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10 December 2025

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[Israele] Lo scandolo delle prigioni, un sistema che normalizza la tortuna

Mentre il mondo osservava con sgomento le immagini e le testimonianze sulle torture sistematiche inflitte ai detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, i leader della destra israeliana hanno risposto con una campagna aggressiva di difesa degli abusi, incitamento all’odio e richieste di pena di morte, trasformando uno scandalo internazionale in un simbolo della radicalizzazione politica del paese.​

Le dichiarazioni incendiarie di Ben-Gvir: dalle ispezioni social ai video propaganda
Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha trasformato le prigioni israeliane in un palcoscenico per la sua propaganda di estrema destra. In una serie di video pubblicati sul suo canale Telegram personale tra ottobre e novembre 2025, Ben-Gvir si è filmato all’interno delle carceri mentre si vantava delle condizioni disumane imposte ai detenuti palestinesi.​

Nel video del 31 ottobre 2025, il ministro appare accanto a una fila di prigionieri palestinesi sdraiati a terra, a faccia in giù, con le mani legate dietro la schiena. Indicandoli, Ben-Gvir afferma: “Guardate questi, i Nukhba che sono venuti a uccidere bambini, donne, i nostri neonati. Guardate come sono oggi”. Il ministro conclude il video con la sua richiesta caratteristica: “Ma c’è ancora una cosa che deve essere fatta: la pena di morte per i terroristi”.​

In un altro video del 22 ottobre, Ben-Gvir si è mostrato mentre guardava attraverso la finestra di una cella, dove i detenuti erano visibili accovacciati a terra con la faccia verso il pavimento. “La regola qui è che quando bussi, tutti i Nukhba stanno sul pavimento… Niente marmellate, niente cioccolatini, niente TV, niente radio. Tutto quello che c’era qui lo abbiamo tolto. Ma deve esserci un’altra cosa: la pena di morte per i terroristi”, ha dichiarato.​

La “rivoluzione carceraria” di Ben-Gvir: restrizioni sistematiche e violazioni dei diritti umani
Ben-Gvir ha pubblicamente ammesso e celebrato le misure punitive imposte ai detenuti palestinesi. In un post sui social media del marzo 2025, il ministro ha elencato con orgoglio le restrizioni: “Niente depositi, niente mense, doccia di quindici minuti (invece di 8 ore), un’ora per il cortile. Non ci sono grandi frigoriferi. Abbiamo ridotto il menu. Niente rappresentanza dei prigionieri, niente istruzione, niente cure dentistiche. Non ci sono trattamenti estetici”.​

La Palestinian Prisoners Society ha denunciato queste dichiarazioni come una “confessione” di crimini sistematici contro i detenuti palestinesi, sostenendo che tali azioni rientrano tutte nella definizione di tortura e hanno causato la morte di decine di prigionieri.​

Ben-Gvir ha inoltre revocato le possibilità di rilascio anticipato per i detenuti palestinesi e ha imposto sanzioni che includono il controllo della quantità d’acqua disponibile per i prigionieri, la riduzione del tempo per le docce, il blocco dei bagni destinati alle docce in alcune prigioni, e il raddoppio dell’isolamento.​

Le richieste di pena di morte: una campagna politica che minaccia la coalizione
Ben-Gvir ha ripetutamente minacciato di far crollare la coalizione governativa di Netanyahu se non viene approvata la legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi. Il 20 ottobre 2025, il ministro ha avvertito che il suo partito Otzma Yehudit avrebbe smesso di votare con la coalizione a meno che il disegno di legge non venisse messo ai voti entro domenica.​

Il 2 novembre 2025, la Commissione per la Sicurezza Nazionale della Knesset ha approvato l’invio del disegno di legge alla prima lettura parlamentare, con il sostegno esplicito del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il coordinatore per gli ostaggi Gal Hirsch ha dichiarato che Netanyahu supporta la proposta, sostenendo: “Considero questa legge uno strumento aggiuntivo nel nostro arsenale contro il terrorismo e per il rilascio degli ostaggi”.​

Il disegno di legge prevede che “la pena di morte sarà imposta a chiunque, intenzionalmente o per indifferenza, causi la morte di un cittadino israeliano per motivi razzisti, odio o intento di danneggiare lo Stato di Israele”. Significativamente, la legge si applica solo ai palestinesi e non agli israeliani che uccidono palestinesi in circostanze simili.​

