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11 July 2026

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[Regno Unito] Il boia e il socio, come Londra finanzia con il commercio la pena di morte contro i palestinesi

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[Israele] Una mezza anguria sulle scarpe fa tremare l’opinione pubblica israrliana

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[Israele] Sul nucleare è Tel Aviv a rappresentare un pericolo per tutti

Benjamin Netanyahu ha trasformato la sua ossessione in azione armata. Il 13 giugno ha dato il via a una serie di attacchi aerei contro obiettivi militari e nucleari in Iran. Non c’è stata alcuna autorizzazione internazionale, né giustificazione concreta se non un copione già visto: la “guerra preventiva” come strumento di distrazione e manipolazione. L’obiettivo? Distruggere l’infrastruttura atomica di Teheran, destabilizzare il regime degli ayatollah e – soprattutto – spostare i riflettori dalla tragedia di Gaza.

È un’operazione rischiosa, che può incendiare l’intero Medio Oriente. E che non garantirà maggiore sicurezza agli israeliani, già esposti a durissime ritorsioni. Il risultato sarà, come sempre, devastazione e caos. Una strategia del disordine per tenere in piedi un potere in crisi.

Gli Stati Uniti si dicono “non coinvolti”. Ma Washington porta sulle spalle tutta la responsabilità dell’effetto domino. È stata la Casa Bianca, sotto Trump, a far saltare nel 2018 l’accordo sul nucleare con l’Iran, aprendo la strada all’escalation attuale. Ora i raid israeliani rischiano di far deragliare i colloqui di Mascate e – peggio ancora – di spingere Teheran fuori dal Trattato di non proliferazione nucleare. Sarebbe un disastro globale.

Il cinismo è totale. Israele pretende di impedire all’Iran di dotarsi dell’atomica mentre continua a negare la propria, mai ammessa ma ben presente, un arsenale stimato tra le 80 e le 300 testate, fuori da ogni controllo internazionale e costruito con il sostegno della Francia già negli anni Cinquanta degli Usa negli ultimi tre decenni. Tel Aviv non ha mai firmato il TNP. Nessuna ispezione, nessuna trasparenza.

La verità è che Israele sta giocando con il fuoco. E gli Stati Uniti, anche quando si sfilano formalmente, lasciano fare. In gioco non c’è solo il destino dell’Iran, ma quello di tutta la regione. Il disarmo globale è l’unico orizzonte sensato, ma nell’immediato l’urgenza è una sola: fermare Netanyahu e questa nuova guerra, prima che diventi irreversibile. Prima che trascini tutti, ancora una volta, nel baratro.

d.f.

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