonia di Beitar Illit — manda il messaggio che Washington considera questi territori amministrativamente normalizzabili. Il giurista Ali Abu Habla ha avvertito che ogni azione che normalizzi il trattamento degli insediamenti “indebolisce la base giuridica del principio terra-per-pace e complica le prospettive di ripresa di negoziati seri fondati sulle riferenze internazionali”. Affossare la soluzione a due stati non è una conseguenza collaterale di questa politica: ne è l’obiettivo implicito.

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