Lo scandalo di Sde Teiman: stupri, torture e la difesa dell’indifendibile
Il centro di detenzione di Sde Teiman, nel deserto del Negev, è diventato il simbolo delle atrocità israeliane contro i detenuti palestinesi. Testimonianze di ex detenuti e personale israeliano hanno rivelato un sistema di torture sistematiche che includono stupri di gruppo, violenze sessuali, elettroshock, amputazioni dovute a prolungati ammanettamenti, e negazione di cure mediche.​

Il caso che ha scosso Israele è emerso nell’agosto 2024, quando un video di sorveglianza mostrava soldati israeliani che circondavano un detenuto palestinese bendato con scudi antisommossa per nascondere lo stupro di gruppo che stavano perpetrando. Il detenuto è stato successivamente ricoverato in ospedale con gravi lesioni, tra cui una perforazione dell’intestino, danni ai polmoni, costole fratturate e gravi traumi anali.​

La reazione della destra: assalto alle basi militari e difesa degli stupratori
Quando le autorità militari israeliane hanno arrestato nove soldati sospettati dello stupro il 29 luglio 2024, la reazione della destra è stata immediata e violenta. Una folla di manifestanti di estrema destra, inclusi membri della Knesset e ministri del governo, ha fatto irruzione nella base di Sde Teiman per impedire gli arresti.​

I manifestanti hanno gridato “non abbandoneremo i nostri compagni, certamente non per i terroristi” mentre facevano breccia nei cancelli della base. Quando i soldati sono stati trasferiti alla base di Beit Lid per gli interrogatori, i manifestanti hanno assaltato anche quella struttura.

Ben-Gvir ha definito i soldati accusati “i nostri migliori eroi” e ha denunciato il loro arresto come “niente meno che vergognoso”. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha elogiato i soldati come “guerrieri eroici” e ha chiesto il loro immediato rilascio.​

La difesa dello stupro come politica di stato
In un momento che ha scioccato anche molti israeliani, il parlamentare della Likud Hanoch Milwidsky ha pubblicamente difeso lo stupro dei detenuti palestinesi durante una riunione della Knesset. Quando gli è stato chiesto se fosse legittimo “inserire un bastone nel retto di una persona”, Milwidsky ha gridato: “Sì! Tutto è legittimo da fare! Tutto!”.​

Questa posizione non è rimasta isolata. Il parlamentare Zvi Sukkot ha definito i soldati accusati “eroi”, criticando il sistema giudiziario israeliano per averli perseguiti. Il ministro della Giustizia Yariv Levin ha espresso shock per il modo in cui i soldati sono stati detenuti, affermando che stavano svolgendo un “lavoro sacro”.​

Smotrich ha partecipato personalmente alle proteste a Sde Teiman, mentre altri ministri hanno pubblicamente sostenuto i soldati accusati. Il ministro Ben-Gvir ha dichiarato che qualsiasi azione in nome della sicurezza dello Stato d’Israele è permissibile.​

Netanyahu e la priorità dell’immagine sull’abuso
La reazione del primo ministro Netanyahu allo scandalo è stata significativa per ciò che ha rivelato sulle priorità del governo israeliano. Piuttosto che condannare gli abusi documentati, Netanyahu si è concentrato sul danno reputazionale causato dalla divulgazione del video.​

Nella sua prima dichiarazione pubblica sul caso, Netanyahu ha definito la fuga del video “forse il peggior disastro di pubbliche relazioni che Israele abbia mai affrontato” e “il più grave attacco propagandistico contro lo Stato di Israele” nella sua storia. Ha chiesto un’indagine indipendente sulla fuga di notizie, non sugli abusi stessi.​

L’arresto della procuratrice militare: punire chi denuncia, proteggere i torturatori
Il 31 ottobre 2025, la maggiore generale Yifat Tomer-Yerushalmi, il più alto funzionario legale dell’esercito israeliano, si è dimessa dopo aver ammesso di aver autorizzato la divulgazione del video dello stupro nell’agosto 2024. Nella sua lettera di dimissioni, ha affermato di aver agito per contrastare la “falsa propaganda” contro gli organi di applicazione della legge militare.​

Dopo la sua dimissione, Tomer-Yerushalmi è scomparsa per diverse ore il 2 novembre, lasciando un messaggio che è stato interpretato come un possibile tentativo di suicidio. È stata trovata viva su una spiaggia di Tel Aviv ed è stata immediatamente arrestata.​

Le autorità israeliane hanno esteso la sua detenzione per indagare su accuse di frode, abuso di fiducia e ostruzione della giustizia. I politici di destra hanno celebrato il suo arresto. Smotrich l’ha accusata di diffamare i soldati con una “calunnia del sangue” contro l’esercito israeliano. Il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato che sarebbe stata privata del suo grado militare.

