28.2 C
Gerusalemme
16 January 2026

“I support Palestine Action prisoners. I oppose genocide”. Greta Thunberg si fa arrestare a Londra e svela le contraddizioni di società apparentemente liberali

Il 23 dicembre 2025, Greta Thunberg si è fatta arrestare a Londra per denunciare l’insensatezza illiberale del  Terrorism Act 2000,...

[Israele] I coloni israeliani sono una minaccia esistenziale per i pacifisti israeliani

La raccolta delle olive è tradizionalmente un momento di celebrazione e resilienza culturale per i palestinesi, ma nel 2025 l’evento...

[Palestina] Ebrei contro il genocidio: Sanzionate Israele

Importanti figure ebrei nel mondo stanno chiedendo alle Nazioni Unite e ai leader internazionali di imporre sanzioni contro Israele per...

[Israele – Paleatina] Tutto è cominciato nel 1948, la pulizia etnica

La Nakba (Catastrofe) del 1948 rappresentò la prima importante operazione sistemica di conflitto avviata dall’organizzazione sionista con l’intento di privare e trasferire coattamente i palestinesi dai territori della Palestina Storica. Con appoggio e corresponsabilità del Nord Globale, tale azione di eliminazione tribale e cacciata collettiva si protrae ormai da 77 anni.

Sia che si interpreti la Nakba come una “catastrofe continua” o come una sequenza di “numerose Nakba inflitte al popolo palestinese”, una sola realtà risalta: valutando il sionismo attraverso le sue ricadute concrete nel tempo, emerge un modello di eliminazione sistematica e aggressiva tramite privazioni collettive, espulsioni, reclusioni di massa, campagne di terrore statale, esecuzioni e omicidi diffusi. Oggi, con il consolidamento dell’impunità del sionismo rispetto alle norme umanitarie internazionali e ai diritti dei palestinesi, tutto ciò si riflette in un genocidio costante a Gaza, nell’apartheid in Cisgiordania e in un destino di cittadini marginalizzati per i palestinesi delle zone controllate da Israele dal 1948.

Ogni 15 maggio, i palestinesi e i loro sostenitori ricordano la Nakba, ma di fatto oltre metà della popolazione autoctona della Palestina Storica era già stata cacciata tramite azioni di miliziani sionisti prima di quella data. In realtà, prima dell’escalation tra le milizie sioniste e gli stati arabi circostanti, tra 250.000 e 350.000 palestinesi furono espulsi dalle proprie comunità subito a seguito della suddivisione dell’ONU, che il 29 novembre 1947 decise la partizione della Palestina a dispetto delle richieste indigene; il 15 maggio 1948 si proclamò la nascita dello Stato di Israele. Il piano statale sionista delineato da pionieri come Herzl e Jabotinsky prevedeva l’evacuazione dei palestinesi già prima del termine del Mandato britannico e persino prima dell’Accordo Sykes-Picot del 1916, con Inghilterra e Francia intente a ridefinire i confini medio-orientali dopo la caduta dell’Impero Ottomano.

Tra i peggiori eccidi antipalestinesi perpetrati da bande armate sioniste già nel 1947 si ricordano Baldat al-Sheikh del 31 dicembre 1947, quando il gruppo Haganah accerchiò Balad al-Sheikh, rase al suolo case e uccise settanta abitanti, e poi il massacro di Sa’sa’ il 14 febbraio 1948, con sedici case abbattute e sessanta vittime.

L’eccidio di Deir Yassin del 9 aprile 1948 fu uno degli episodi più tragici: poco prima della proclamazione di Israele, la località fu assediata da miliziani sionisti agli ordini di futuri premier come Begin e Shamir; almeno 110 palestinesi tra uomini, donne e bambini furono uccisi. Questo evento segna uno dei punti più drammatici per la comunità palestinese e uno snodo chiave del progetto sionista per la predominanza ebraica in Palestina. Il terrore provocato da Deir Yassin si diffuse rapidamente, generando la fuga anche da tanti altri villaggi e verso altri paesi come Libano o Siria.

Durante la campagna di massacri del 1948, i palestinesi abbandonarono tutto portando solo pochi abiti e la chiave di casa, convinti di poter rientrare a guerra finita. Cercarono la fuga sotto il fuoco diretto delle milizie paramilitari armate dall’Occidente, oppure pressati dalla paura suscitata dai racconti dei massacri come quello di Deir Yassin. Questa ferocia tribale divenne la radice della resistenza di chi ancora permane, deciso a restare nonostante l’oppressione militare e la continua pressione imposta da Israele, già dal 1948 e anche prima.

Alla nascita dello Stato di Israele erano già stati espulsi oltre 750.000 palestinesi, ossia tre quarti degli autoctoni; più di 530 paesi furono cancellati, almeno 15.000 persone vennero uccise. Le attuali atrocità trovano origine nella negazione del diritto di autodeterminazione dei palestinesi e nelle ripetute infrazioni delle regole umanitarie e dei diritti dell’uomo registrate durante la Nakba. Questi soprusi si sono protratti per più di sette decenni, e oggi si manifestano nella guerra genocida a Gaza e nella politica di dislocamento e eliminazione tribale in Cisgiordania.

Alla 77ª ricorrenza della Nakba, grandi potenze come Stati Uniti, Regno Unito e vari paesi dell’Unione Europea non solo ignorano i crimini di Israele, ma contribuiscono concretamente a finanziare la guerra a Gaza e l’annessione cruenta delle residue terre palestinesi in Cisgiordania. A peggiorare la complicità occidentale, si aggiungono forti prove della repressione della solidarietà pro-Palestina, come risulta dall’indagine ELSC, che parla addirittura di rendere “impensabile” una narrazione alternativa a quella coloniale. Le risposte tedesche alla causa palestinese evidenziano quanto la repressione della solidarietà sia la prosecuzione di logiche coloniali, votate a oscurare e negare la memoria dei colonizzati e a manipolare l’identità palestinese per legittimare il colonialismo e il genocidio.

Settantasette anni dopo, l’unica soluzione resta la giustizia per chi ha perso ogni cosa per mano della macchina di morte sionista. Occorre bloccare immediatamente ogni complicità, le campagne di mistificazione, le forniture di sostegni finanziari e armamenti da parte del Nord Globale e il sistema dei due pesi e due misure. Se i principi di tutela umana sono uguali per chiunque, come invocano ONU, Corte Penale Internazionale, Corte di Giustizia Internazionale e difensori civili, allora va attuato subito lo smantellamento dell’occupazione armata e della colonizzazione dei territori palestinesi.

La legge internazionale deve valere per tutti, senza deroghe. I palestinesi devono rigovernare il proprio destino e la propria indipendenza, e Israele deve rispondere degli atti illegali e riprovevoli come paese fuori legge nella comunità internazionale.

[Palestina] Addio a Mohammed Bakri, la voce palestinese nel cinema e nel teatro

Mohammed Bakri, attore, regista e medioattivista palestinese che ha incarnato per più di quarant’anni la resistenza culturale del suo popolo,…

Archeologia coloniale, come Israele usa il patrimonio per mistificare e cancellare i palestinesi

Il caso di Sebastia e l’uso politico dell’archeologia Mentre i residenti di Sebastia, un villaggio palestinese a nord di Nablus…

[Israele] Conoscere Shlomo Sand per scoprire uno stato suprematista

Shlomo Sand è uno dei più acuti storici israeliani contemporanei, docente di Storia Contemporanea presso l’Università di Tel Aviv, e…