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14 July 2026

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[Libano] Come Hezbollah sopravvive all’omicidio di Nasrallah

In un dettagliato reportage pubblicato da L’Orient-Le Jour  a firma di Nemtala Eddé, Salah Hijazi e Malek Jadah si narra della faticosa riorganizzazione del partito e milizia libanese  Hezbollah dopo l’omicidio del segretario generale Nasrallah. L’inchiesta ricostruisce una fase storica segnata da sangue, mutamenti e perdita di potere per una delle organizzazioni più influenti della regione.

Il 10 ottobre 2024, nel tardo pomeriggio, una violenta esplosione scuote Beirut. Due bombe sganciate da Israele distruggono il quartiere di Basta e fanno almeno 22 vittime civili. L’obiettivo sembra essere Wafic Safa, responsabile della sicurezza e delle relazioni di Hezbollah, protagonista chiave negli equilibri interni del partito. Safa sopravvive miracolosamente all’attacco, ma la sua figura risulterà profondamente indebolita, come racconta il giornale libanese.

Quasi un anno dopo, la testata documenta la sua rara apparizione pubblica durante la commemorazione dell’assassinio di Hassan Nasrallah, storico leader di Hezbollah. La scelta della presenza ha sfumature provocatorie: le autorità avevano vietato ai militanti di illuminare la celebre Grotte aux pigeons con l’effigie del “signore dei martiri”. Il Safa di oggi, sottolinea il reportage, è solo l’ombra dell’uomo potente di un tempo… proprio come il partito che rappresenta.

Nell’indagine del quotidiano emergono nuovi scenari interni: il Libano prova a riaffermare il controllo sulla sicurezza nazionale e non riconosce più i lasciapassare rilasciati da Safa ai miliziani. Il giudice Tarek Bitar, mai così determinato, continua l’inchiesta sull’esplosione al porto del 2020 con il sostegno di uno Stato deciso a limitare l’immunità storica del partito sciita. L’isolamento cresce, gran parte degli ex alleati del “Partito di Dio” ora sostiene il disarmo delle milizie.

Il reportage si interroga allora: chi comanda davvero il nuovo Hezbollah? Secondo le fonti raccolte, la leadership oggi sarebbe retta da Naïm Kassem (segretario generale), Mohammad Raad (capo del blocco parlamentare) e due ex ministri, Mahmoud Comati e Mohammad Fneich, mentre figure tradizionali e dogmatiche come Ibrahim Amine el-Sayed perdono rilievo. La struttura organizzativa si “libanizza”, ma il legame con l’Iran resta fortissimo, anzi si accentua, abbracciando l’eredità di ex membri del movimento iracheno al-Daawa e consolidando la linea imposta dal commando teocratico di Teheran.

L’articolo sottolinea come sia in corso una profonda centralizzazione delle strutture mediatiche e decisionali: la parola ufficiale e la propaganda del partito vengono ora gestite direttamente dal Consiglio della Shura, organo ristretto che riflette la nuova necessità di controllo dopo le dolorose perdite.

Sul piano geopolitico il lavoro evidenzia la pressione crescente degli Stati Uniti e l’influenza di Nabih Berry (presidente del Parlamento e leader di Amal), che spinge Hezbollah verso una più marcata “libanità” e verso aperture istituzionali difficili da digerire. Tuttavia, il dossier nucleare iraniano e l’inasprirsi delle tensioni regionali tengono la formazione nella morsa dell’ambivalenza tra resistenza e sopravvivenza.

Sul fronte finanziario, la crisi di liquidità – tra taglio dei salari, pochi aiuti sociali e riduzione della generosità verso la base – rischia di minare anche la coesione interna. Mentre Washington indaga sulle reti di finanziamento internazionale, Hezbollah cerca nuove strade tra Iraq, Africa e traffici clandestini, alle prese con una Siria meno “accogliente” per i traffici dopo il recente cambio di potere.

Infine, il reportage chiude con la riconfigurazione della strategia militare: Hezbollah, costretto a ridimensionare arsenali e sogni regionali, punta sempre più su droni, guerriglia e una struttura più snella e segreta rispetto al passato. Le voci interne, raccolte dall’inchiesta, raccontano della sospensione di piani “offensivi” su larga scala e di ambizioni radicalmente ridotte rispetto agli anni d’oro.

Così, l’inchiesta pubblicata da L’Orient-Le Jour porta alla luce il travaglio di una forza che ha costruito il proprio mito sul sangue e la disciplina e che oggi si trova ad affrontare la sfida più difficile: quella della sopravvivenza in un panorama geopolitico e nazionale attraversato da nuove e vecchie crisi.

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