La contraddizione della partecipazione di Netanyahu
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accettato martedì 21 gennaio 2026 l’invito a unirsi alla “Board of Peace” (Tavola della Pace) di Donald Trump, un organismo istituito per supervisionare la ricostruzione di Gaza e, secondo la bozza della carta costitutiva, per estendere il controllo americano a conflitti globali. L’ironia della situazione è notevole: Netanyahu siede attualmente sotto un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità relativi alla campagna militare israeliana a Gaza dal 7 ottobre 2023. La ricerca di Amnesty International del dicembre 2024 ha concluso che Israele sta perpetrando un genocidio contro i palestinesi, documentando “atti di uccisioni, gravi sofferenze fisiche e mentali, e il deliberato infliggere condizioni di vita calcolate a provocare la distruzione fisica” della popolazione palestinese. Secondo Agnès Callamard, Segretaria Generale di Amnesty International, “Israele ha compiuto atti vietati dalla Convenzione sul Genocidio con l’intento specifico di distruggere i palestinesi a Gaza”. Nonostante ciò, Trump ha selezionato Netanyahu come membro di un organismo che dovrebbe supervisione la governance tecnocratica palestinese a Gaza—una decisione che rappresenta un deliberato abbandono della responsabilità internazionale.
Il rifiuto europeo e la critica internazionale al multilateralismo
L’Europa ha risposto alla “Board of Peace” con scetticismo generalizzato. La Francia di Emmanuel Macron ha rifiutato esplicitamente l’invito, dichiarando attraverso fonti ufficiali che il progetto “pone grandi questioni, in particolare riguardanti il rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite, che non possono in alcun modo essere messi in discussione”. La fonte vicina a Macron ha aggiunto: “Le minacce di dazi per influenzare la nostra politica estera sono inaccettabili e inefficaci”, in risposta ai minacciati dazi del 200% sullo champagne francese. Germania, Regno Unito, Svezia, Paesi Bassi e Canada hanno anch’essi segnalato il loro rifiuto. Il Segretario Generale dell’ONU António Guterres ha criticato aspramente la dinamica, affermando al BBC: “Esiste una chiara convinzione negli Stati Uniti che le soluzioni multilaterali non sono rilevanti e che ciò che conta è l’esercizio del potere e dell’influenza degli Stati Uniti, talvolta violando le norme del diritto internazionale”. Ha ammonito che ciò rappresenta il “diritto del potere” che sostituisce il “potere del diritto”. I diplomatici europei hanno definito la Board come una “ONU di Trump”—un tentativo di aggirare i vincoli istituzionali che storicamente hanno limitato il potere presidenziale americano. La bozza della carta richiede 1 miliardo di dollari per i seggi permanenti, trasformando la diplomazia internazionale in una questione di capacità finanziaria anziché sovranità legale.
L’opposizione della destra israeliana e il contesto genocidario
Il Ministro delle Finanze israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich ha duramente criticato il piano, dichiarando domenica 19 gennaio al Yatziv Settlement: “È tempo di spiegare al presidente che il suo piano è cattivo per lo Stato di Israele e di cancellarlo”. Smotrich ha insistito che Gaza deve rimanere “nostra” e “imporremo l’amministrazione militare” piuttosto che accettare “costruzioni strane” sotto supervisione internazionale. Ha specificamente denunciato l’inclusione di rappresentanti turchi e qatarini nella commissione esecutiva di Gaza, affermando: “Erdogan è Sinwar. Qatar è Hamas. Non c’è differenza”. Questa critica interna israeliana si inserisce in un contesto più ampio di violazioni umanitarie documentate. Secondo Human Rights Watch, Israele ha deliberatamente inflitto “condizioni di vita calcolate a provocare la distruzione fisica della popolazione palestinese”, costituendo crimini contro l’umanità e atti di genocidio. La campagna ha ucciso oltre 42.000 palestinesi, inclusi 13.300 bambini, secondo documenti Amnesty. Il Sudafrica ha presentato un caso di genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia, affermando che Israele ha violato i propri obblighi secondo la Convenzione sul Genocidio. La “Board of Peace” di Trump—presieduta perpetuamente dal presidente americano con potere di veto unilaterale su tutte le decisioni—rappresenta dunque non un passo verso la responsabilità internazionale, ma un tentativo di consolidare l’immunità di Israele e di riscrivere le norme del diritto internazionale secondo i dettami del potere americano, marginalizzando le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani che hanno documentato sistematiche violazioni.

