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14 July 2026

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Nelle ultime tre settimane Bezalel Smotrich ha impresso una brusca accelerazione alle politiche di colonizzazione e smantellamento delle comunità beduine, in particolare nell’area di Gerusalemme est e della Cisgiordania occupata, presentandole apertamente come risposta preventiva ai possibili mandati di arresto della Corte penale internazionale (CPI) contro di lui.

Khan al-Ahmar come bersaglio simbolico

Il provvedimento cardine è l’ordine di evacuazione immediata della comunità beduina di Khan al-Ahmar, tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim, nel corridoio strategico E1, dove vivono circa 200 persone in strutture di lamiera e tende. Smotrich, nella sua doppia veste di ministro delle Finanze e ministro all’interno del dicastero della Difesa responsabile delle questioni civili in Cisgiordania, ha incaricato il suo emissario nell’Amministrazione Civile di “adottare tutte le misure necessarie” per lo sgombero nel più breve tempo possibile.

Media palestinesi e organizzazioni locali ricordano che Khan al-Ahmar è da anni nel mirino dei governi israeliani, poiché il suo smantellamento consentirebbe la continuità territoriale tra colonie israeliane e l’isolamento di Gerusalemme est dal resto della Cisgiordania. L’organizzazione per i diritti umani Al-Bidar definisce l’ordine di evacuazione una “dichiarazione di guerra” contro il popolo palestinese e un passo ulteriore nel progetto di annessione e frammentazione del territorio occupato.

Dal trasferimento forzato alla ricolonizzazione dello spazio

I residenti beduini di Khan al-Ahmar, insieme ad altre comunità dell’area, hanno presentato un’obiezione legale tramite l’organizzazione israeliana Bimkom, denunciando che il piano israeliano mira a trasferirli da aree rurali aperte a siti urbani densi, incompatibili con il loro modo di vita pastorale. In termini di diritto internazionale, più analisti sottolineano che la deportazione o il trasferimento forzato di popolazione sotto occupazione rientra tra i potenziali crimini di guerra e crimini contro l’umanità, esattamente il campo d’indagine della CPI.

Parallelamente allo smantellamento delle comunità beduine, Smotrich spinge nuove misure di colonizzazione: all’inizio di giugno ha annunciato l’approvazione di 2.162 nuove unità abitative in tre insediamenti della Cisgiordania occupata, tra cui un nuovo insediamento vicino a Gerusalemme e altri nei pressi di Nablus ed Hebron. In dichiarazioni riportate dalla stampa araba e anglofona, ha spiegato che queste costruzioni servono a “rafforzare il nostro controllo sulla terra, consolidare la sicurezza di Israele e stabilire fatti compiuti che impediscano la creazione di uno Stato arabo terrorista nel cuore del Paese”.

L’ombra della Corte penale internazionale

Il nesso fra questa accelerazione e l’“odore” di mandati di arresto dalla CPI è esplicito nelle parole dello stesso ministro. In una conferenza stampa di metà maggio, Smotrich ha dichiarato che il procuratore della CPI avrebbe presentato una richiesta segreta di mandato di arresto nei suoi confronti, oltre che contro il primo ministro e il ministro della Difesa. Ha definito l’azione della Corte una “dichiarazione di guerra” e promesso di rispondere con “guerra” utilizzando tutti i poteri a sua disposizione, annunciando proprio in quel contesto la firma dell’ordine di evacuazione di Khan al-Ahmar come primo passo di questa risposta.

Fonti giudiziarie internazionali, interpellate dalla stampa, hanno ricordato che le richieste di mandato della CPI restano sotto sigillo fino alla decisione dei giudici, rifiutandosi di confermare o smentire le affermazioni di Smotrich. Alcuni media arabi arrivano a definirlo già “ricercato a livello internazionale per crimini contro l’umanità”, sottolineando come la minaccia di procedimenti penali non lo abbia frenato, ma anzi lo abbia spinto a consolidare rapidamente sul terreno le proprie politiche di annessione e di trasferimento delle popolazioni beduine più vulnerabili.

Una corsa contro il tempo sul terreno

Sul piano politico, diversi commentatori in lingua inglese e araba leggono questa sequenza di provvedimenti – lo sgombero di Khan al-Ahmar, i piani di reinsediamento urbano coatto delle comunità beduine, la nuova ondata di espansione coloniale – come una vera e propria corsa contro il tempo per “ridisegnare” la Cisgiordania prima che eventuali mandati di arresto o sanzioni internazionali limitino la libertà d’azione del governo israeliano. In questa strategia, le comunità beduine diventano l’anello più esposto: il loro radicamento in zone strategiche ma prive di riconoscimento formale offre al ministro l’occasione per combinare, in un unico gesto politico, punizione della leadership palestinese, messaggio di sfida alla CPI e ulteriore avanzamento del progetto di colonizzazione territoriale.

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