Secondo una dettagliata ricostruzione del quotidiano israeliano Haaretz, una recente registrazione trapelata ha gettato nuova luce sulle priorità del primo ministro Benjamin Netanyahu durante il conflitto con Hamas. La conversazione, trasmessa dal Canale 13 israeliano, mostra Netanyahu intento a discutere con un anziano rabbino ultraortodosso non delle strategie militari o delle responsabilità per il disastro del 7 ottobre, ma della necessità di licenziare l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant e di spingere alle dimissioni il capo di stato maggiore dell’IDF Herzl Halevi, per facilitare l’approvazione di una legge sull’esenzione dal servizio militare per i giovani Haredi. Secondo Haaretz, questa rivelazione dimostra come la vera priorità di Netanyahu sia la sopravvivenza della sua fragile coalizione di governo, piuttosto che la conduzione della guerra o la sicurezza nazionale.
L’ufficio del primo ministro ha tentato di ridimensionare la portata della registrazione, sostenendo che Netanyahu si riferisse solo a ostacoli nella creazione di nuove unità Haredi nell’IDF. Tuttavia, Haaretz sottolinea che proprio il capo di stato maggiore Halevi aveva promosso la nascita di una nuova brigata Haredi, sebbene con scarso successo di reclutamento.
A quasi due anni dall’attacco di Hamas nel Negev occidentale, il governo Netanyahu sembra sopravvivere a ogni scandalo, sostenuto da una base elettorale fedele e da una coalizione che, tuttavia, appare sempre più divisa. Le proteste di massa che avevano caratterizzato la “notte di Gallant” non si sono più ripetute, anche perché la guerra a Gaza rende difficile per molti israeliani scendere in piazza contro il governo. Secondo Haaretz, un’eventuale crisi di governo potrebbe arrivare proprio dalla coalizione, soprattutto dai partiti ultraortodossi, sempre più preoccupati per la questione delle esenzioni dal servizio militare.
La pressione sull’arruolamento degli Haredi è aumentata: la procuratrice generale Gali Baharav-Miara ha annunciato l’invio di decine di migliaia di ordini di leva, mentre la leadership ultraortodossa teme soprattutto il blocco delle partenze dal paese per i giovani che ignorano la chiamata. Nonostante le minacce di rottura della coalizione, Haaretz evidenzia come sia difficile per i partiti Haredi rinunciare a un governo così favorevole alle loro richieste.
Nel frattempo, il conflitto a Gaza prosegue senza una soluzione all’orizzonte. Secondo il generale Assaf Orion, citato da Haaretz, gli obiettivi dichiarati – smantellare Hamas e liberare gli ostaggi – sono sempre più in conflitto con le ambizioni dei partiti di estrema destra della coalizione, che puntano a un’occupazione permanente della Striscia. La guerra, intanto, si traduce in una distruzione sistematica di Gaza e nella morte quotidiana di civili palestinesi, mentre i negoziati per il rilascio degli ostaggi restano bloccati.
Haaretz riporta anche come Israele, sotto pressione internazionale, abbia cambiato strategia sugli aiuti umanitari, cercando di bypassare Hamas attraverso subappaltatori americani e, secondo alcune fonti, armando clan locali della Striscia. Tuttavia, questa operazione è segnata da caos, violenze e numerose vittime tra i civili, mentre il governo continua a diffondere una narrazione ottimistica non supportata dai fatti.
La distanza tra le dichiarazioni pubbliche di Netanyahu e le sue azioni reali non è mai stata così ampia, osserva Haaretz. L’esercito, dal canto suo, sembra riluttante a indagare a fondo sulle uccisioni di civili palestinesi, presentandole come inevitabili conseguenze della guerra. In questo quadro, la sopravvivenza politica di Netanyahu e della sua coalizione sembra prevalere su ogni altra considerazione, lasciando il paese in una crisi politica e morale senza precedenti.

