Mentre i cannoni continuano a tuonare sul Libano meridionale, Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato all’IDF di colpire obiettivi di Hezbollah nel quartiere della Dahiyeh a Beirut, motivando la decisione con le presunte ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte della milizia sciita e con gli attacchi contro città e civili israeliani. Il ministro dell’Istruzione Yoav Kisch ha intanto dichiarato senza mezzi termini che “al nord non c’è nessun cessate il fuoco, c’è la guerra”, aggiungendo che Israele non ha ancora ottenuto la vittoria contro Hamas, Hezbollah o l’Iran. Kisch ha inoltre ribadito l’impegno israeliano a impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari, anche in assenza di un’azione americana: “Se gli Stati Uniti non agiscono per impedirlo, siamo obbligati a farlo noi”. L’opposizione israeliana ha criticato duramente la scelta: Yair Golan, leader dei Democratici, ha accusato Netanyahu di escalare il conflitto “senza obiettivo politico, senza strategia d’uscita e senza un orizzonte” per la sicurezza del nord del paese. Sul fronte diplomatico, l’Iran ha accusato Washington di aver violato il cessate il fuoco con recenti azioni militari, che avrebbero spinto Teheran a colpire le posizioni da cui era partito l’attacco statunitense.
L’avanzata oltre il Zahrani
Sul terreno libanese, dopo aver issato la propria bandiera sulle rovine del castello di Beaufort al termine di una notte di combattimenti, l’esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione per tutti gli abitanti a sud del fiume Zahrani, segnando una nuova escalation contro Hezbollah. L’ordine rientra in un’operazione su larga scala a Chebaa e Wadi Slouki, approvata da Netanyahu e dal capo di stato maggiore Eyal Zamir. Il Zahrani scorre dalle alture di Jezzine fino al Mediterraneo, a circa 40 chilometri dal confine con Israele, rendendo la nuova zona di “controllo operativo” israeliana ben più estesa dei 600 km² già occupati. Un’escalation che il presidente francese Emmanuel Macron ha definito “ingiustificabile”, mentre Parigi ha chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Sequenza infernale al Sud
L’ordine di evacuazione ha scatenato una sequenza drammatica per i residenti del Libano meridionale e della Bekaa. Diverse località, tra cui Bourj Chemali, Arzay, Loubié e Sarafand, hanno ricevuto intimazioni israeliane di evacuazione immediata, mentre i bombardamenti hanno portato il bilancio complessivo a 3.412 morti e 10.269 feriti. A Tiro, un attacco vicino all’ospedale Hiram ha ferito tredici persone. Hezbollah ha risposto con una decina di attacchi, inclusi due proiettili verso il castello di Beaufort. L’esercito israeliano ha confermato la morte di un venticinquesimo soldato ucciso da un drone del partito-milizia. Il presidente del Parlamento Nabih Berry ha garantito l’impegno della resistenza per un cessate il fuoco, chiedendo però chi avrebbe costretto Israele a fermare la propria aggressione. Nonostante i negoziati diretti avviati dal 17 aprile, tutto lascia presagire che l’allargamento dell’offensiva sia solo l’inizio.

