Un’analisi approfondita rivela come numerose istituzioni finanziarie italiane mantengano significativi legami economici con Israele attraverso investimenti diretti nel settore degli armamenti, finanziamenti alle industrie belliche e acquisti di obbligazioni governative israeliane. Questa ricerca, basata su report internazionali e dati ufficiali, documenta il coinvolgimento di almeno nove tra le principali banche e istituzioni finanziarie italiane in attività che supportano economicamente l’apparato militare israeliano e, in alcuni casi, l’espansione degli insediamenti illegali nei Territori Palestinesi Occupati.
Panorama Generale del Coinvolgimento Bancario Italiano
Il sistema bancario italiano risulta significativamente esposto verso Israele attraverso multiple modalità di finanziamento e investimento. Secondo i report internazionali analizzati, le banche italiane hanno complessivamente investito oltre 8,5 miliardi di euro in settori direttamente collegati all’industria bellica che fornisce armamenti a Israele.
Il coinvolgimento avviene principalmente attraverso tre canali: prestiti e sottoscrizioni dirette alle aziende produttrici di armamenti che vendono a Israele, investimenti azionari e obbligazionari in queste stesse società, e servizi di supporto logistico per l’esportazione di componenti militari. Inoltre, alcune banche hanno investito nei cosiddetti “war bonds”, le obbligazioni emesse dal governo israeliano specificamente per finanziare le operazioni militari dopo il 7 ottobre 2023.
Le Principali Banche Coinvolte

UniCredit: Il Maggiore Finanziatore
UniCredit emerge come la banca italiana più esposta verso il settore degli armamenti legato a Israele, con investimenti stimati in 1,6 miliardi di euro secondo il report “The companies arming Israel and their financiers” del 2024. La banca ha fornito più di 1,2 miliardi in finanziamenti e 365 milioni in sottoscrizioni alle sei maggiori aziende produttrici di armi che vendono a Israele, tra cui Boeing, General Dynamics, Lockheed Martin, RTX, Rolls-Royce e Leonardo.
UniCredit si posiziona inoltre tra le prime dieci banche europee per finanziamenti alle aziende coinvolte negli insediamenti illegali israeliani, con 3,584 milioni di dollari investiti tra il 2018 e il 2021. La banca italiana ha anche partecipato al programma Joint Strike Fighter (JSF) per la produzione degli F-35, con 4,2 milioni di euro transitati sui suoi conti nel 2023.
Intesa Sanpaolo: Innovazione Tecnologica e Investimenti Militari
Intesa Sanpaolo rappresenta il secondo istituto italiano per esposizione, con 657 milioni di euro in prestiti e sottoscrizioni alle aziende del settore armiero che forniscono a Israele. La banca ha inoltre 205 milioni di euro in azioni e obbligazioni di queste società.
Particolarmente significativo è il coinvolgimento di Intesa Sanpaolo nell’ecosistema dell’innovazione israeliano attraverso Neva SGR, la società di venture capital del gruppo. Dal 2020, Neva SGR ha investito oltre 20 milioni di euro in startup israeliane nei settori IT, Quantum Computing, Cybersecurity e Agri-Foodtech. Tra gli investimenti più rilevanti figurano Cyberint e Coro, società specializzate nella protezione dalle minacce informatiche.
La banca mantiene inoltre finanziamenti e garanzie per quasi un miliardo di euro (968,6 milioni nel 2023) per export/import di armi e pezzi di armamenti secondo la relazione ministeriale ai sensi della legge 185/90. Intesa Sanpaolo risulta anche coinvolta nel finanziamento delle colonie illegali israeliane con 2,448 milioni di dollari tra il 2018 e il 2021.
Crédit Agricole Italia: Il Colosso Francese con Radici Italiane
Crédit Agricole Italia, pur essendo controllata dal gruppo francese, rappresenta una presenza significativa nel panorama bancario italiano attraverso l’acquisizione di numerose casse di risparmio locali da Intesa Sanpaolo a partire dal 2007. Il gruppo Crédit Agricole ha contribuito con circa 5 miliardi di euro tramite prestiti e sottoscrizioni alle aziende che forniscono armi a Israele.
La controllata italiana ha gestito 4,16 milioni di euro nel programma F-35 nel 2023, mentre Crédit Agricole Corporate and Investment Bank ha fornito finanziamenti e garanzie per 522 milioni di euro nel commercio di armi. Il gruppo detiene inoltre 521 milioni di euro in azioni e obbligazioni delle aziende belliche coinvolte.
BPER Banca: I “War Bonds” Israeliani
Un caso particolarmente controverso riguarda BPER Banca, che secondo il report del centro di ricerca olandese Profundo ha investito 99 milioni di dollari nelle “obbligazioni di guerra” emesse da Israele dopo il 7 ottobre 2023. Questi titoli sono stati emessi specificamente per coprire i costi dell’offensiva militare sulla Striscia di Gaza.
