In un momento in cui le bombe continuano a cadere su Gaza e migliaia di civili palestinesi subiscono una tragedia umanitaria senza precedenti, l’Italia si trova a fare i conti con una situazione profondamente insopportabile: oltre 400 soldati dell’esercito israeliano (IDF), responsabili diretti delle operazioni militari nella Striscia di Gaza, sono stati ospitati in vacanza su territorio italiano, principalmente nelle Marche e in Sardegna, in strutture di lusso perfettamente attrezzate. Questa presenza rappresenta non solo un’onta morale, ma un pericolo per la sicurezza nazionale e una manifesta complicità con un genocidio internazionale.
Secondo il reportage del Fatto Quotidiano del 7 settembre 2025, circa 200 soldati israeliani sono stati ospitati al Mangia’s Resort Curio Collections di Santa Teresa di Gallura in Sardegna, un hotel del gruppo Hilton, dove metà delle camere è stata riservata a questo gruppo. Nelle Marche, più precisamente a Porto San Giorgio in provincia di Fermo, è stato riscontrato un flusso analogo di militari israeliani in vacanza, spesso alloggiati in case private o strutture non sempre ufficialmente rese note, ma comunque sorvegliate dalla Digos. In totale, si parla di circa 400 militari presenti tra le due regioni.
Questi soldati sono sotto stretta vigilanza istituzionale italiana, perché considerati “obiettivi sensibili”, ma la loro presenza è sistematicamente tenuta nascosta alle istituzioni locali, come i sindaci, e al grande pubblico. L’intervento della polizia è volto a proteggerli da manifestazioni di protesta e a garantire la loro sicurezza. Tuttavia, questa tutela si traduce in un’imbarazzante ambiguità politica. Mentre l’Italia accoglie e si schiera in difesa dei diritti umani, protegge di fatto un gruppo di militari che, secondo numerose denunce internazionali, sono responsabili di crimini di guerra, massacri di civili e violazioni del diritto internazionale.
Il governo Meloni, attraverso dichiarazioni ufficiali, ha confermato che non vengono fornite scorte armate, ma solo una vigilanza “perché sono un target”, senza però prendere una posizione netta di condanna verso questa presenza. Tale omissione rappresenta un chiaro schiaffo alla coerenza etica e politica che dovrebbe guidare l’Italia. Ospitare chi ha attentato ai diritti umani e alla vita di migliaia di innocenti equivale a una forma di sostegno implicito e irresponsabile.
La questione non è solo di ordine morale: è soprattutto una questione di sicurezza nazionale e di sovranità democratica. Permettere a soldati coinvolti in un conflitto così controverso di avere rifugio e agio nel nostro paese crea tensioni sociali, alimenta divisioni, ed espone il territorio a rischi di infiltrazioni, spionaggio o attacchi di ritorsione. L’accoglienza di questi “ospiti” non può essere giustificata come semplice “decompressione” o vacanza post-bellica, ma va letta nel quadro di una politica estera italiana ambiguamente allineata, priva di trasparenza e di un chiaro rispetto dei diritti umani internazionali.
È un oltraggio ai palestinesi morti e ai feriti, un’offesa a chi combatte per la pace e la giustizia, e un monito decisivo affinché la società civile italiana e le istituzioni si impegnino a revocare ogni forma di solidarietà a un esercito che sta perpetuando un genocidio. Fino a quando non ci sarà una presa di posizione netta, la presenza di questi soldati rimarrà un simbolo indelebile di una complicita istituzionale e di una minaccia alla sicurezza stessa del paese.

