28.2 C
Gerusalemme
10 October 2026

[Palestina] Ulm 5, cinque nomi contro una fabbrica di sterminio

E’ a notte dell’8 settembre 2025. Cinque persone entrano nello stabilimento tedesco della Elbit Systems dopo aver forzato una vetrata....

[Global Sumud Flotilla] “Mi hanno messo due dita nei genitali”, la denuncia di stupro contro i soldati israeliani

Una denuncia per violenza sessuale scuote ancora una volta il caso della Global Sumud Flotilla. Anna Liedtke, giornalista e attivista...

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Israele] Il boicottaggio che pubblica. Sally Rooney arriva in ebraico con un editore BDS-compliant

Cinque anni fa Sally Rooney era finita al centro di un acceso dibattito. Per coerenza con il movimento palestinese BDS aveva rifiutato di concedere a un editore israeliano i diritti di traduzione del suo terzo romanzo. Aveva però dichiarato di essere “lieta e orgogliosa” all’idea di vedere i suoi libri in ebraico, a condizione che fossero rispettati i criteri del boicottaggio culturale. Oggi quella promessa si concretizza: il suo ultimo bestseller, Intermezzo, uscirà in ebraico grazie a una collaborazione tra il magazine indipendente +972, la testata gemella Local Call e la casa editrice israeliana November Books, l’unica riconosciuta dalle organizzazioni palestinesi come conforme alle linee guida del BDS.

Questa scelta rovescia una delle accuse più ricorrenti contro il movimento di boicottaggio, spesso descritto nel discorso pubblico israeliano come “antisemita” o discriminatorio verso gli ebrei. Il progetto, spiegano promotori e attivisti, mostra che il bersaglio non è l’identità dei lettori, ma la complicità delle istituzioni culturali con un sistema di occupazione e apartheid. Per essere esentate dal boicottaggio le realtà israeliane devono accettare tre principi fondamentali del BDS: fine dell’occupazione dei territori conquistati nel 1967, piena uguaglianza civile per i palestinesi cittadini di Israele e riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi. Inoltre non possono ricevere fondi statali né operare negli insediamenti della Cisgiordania.

November Books rispetta queste condizioni. Non lavora nelle colonie, non prende finanziamenti governativi e si schiera apertamente per i diritti palestinesi. Per questo il suo direttore, Ishai Menuchin, presenta l’operazione come un’occasione di chiarezza. Pubblicare in ebraico autori che sostengono il BDS significa mostrare ai lettori israeliani che al centro del boicottaggio non c’è odio verso un popolo, ma l’opposizione a occupazione, apartheid e, oggi, alle accuse di genocidio a Gaza.

Il percorso che ha portato a questa edizione di Intermezzo è durato cinque anni. Ha intrecciato confronti serrati tra Rooney, agenti letterari, editori israeliani e attivisti palestinesi, in costante dialogo con la campagna PACBI. Il risultato è un esperimento di editoria “etica e solidale” che prova a trasformare il sostegno internazionale al BDS in un’azione concreta: aggirare le istituzioni ritenute complici, parlare direttamente ai lettori israeliani e ricordare che anche la letteratura può diventare uno spazio di responsabilità politica.

[Israele] 7 ottobre fregandosene delle vittime

Il terzo anniversario del 7 ottobre si è consumato, a Gerusalemme, in una cerimonia di Stato che ha detto più…

[Israele] I maldestri tentativi di Bibi Netanyahu per oscurare le sue responsabilità sul 7 ottobre

C’è una scena, in questa storia, che vale da sola l’intero servizio giornalistico che il governo israeliano ha provato a…

[Palestina] «Tornare a casa, in Cisgiordania, dura dieci minuti»

Erano da poco passate le undici di sera quando ai Tubasi, cacciati due mesi fa dalla loro terra dalle molestie…