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20 January 2026

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[Israele] Sul tavalo della Casa Bianca la pulizia etnica della Palestina

Avrebbero dovuto discutere di cessate il fuoco, di aiuti umanitari da far transitare urgentemente senza ammazzare civili alla disperata ricerca di acqua, riso e farina. Invece il recente incontro alla Casa Bianca tra Benjamin Netanyahu e Donald Trump ha segnato un nuovo inquietante capitolo nella gestione della crisi di Gaza. I due leader hanno parlato pubblicamente dell’ipotesi di trasferire forzatamente migliaia di palestinesi fuori dalla Striscia di Gaza, una misura che giuristi, attivisti e organizzazioni internazionali hanno definito senza mezzi termini come un progetto di pulizia etnica.

Leggi anche: [Israele] Il piano di Katz per deportare i palestinesi da Gaza

Trump e Netanyahu hanno descritto la deportazione come una “opportunità” per i palestinesi, sostenendo che chi desidera restare potrà farlo, mentre agli altri dovrebbe essere garantita la possibilità di lasciare Gaza per “un futuro migliore” in altri paesi. Una banale e posticcia retorica che maschera un piano di espulsione di massa, che viola il diritto internazionale e che, secondo la Commissione ONU, costituisce un crimine contro l’umanità.

La prima reazione giunta alle agenzie è di Navi Pillay, presidente della Commissione d’inchiesta ONU sui territori palestinesi occupati, la quale ha dichiarato che la proposta “equivale a pulizia etnica” e rappresenta una grave violazione delle convenzioni internazionali.

Human Rights Watch ha documentato come Israele abbia già messo in atto una campagna sistematica di trasferimenti forzati, con quasi due milioni di palestinesi costretti a lasciare le proprie case a Gaza.

Organizzazioni per i diritti umani e numerosi ex funzionari statunitensi hanno denunciato la complicità degli Stati Uniti, accusando Washington di sostenere politiche che destabilizzano la regione e mettono a rischio la propria sicurezza.

Ma la beffa più sprezzante riguarda la proposta di Benjamin Netanyahu, sul quale pesa un mandato d’arresto internazionale dell’Aia con l’accusa di crimini di guerra e contro l’umanità, di conferire il Nobel per la Pace al presidente Usa Trump. Il gesto risulta quantomeno servile volto a ricambiare l’alleato di Israele che appena due settimane fa ha intimato ai giudici israeliani di fermare il processo a Netanyahu.

Appellandosi al residuale buonsenso di Stoccolma Trump non chance di ricevere il Nobel.

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