Nel frattempo, i soldati accusati dello stupro rimangono liberi e hanno tenuto una conferenza stampa all’esterno della Corte Suprema il 3 novembre 2025, indossando maschere nere per nascondere le loro identità. Hanno difeso pubblicamente le loro azioni, con uno dei soldati che ha dichiarato: “Invece di apprezzamento, abbiamo ricevuto accuse. Forse avete provato a spezzarci, ma avete dimenticato che siamo la forza di cento uomini”.​

Testimonianze di tortura: un sistema di abusi sistematici
Le testimonianze di ex detenuti palestinesi rivelano un quadro agghiacciante di abusi sistematici che vanno ben oltre Sde Teiman. Ibrahim Salem, detenuto per 52 giorni senza accuse, ha riferito di torture diffuse, inclusi elettroshock durante gli interrogatori, violenze sessuali, percosse costanti, spogliamento forzato, afferramenti dei genitali e frequenti stupri da parte di soldati sia maschi che femmine.​

Salem ha descritto un incidente in cui un prigioniero sui quarant’anni è stato ammanettato e costretto a piegarsi su una scrivania mentre una soldatessa inseriva le dita e altri oggetti nel suo retto. Se il prigioniero si muoveva, un soldato maschio posizionato davanti a lui lo picchiava. Secondo Salem, “la maggior parte dei prigionieri uscirà con lesioni rettali”.​

Walid Khalili, un paramedico detenuto a Sde Teiman, ha descritto di essere stato costretto a indossare pannolini, sospeso da catene attaccate a manette metalliche, e sottoposto a elettroshock a giorni alterni, posizioni di stress e docce con acqua fredda. Ha assistito all’amputazione della gamba di un detenuto dovuta all’ammanettamento e alla morte di un altro detenuto per apparente arresto cardiaco.​

Il dottor Mohammed Abu Musa, un medico di 45 anni dell’ospedale Nasser, ha trascorso 20 mesi nelle prigioni israeliane dopo essere stato arrestato nel febbraio 2024. Ha descritto Sde Teiman come un luogo “fatto per la tortura”, dove i detenuti erano costretti a inginocchiarsi per ore con le mani legate dietro la schiena. “Se qualcuno si muoveva, veniva preso a calci. Se respiravi troppo forte, venivi picchiato”, ha raccontato.​

La rete di campi di tortura: B’Tselem e i rapporti internazionali
L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha pubblicato un rapporto devastante nell’agosto 2024 intitolato “Benvenuti all’inferno: il sistema carcerario israeliano come rete di campi di tortura”. Il rapporto, basato su testimonianze di 55 ex detenuti palestinesi, documenta abusi sistematici in tutte le carceri israeliane, non solo a Sde Teiman.​

Yuli Novak, direttrice esecutiva di B’Tselem, ha dichiarato: “Tutti ci hanno ripetutamente raccontato la stessa storia: abusi persistenti, violenza quotidiana, tormento fisico e psicologico, umiliazione, privazione del sonno e fame”. Il rapporto conclude che “il sistema carcerario israeliano nel suo complesso, per quanto riguarda i palestinesi, si è trasformato in una rete di campi di tortura”.​

Il rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dell’agosto 2024 ha documentato casi di waterboarding, elettroshock, attacchi di cani, privazione di cibo e acqua, e violenze sessuali contro detenuti palestinesi. Il rapporto ha rilevato che almeno 53 palestinesi sono morti nelle carceri israeliane a causa degli abusi nei dieci mesi successivi all’ottobre 2023.​

Corpi restituiti con segni di tortura ed esecuzioni
Nell’ottobre 2025, come parte dell’accordo di cessate il fuoco, Israele ha restituito a Gaza i corpi di 135 palestinesi detenuti a Sde Teiman. Secondo i medici di Khan Yunis, gli esami forensi “indicano che Israele ha compiuto atti di omicidio, esecuzioni sommarie e torture sistematiche contro molti dei palestinesi”, mostrando “segni di colpi d’arma da fuoco a bruciapelo e corpi schiacciati sotto i cingoli dei carri armati israeliani”.​

Alcuni dei morti erano bendati, con le mani legate dietro la schiena. In uno dei corpi, una corda era legata attorno al collo. Il rappresentante del ministero della Salute di Gaza, Sameh Hamad, ha dichiarato: “Quello che abbiamo visto di persona è stato allarmante. Le loro mani e i piedi erano legati e gli occhi bendati. Stiamo cercando di scoprire le atrocità commesse contro questi individui”.​

