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17 February 2026

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[Israele] Necrotizzazione e domicidio, come lo stato ebraico declina il genocidio di palestinesi

La strategia militare di Israele ha subito una metamorfosi profonda negli ultimi tre anni, allontanandosi dai canoni della difesa classica per abbracciare un processo di necrotizzazione.
Questo concetto non indica una distruzione casuale, ma la trasformata intenzionale di uno spazio vitale in un “mondo della morte”, dove le condizioni minime per l’esistenza umana vengono sistematicamente rimosse attraverso scelte politiche deliberat.
Al centro di questa visione si pone la Dottrina Dahiya, concepita originariamente nel 2005 per il Libano e applicata ferocemente a Gaza.
Essa non cerca la proporzionalità, ma mira a infliggere danni massicci alle infrastrutture civili, ai porti e alle reti elettriche per creare una deterrenza basata sulla sofferenza collettiva. Villaggi e quartieri residenziali non sono più visti come insediamenti umani, ma come basi militari da livellare nell’oblio, trasformando la guerra in un atto industriale di distruzione che non lascia spazio alla vita.

In questo scenario di devastazione emerge l’ombra della Direttiva Hannibal, una procedura controversa nata per impedire la cattura di soldati anche a costo della loro stessa vita. Durante l’attacco del 7 ottobre 2023, le prove suggeriscono un’applicazione di massa di questa direttiva, portando l’esercito a colpire i propri cittadini per evitare che venissero portati a Gaza come ostaggi. Testimonianze e immagini di veicoli carbonizzati indicano che la potenza di fuoco israeliana, tramite elicotteri e carri armati, abbia contribuito alla strage dei propri civili nel tentativo di neutralizzare i rapitori. Questa logica di sacrificio si intreccia con il concetto di domicidio, ovvero l’annientamento programmato delle abitazioni volto a rendere ogni ritorno impossibile. La terra viene avvelenata, le infrastrutture rase al suolo e il tessuto sociale smembrato sotto il peso di una scelta che predilige l’obliterazione fisica del nemico a qualunque costo umano.

L’Ai al servizio del genocidio
L’ultimo stadio di questa evoluzione è rappresentato dalle fabbriche di assassinio di massa, dove l’intelligenza artificiale diventa l’architetto di un algocidio su scala industriale. Programmi come Lavender generano decine di migliaia di bersagli umani con margini di errore accettati meccanicamente, mentre sistemi come “Where’s Daddy?” tracciano i sospetti fino alle loro case per colpirli intenzionalmente quando l’intera famiglia è presente. Questa tecnologia riduce la distanza morale del soldato, trasformando il massacro in un processo automatizzato privo di empatia umana. Gaza è così divenuta un laboratorio per nuove armi, dove la distruzione di università e moschee serve a cancellare l’identità di un popolo. Il risultato finale è un paesaggio necrotico, una distesa di macerie dove la tecnologia autonoma ha rimosso l’umanità dalla decisione di comando, sigillando il destino di milioni di persone sotto il peso di algoritmi di morte.

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