BPER ha inoltre 19 milioni di euro in finanziamenti e garanzie nel settore armiero e 3,88 milioni di euro sono transitati sui suoi conti per il programma F-35 nel 2023. La banca, interpellata dai media sui suoi investimenti nei war bonds israeliani, ha scelto la strada del silenzio, dichiarando di “non essere autorizzata a rispondere”.
Banche di Investimento e Holding
Mediobanca: Finanziamenti alle Colonie Illegali
Mediobanca risulta coinvolta principalmente nel finanziamento delle colonie illegali israeliane, con 676 milioni di dollari investiti tra il 2018 e il 2021 secondo il report “Don’t Buy Into Occupation”. L’istituto di investimento milanese figura tra le istituzioni finanziarie europee che hanno rapporti economici con le aziende attivamente coinvolte nelle attività degli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati.
Exor: La Holding della Famiglia Agnelli
Exor, la holding della famiglia Agnelli, pur essendo di diritto olandese ma con “radici ben salde nel nostro Paese”, figura tra gli istituti finanziari che investono nelle aziende produttrici di armi per Israele. La holding è stata identificata nel report internazionale come uno dei soggetti che “corrono un alto rischio di facilitare gravi violazioni del diritto internazionale umanitario”.
Banche Minori e Servizi Specializzati
Banco BPM e BNL: Programmi di Armamento
Banco BPM ha contribuito con 303 milioni di euro al finanziamento delle aziende che forniscono armi a Israele e ha gestito 2,52 milioni di euro per il programma F-35 nel 2023. Banca Nazionale del Lavoro (BNL) ha invece 15 milioni di euro in finanziamenti/garanzie nel settore armiero e 547.654 euro per il programma JSF.
Entrambe le banche hanno sottoscritto protocolli di intesa con Leonardo SpA per supportare finanziariamente la catena di fornitura dell’azienda di armamenti italiana, che è tra i maggiori esportatori di armi verso Israele.
Il Caso Leonardo: La Connessione Industriale Italiana
Leonardo SpA, pur non essendo una banca, rappresenta il fulcro del complesso militare-industriale italiano e mantiene stretti legami con il sistema bancario nazionale. L’azienda, controllata al 30,2% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha una presenza industriale diretta in Israele attraverso l’acquisizione nel 2022 della società israeliana RADA Electronic Industries.
L’operazione, del valore di diversi milioni di dollari, ha portato alla creazione di DRS RADA Technologies, una società israeliana controllata da Leonardo DRS con 248 dipendenti in tre sedi israeliane. Leonardo ha continuato a fornire assistenza tecnica e pezzi di ricambio per la flotta di velivoli addestratori M-346 utilizzati dall’aeronautica israeliana, per un valore di circa 7 milioni di euro nel 2024.
Le Metodologie di Finanziamento
Prestiti e Sottoscrizioni Dirette
Il principale canale di finanziamento utilizzato dalle banche italiane consiste in prestiti diretti e sottoscrizioni alle aziende del settore degli armamenti. Secondo i report internazionali, negli ultimi quattro anni le banche europee, incluse quelle italiane, hanno fornito 36,1 miliardi di euro in prestiti e sottoscrizioni alle sei grandi aziende produttrici di armi che vendono a Israele.
Investimenti Azionari e Obbligazionari
Il secondo meccanismo riguarda gli investimenti in azioni e obbligazioni delle società belliche. Le istituzioni finanziarie europee detengono complessivamente 26 miliardi di euro in partecipazioni azionarie e obbligazionarie delle aziende coinvolte. Intesa Sanpaolo, ad esempio, detiene 205 milioni di euro in questo tipo di investimenti.
Servizi di Supporto all’Export
Un terzo canale coinvolge i servizi di supporto logistico per l’esportazione di armamenti. Diverse banche italiane facilitano il transito di milioni di euro derivanti dalle esportazioni di componenti per sistemi d’arma come gli F-35, fornendo servizi bancari essenziali per queste operazioni commerciali.
War Bonds: Le Obbligazioni di Guerra
L’aspetto più controverso riguarda l’acquisto di “war bonds”, le obbligazioni governative israeliane emesse specificamente per finanziare le operazioni militari. Tra ottobre 2023 e gennaio 2025, Israele ha emesso 19,4 miliardi di dollari in obbligazioni sovrane, sottoscritte da sette banche d’investimento internazionali. BPER Banca risulta l’unico istituto italiano identificato in questo meccanismo con 99 milioni di dollari investiti.
Il Supporto alle Colonie Illegali
Finanziamenti alle Infrastrutture Coloniali
Particolarmente grave è il coinvolgimento di alcune banche italiane nel finanziamento delle colonie illegali israeliane nei Territori Palestinesi Occupati. Secondo il report “Don’t Buy Into Occupation”, tra il 2018 e il 2021, 672 istituzioni finanziarie europee hanno fornito 114 miliardi di dollari a cinquanta aziende coinvolte nelle attività degli insediamenti.