Le Nazioni Unite hanno stimato che almeno 75 detenuti palestinesi sono morti nelle carceri israeliane dall’ottobre 2023, anche se organizzazioni per i diritti palestinesi affermano che questo numero rappresenta solo una frazione del bilancio reale.​

Il divieto delle visite della Croce Rossa
Il 29 ottobre 2025, il ministro della Difesa israeliano Yisrael Katz ha vietato al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) di visitare i detenuti palestinesi nelle prigioni israeliane, sostenendo che le visite avrebbero “gravemente danneggiato la sicurezza dello stato”.​

L’ordine proibisce al CICR di visitare migliaia di detenuti elencati in un allegato. In pratica, rende legge lo status quo che è prevalso dall’inizio della guerra a Gaza, poiché al CICR non è stato permesso di visitare i detenuti in carcere da allora, ad eccezione di interviste pre-rilascio condotte nell’ambito degli accordi di cessate il fuoco.​

Il commissario dell’Unione Europea Hadja Lahbib ha condannato la decisione di Israele, affermando che “negare al nostro partner CICR l’accesso ai prigionieri palestinesi – che affrontano condizioni terribili – viola i principi umanitari”.​

L’impunità sistematica: nessuna giustizia per le torture
Nonostante le numerose segnalazioni di abusi dall’ottobre 2023, le autorità israeliane hanno presentato accuse solo in due casi, senza che alcun personale carcerario sia stato ritenuto responsabile. Un’indagine di Action on Armed Violence ha rilevato che Israele ha chiuso l’88% delle indagini su presunti crimini di guerra e abusi delle sue forze a Gaza e in Cisgiordania senza alcuna accusa o riscontro di illeciti.​

Su 52 casi esaminati, solo uno (-2%) è sfociato in una condanna detentiva. L’unica condanna al carcere fino ad oggi è arrivata nel febbraio 2025, quando un riservista ha ricevuto sette mesi per l’abuso aggravato di detenuti bendati e ammanettati, dopo aver ammesso di averli costretti ad abbaiare come cani.​

Per quanto riguarda i soldati accusati dello stupro di luglio 2024 a Sde Teiman, cinque riservisti sono stati formalmente accusati dall’esercito israeliano nel febbraio 2025 di aver agito contro il detenuto con “violenza grave, incluso l’accoltellamento del detenuto nella zona anale con un oggetto appuntito”. Tuttavia, non sono stati accusati di stupro, ma solo di “abuso grave”.​

La stampa ebraica e le voci critiche
Nonostante la prevalenza della narrativa di sostegno agli abusi nella politica israeliana, alcune voci critiche sono emerse dalla stampa ebraica. La giornalista di Haaretz Yoana Gonen ha criticato la rappresentazione dei soldati come eroi, definendoli “un simbolo dell’Israele di oggi – una nazione segnata dalla vergogna e dal disonore”.​

Gonen ha scritto sotto il titolo “Cosa volevamo davvero? Torturare in silenzio senza che il mondo lo scoprisse e ci mettesse a disagio”, riferendosi alla fuga come “forse l’attacco propagandistico più grave contro Israele dalla sua fondazione”, ignorando i crimini documentati nel filmato.​

“Due anni di distruzione indiscriminata a Gaza, soldati che pubblicano crimini di guerra su TikTok, ministri che si vantano di torture, giornalisti che chiedono il genocidio – eppure solo la fuga della propaganda ha ricordato al sistema che la legge dovrebbe applicarsi”, ha scritto.​

Un sistema che normalizza la tortura
Lo scandalo delle prigioni israeliane rivela non solo la brutalità degli abusi inflitti ai detenuti palestinesi, ma anche la normalizzazione istituzionale della tortura come politica di stato. Come ha osservato la dottoressa Hadas Ziv di Physicians for Human Rights – Israel, i suoi sforzi di lunga data per esporre l’uso della tortura in Israele non sono riusciti a fermare la pratica, affermando: “Mentre le persone potrebbero non negarla più, è diventata normalizzata”.​

Le dichiarazioni pubbliche di leader come Ben-Gvir e Smotrich, unite alla difesa aperta dello stupro da parte di parlamentari della Knesset, dimostrano che gli abusi non sono aberrazioni isolate, ma parte di un sistema deliberato e sistematico di torture che opera con il sostegno e l’incoraggiamento dei massimi livelli della leadership civile e militare israeliana.​

Mentre i torturatori vengono celebrati e i denuncianti perseguiti, le migliaia di detenuti palestinesi rimangono intrappolati in quello che B’Tselem ha definito una “rete di campi di tortura”, senza accesso a rappresentanza legale, monitoraggio internazionale o speranza di giustizia.

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