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Gerusalemme
11 July 2026

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Regno Unito] Il boia e il socio, come Londra finanzia con il commercio la pena di morte contro i palestinesi

Undici tra le principali organizzazioni umanitarie e per i diritti umani del Regno Unito,  tra cui Human Rights Watch, Oxfam,...

[Israele] Una mezza anguria sulle scarpe fa tremare l’opinione pubblica israrliana

Ci voleva poco. Pochissimo. Un simbolo dipinto sulle scarpe, una mezza anguria, i colori della bandiera palestinesem e la scritta...

[Libano] Gli Usa fanno evaquare i diplomatici non essenziali, venti di guerra su Teheran e Beirut

Il 23 febbraio 2026, in poche ore, decine di diplomatici americani hanno lasciato l’ambasciata degli Stati Uniti a Beirut, imbarcandosi sull’aeroporto internazionale Rafic Hariri con bagagli essenziali e destinazione ignota. Il Dipartimento di Stato ha definito la mossa una “misura temporanea di precauzione”, ma il gesto ha avuto l’effetto immediato di un segnale d’allarme lanciato a tutta la regione. Non si tratta di una chiusura dell’ambasciata, hanno precisato funzionari americani, ma di un ritiro del personale non essenziale — circa quaranta-cinquanta persone — in attesa di capire come evolverà la crisi tra Washington e Teheran. La decisione è arrivata in parallelo con gli appelli di diversi paesi — tra cui Germania, Svezia e Canada — ai propri cittadini presenti in Iran a lasciare il paese al più presto, preferibilmente via terra verso Turchia o Armenia. Mosso dalla stessa logica di protezione preventiva, il ritiro da Beirut parla chiaro: il Libano, con la sua ambasciata americana e la sua fragilità strutturale, è considerato un possibile fronte secondario di una guerra che non è ancora scoppiata, ma che sembra sempre più vicina.

Il contesto in cui matura questa decisione è tutt’altro che neutro. Israele ha moltiplicato i raid sul territorio libanese nelle settimane precedenti — il 19 febbraio sul campo palestinese di Ain al-Helweh, il 21 febbraio contro posizioni del Hezbollah nel sud del paese — e il ministro Katz aveva già dichiarato che “Israele continuerà ad agire contro chi la minaccia”. Nel frattempo, nel Mediterraneo orientale, i movimenti del portaerei USS Gerald Ford aggiungono concretezza militare a quello che finora è stato soprattutto un braccio di ferro diplomatico e atomico. Per il Libano, paese che ha già pagato un prezzo altissimo nei conflitti altrui, la partenza dei diplomatici americani riapre una domanda che Beirut conosce bene e teme sempre: fino a dove può spingersi una crisi che non l’ha scelta, ma che rischia di travolgerla?

[Palestina] L’annessione silenziosa della Cinsgiordania che smantella Oslo e cancella i palestinesi dalla terra

Oslo, un’architettura in demolizione Gli accordi di Oslo del 1994, che avrebbero dovuto garantire all’Autorità Palestinese margini di autogoverno nelle…

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[Gaza] Cosa raccontano le ferite

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