UniCredit figura tra le prime dieci banche europee con 3,584 milioni di dollari, seguita da Intesa Sanpaolo con 2,448 milioni e Mediobanca con 676 milioni. Questi fondi hanno supportato la costruzione di infrastrutture coloniali, l’acquisizione di equipaggiamenti per demolire case palestinesi, e lo sviluppo di sistemi di controllo della popolazione civile palestinese.
Violazioni del Diritto Internazionale
Gli insediamenti israeliani nei territori occupati nel 1967 sono considerati illegali secondo il diritto internazionale e costituiscono una violazione della Convenzione di Ginevra. La Corte Penale Internazionale li ha classificati come crimini di guerra ai sensi dello Statuto di Roma. Nonostante ciò, le banche italiane continuano a fornire “l’ossigeno economico” necessario per l’espansione di questi insediamenti.
L’Impatto del Movimento BDS
Campagne di Boicottaggio
Il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions) ha identificato diverse banche italiane come obiettivi delle proprie campagne di pressione economica. BDS Italia ha definito specifici obiettivi di boicottaggio che includono anche alcune delle istituzioni finanziarie coinvolte nel finanziamento dell’occupazione israeliana.
Il movimento ha ottenuto alcuni successi a livello internazionale, come il disinvestimento del colosso finanziario francese AXA dalle banche israeliane accusate di sostenere gli insediamenti illegali. Tuttavia, il coinvolgimento delle banche italiane rimane sostanzialmente immutato.
Pressioni della Società Civile
Diverse organizzazioni della società civile italiana hanno avviato campagne di sensibilizzazione per spingere i cittadini a cambiare banca qualora la propria fosse coinvolta nel finanziamento dell’occupazione israeliana. A Faenza, alcuni comitati pacifisti hanno chiesto di rimuovere Crédit Agricole Italia dai soci della Fondazione MIC Museo Internazionale Ceramiche, insignito del titolo “Monumento messaggero di una cultura di pace-UNESCO”.
Il Progetto ZeroArmi: Trasparenza e Accountability
Un Nuovo Strumento di Monitoraggio
Nel 2025 è stato lanciato il progetto “ZeroArmi”, il primo strumento italiano per valutare l’esposizione bancaria verso l’industria delle armi. L’iniziativa, frutto della collaborazione tra Fondazione Finanza Etica e Rete Italiana Pace e Disarmo, ha analizzato le nove principali banche italiane attraverso una matrice di indicatori che considerano finanziamenti diretti, partecipazioni azionarie e supporto logistico all’export di armamenti.
Il progetto ha rivelato “differenze significative tra le banche italiane” in termini di trasparenza e coinvolgimento nel settore bellico. Intesa Sanpaolo e UniCredit risultano più esposte, con punteggi che riflettono un coinvolgimento significativo nell’industria militare. Al contrario, Banca Etica registra un coinvolgimento nullo.
Raccomandazioni per la Trasparenza
ZeroArmi ha formulato quattro raccomandazioni principali: promuovere la trasparenza rendendo pubblici i dati sui finanziamenti militari, definire policy restrittive per escludere il supporto alle industrie controverse, favorire il disinvestimento verso settori a impatto sociale positivo, e coinvolgere i risparmiatori per favorire scelte consapevoli.
Responsabilità Internazionale
Il coinvolgimento delle banche italiane nel finanziamento dell’apparato militare israeliano e delle colonie illegali solleva questioni di responsabilità internazionale. Secondo il rapporto della Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese, le istituzioni finanziarie che sostengono economicamente l’occupazione israeliana “corrono il rischio di aver contribuito a violazioni dei diritti umani su larga scala”.
Il rapporto “From Economy of Occupation to Economy of Genocide” identifica oltre 1000 aziende e istituzioni finanziarie che hanno sostenuto quello che viene definito come “l’economia del genocidio” palestinese. Tra queste figurano banche europee, incluse quelle italiane, che attraverso i loro investimenti hanno contribuito a finanziare operazioni militari considerate crimini internazionali.
Obblighi di Due Diligence
Le linee guida dell’OCSE sulla due diligence finanziaria impongono alle istituzioni finanziarie di valutare i rischi legati ai diritti umani nei loro investimenti. Tuttavia, la maggior parte delle banche italiane coinvolte non sembra aver implementato meccanismi efficaci per prevenire il finanziamento di violazioni del diritto internazionale.
Prospettive Future e Raccomandazioni
Necessità di Maggiore Trasparenza
L’analisi condotta evidenzia la necessità urgente di maggiore trasparenza da parte del sistema bancario italiano riguardo ai propri investimenti nel settore militare. Le banche dovrebbero rendere pubblici i dati relativi ai finanziamenti alle industrie belliche e adottare policy restrittive per escludere il supporto a industrie coinvolte in violazioni dei diritti umani.
Ruolo dei Risparmiatori
I cittadini italiani possono esercitare pressione attraverso scelte di risparmio consapevoli, orientandosi verso istituti che adottano criteri etici nei loro investimenti. Il progetto ZeroArmi rappresenta uno strumento importante per permettere ai risparmiatori di valutare l’impatto delle proprie scelte finanziarie.

