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06 September 2026

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[Israele] Sanzioni ai coloni? L’Ue colpisce le comparse e lascia in scena i mandanti

Lunedì 12 maggio 2026 i ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo politico per sanzionare tre coloni e quattro organizzazioni di coloni israeliani attivi in Cisgiordania, aggiungendo alle misure anche alcuni dirigenti di Hamas. Il ministro francese Jean-Noel Barrot ha esultato sui social: «È fatta». Ma cosa è fatto, esattamente? Congelamento di beni e divieti di viaggio per un pugno di figure il cui nome non è stato nemmeno reso pubblico. Una risposta simbolica, tiepida fino all’inconsistenza, a un’occupazione militare che l’ONU e la Corte Internazionale di Giustizia definiscono illegale e che nel solo 2026 ha già ucciso 45 palestinesi, tra cui 11 bambini. I 27 ministri degli Esteri hanno espressamente bocciato qualsiasi misura commerciale contro gli insediamenti illegali, per mancanza di «necessaria maggioranza qualificata». Tradotto: l’Europa è disposta a punire il soldato, non il generale.

La violenza dei coloni è politica di Stato, non devianza individuale

Trattare i coloni violenti come una categoria separata dal governo israeliano che li finanzia, li arma e li protegge è un esercizio di ipocrisia politica. Gli insediamenti in Cisgiordania non esistono per iniziativa spontanea di privati cittadini: sono l’avanguardia pianificata di un’annessione de facto, finanziata dal bilancio pubblico israeliano e difesa dalle forze armate israeliane. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, figure del governo Netanyahu, hanno pubblicamente incoraggiato e finanziato l’espansione coloniale, approvando migliaia di nuove unità abitative negli ultimi mesi. La ministra svedese degli Esteri Maria Malmer Stenergard lo ha detto chiaramente: servono sanzioni contro «i ministri israeliani che guidano questi insediamenti». Ma l’UE non ci è arrivata. Sanzionare qualche colono senza toccare il governo che li manda avanti è come condannare l’incendio senza toccare chi tiene i fiammiferi. La violenza dei coloni non è devianza da correggere: è lo strumento operativo di una strategia annessionistica che il governo israeliano persegue apertamente, e che il diritto internazionale qualifica come crimine di guerra.

Le aziende europee edificano le colonie, l’UE guarda altrove

Il paradosso più insopportabile di questo provvedimento è che mentre Bruxelles si affretta a sanzionare tre individui, le aziende europee continuano a costruire materialmente, finanziariamente e logisticamente le colonie israeliane, nel pieno silenzio normativo dell’Unione. Secondo il rapporto 2024 della coalizione Don’t Buy Into Occupation, 822 istituti finanziari europei — banche, assicurazioni, fondi pensione — hanno intrattenuto relazioni finanziarie con 58 aziende direttamente coinvolte negli insediamenti illegali. Heidelberg Materials (Germania) fornisce materiali edili per la costruzione delle colonie, Volvo (Svezia) e Hyundai forniscono macchinari per le demolizioni delle case palestinesi, Booking.com e Airbnb pubblicizzano alloggi negli insediamenti illegali come mete turistiche. E l’Italia? Tutt’altro che estranea. Secondo il rapporto DBIO aggiornato al 2025, UniCredit figura al dodicesimo posto tra i creditori globali delle aziende degli insediamenti, con oltre 9 miliardi di dollari erogati; Intesa Sanpaolo è tra i principali investitori con quasi 12 miliardi; compaiono anche Assicurazioni GeneraliBanca Mediolanum e il colosso della difesa Leonardo. Né l’Italia né l’UE hanno introdotto alcuna norma per vietare a queste istituzioni di continuare a pompare denaro nel sistema coloniale israeliano. La campagna Stop al commercio con gli insediamenti illegali, promossa da Oxfam e sostenuta da Amnesty International, chiede esattamente questo: che l’Italia e l’Europa interrompano ogni relazione commerciale con gli insediamenti, in conformità con il parere della Corte Internazionale di Giustizia. Finché l’UE si limiterà a punire il volto sporco dell’occupazione senza toccare i suoi motori economici, le sue sanzioni rimarranno quello che sono: una buona coscienza a buon mercato.

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